807° Anniversario della Fondazione di Millesimo: difendiamo la bellezza

il 12 novembre 2013 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Il restauro dell’antica Pieve di Santa Maria extra muros come esempio di recupero della bellezza, nell’ambito della iniziativa nazionale a sostegno della proposta di legge sulla bellezza proposta da Legambiente e sostenute dai “Borghi più Belli d’Italia”

Questo luogo, piuttosto che tante parole, suggerirebbe silenzio, meditazione. Ma vale la pena davvero, con le nostre parole, dare un riconoscimento a chi ha curato e a chi ha raccontato la cura di questa meraviglia, che è costata fatica, attenzione, in fasi diverse, con qualche errore, talvolta, come stato ricordato. Un lavoro che non solo ha riportato alla luce le testimonianze di un passato molto antico, ma le ha rimesse a disposizione della vita collettiva di questa comunità: una bellezza tornata a disposizione di tutti.
La bellezza nel paesaggio italiano, nell’ambiente e nella qualità architettonica e urbanistica è argomento di una proposta di legge, ispirata da Legambiente e presentata alla Camera da un gruppo di deputati: questo testimonia l’attenzione, certo non ancora sufficiente, che cresce nelle istituzioni verso la necessità di rafforzare gli strumenti per tutelare e valorizzare una delle nostre risorse più preziose, frutto dell’incontro tra natura ed azione dell’uomo, anzi degli uomini e delle donne: il paesaggio, la creatività, i saperi artigianali, la cultura, le tradizioni, la qualità della vita, qualità ambientali ed umane insieme.
Non mi soffermerò tanto sul contenuto in senso stretto della proposta di legge, che prevede il riconoscimento della bellezza come patrimonio nazionale, linee guida per il Governo ai fini della tutela e valorizzazione del paesaggio e contenimento del consumo del suolo, procedure di concorso di progettazione o concorso di idee per opere pubbliche di particolare rilevanza, politiche per la repressione dell’abusivismo, lo strumento del “dibattito pubblico” per l’approvazione di infrastrutture di interesse nazionale, ecc.
Si tratta di orientare le procedure di ogni genere sempre più verso scelte di qualità. Con un approccio chiaro: non mettere in contrapposizione la conservazione delle bellezze naturali, artistiche e storiche con le necessità di sviluppo economico: da un lato puntando proprio sulla valorizzazione di quelle bellezze a fini turistici, dall’altro intervento su ciò che bello non è, per sanare le ferite che nel territorio sono state prodotte. Oggi, per fare un esempio, l’edilizia è in crisi; la riprsa di questo settore non può basarsi su una nuova espansione, soprattutto in terre come la Liguria, ma sul riuso e sulla riqualificazione di ciò che è già costruito.
Un Paese “si può permettere” di dare valore alla bellezza sa riesce a trovare un proprio equilibrio, una condizione di benessere sociale.
Occorre anche fare i conti con il rapporto tra interesse generale, beni pubblici, e risorse private, trovando non semplicemente punti di mediazione bassi, ma terreni di comune convenienza che facciano fare passi in avanti.
Una ripresa dell’economia in Italia, in generale, può avvenire solo se si punta sulla qualità, qualità dei prodotti, dei sistemi di produzione, dei servizi, della vita collettiva.
Una “via bassa”, basata sulla pura riduzione di costi e dei diritti del lavoratore o del cittadino, del consumatore, ci allontana dai Paesi più avanzati, non ci permette comunque di competere con le aree emergenti, mortifica una quantità di fattori che possono invece esprimersi ed essere messi in valore in un approccio diverso e positivo alla crescita economica: saperi, competenze, bellezze.
Nessuna idea di regressione “bucolica”, di decrescita, insomma, ma una prospettiva di sviluppo sostenibile sia sul piano ambientale che su quello sociale.
Vedremo quale iter potrà seguire la proposta di legge; in ogni caso, quello spirito dovrà e potrà informare l’insieme delle scelte di politica economica ed amministrative.
Nella legge di stabilità c’è troppo poco, ad esempio, per la difesa del suolo e lavoreremo in Parlamento per correggere questo punto. D’altra parte, lo sblocco almeno parziale del patto di stabilità interno, per un miliardo di euro, è finalizzato proprio a consentire ai Comuni che hanno risorse e non le potevano spendere, di farlo proprio nella direzione della protezione dal rischio idrogeologico, della manutenzione della piccola viabilità e delle scuole, per le quali altri provvedimenti hanno già previsto nuovi investimenti. Una cultura della bellezza non può che partire dalla scuola, per troppi anni penalizzata da tagli ai finanziamenti e da un disinvestimento politico, prima ancora che economico: in questi mesi si è provato ad invertire, pur di poco, questo trend, destinando un po’ di risorse al diritto allo studio ed al rafforzamento ed innovazione degli strumenti della didattica, ad interventi di sostegno alle istituzioni culturali, ecc. È un passo anche questo in una direzione giusta.
Siamo ancora in una situazione difficile, per vincoli che ci arrivano dall’esterno, da una politica rigorista dell’Unione Europea, che va modificata con un’azione autorevole da parte del governo, e per mali antichi tutti nostri: debito pubblico, una macchina burocratica che blocca tutto quel che può, rendite e corporazioni che tengono i giovani e molte energie positive ai margini, debolezze del sistema delle imprese, infiltrazioni della criminalità organizzata. E ci sono ingiustizie e diseguaglianze che non sono solo eticamente insopportabili, ma anche inefficienti sul piano economico: se la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi, distribuita in modo diseguale, fasce ampie di popolazione non hanno risorse sufficienti per acquistare quel che serve, e così chi vende vende meno, chi produce produce meno, con un avvitamento tra redditi insufficienti, crisi dei consumi, mancanza di occasioni di lavoro che brucia risorse umane professionali e culturali, brucia fiducia e speranze.
Siamo in una fase politica difficile e contraddittoria, con un governo di emergenza e di compromesso tra forze diverse, e a termine. Eppure, anche da questa stagione abbiamo il dovere di trarre il buono possibile, con la coscienza dei limiti e dei vincoli, ma con la consapevolezza che occorre dare il senso di una prospettiva possibile, che non tutto è perduto, che possiamo puntare su risorse preziose, naturali, storiche, umane e culturali.
Per farlo, occorrono cambiamenti radicali, nella politica e nel funzionamento delle istituzioni, che non sono a disposizione di questa stagione, ma anche in questa stagione dobbiamo produrre il massimo di risultati possibili, chiamando ciascuno alle proprie responsabilità: politica ed imprese, apparati pubblici e società organizzata.
E dunque, realismo e voglia di futuro devono poter stare insieme.
Oggi abbiamo parlato di un presente ed un futuro che si nutrono della bellezza, dell’ ingegno e della fatica di tanti secoli fa. La piccola dimensione, la dimensione del “borgo”, ha limiti e problemi, ma una possibilità “speciale” di dare senso al vivere, allo stare insieme, al godersi cose belle; non significa isolamento, i borghi sono nodi e maglie di una rete che attraversa i confini, come anche qui è stato ricordato.

Qui la Proposta di Legge: Disposizioni per la tutela e la valorizzazione della bellezza nel paesaggio
italiano, nell’ambiente e nella qualità architettonica e urbanistica

Proposta di Legge

Comune di Millesimo – 9 novembre 2013


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