Abolizione della Fornero!!! A che punto siamo?

il 10 agosto 2018 | in Articoli | da Anna Giacobbe

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Tra anticipazioni e smentite, si profilano i contenuti concreti degli interventi che saranno inseriti nella legge di Bilancio. Per quanto riguarda la previdenza, l’unico punto confermato pare essere questo: quota 100 (somma tra età anagrafica e anzianità contributiva), con minimo 64 anni di età, e non più di due anni di contributi figurativi. Anticipazione non smentita.

Non è chiaro se verrà prorogata l’”Ape sociale”. E non è un dettaglio.
Viene dato per scontato il rinvio della cosiddetta “quota 41”, che “quota” non è, e non sono nemmeno 41, perché tutti ormai scrivono 41 e mezzo, (e nessuno smentisce).
Come al solito, è bene attendere i testi dei provvedimenti, ma si possono già fare un po’ di considerazioni.

I destinatari dell’unico intervento previsto con qualche certezza sono persone che hanno avuto carriere sostanzialmente stabili, prevalentemente uomini, che non hanno cominciato a lavorare tanto presto (64 anni per loro sarebbero tanti), con pochi contributi figurativi.
Vale la pena ricordare a quali eventi siano legati i contributi figurativi:
(dal sito INPS)
• servizio militare;
• malattia e infortunio;
• assenza dal lavoro per donazione sangue;
• congedo per maternità durante il rapporto di lavoro (ex astensione obbligatoria per gravidanza e puerperio);
• maternità al di fuori del rapporto di lavoro corrispondente al congedo per maternità;
• congedo parentale durante il rapporto di lavoro (ex assenza facoltativa post partum);
• riposi giornalieri (ex per messi per allattamento);
• assenze dal lavoro per malattia del bambino;
• congedo per gravi motivi familiari;
• permesso retribuito ai sensi della Legge 104/92 (handicap grave);
• congedo straordinario ai sensi della Legge 388/2000 (handicap grave);
• periodi di aspettativa per lo svolgimento di funzioni pubbliche elettive o per l’assunzione di cariche sindacali.
• cassa integrazione guadagni straordinaria;
• contratto di solidarietà;
• lavori socialmente utili
• indennità di mobilità;
• indennità di disoccupazione;
• assistenza antitubercolare a carico dell’Inps.

E dunque, tante donne e tanti lavoratori che hanno vissuto crisi aziendali e interruzioni del lavoro, saranno tra gli esclusi.
E’ anche così che si fanno tornare i conti. Complimenti!

Se non dovesse essere confermata l’Ape sociale le cose andrebbero anche peggio, per alcuni ed alcune sarebbero davvero tragiche: con “Ape sociale” un disoccupato o una persona che assiste un figlio disabile grave, ad esempio, può avere un reddito -pari alla pensione, sino a 1500 euro mensili- a “quota 93”, una donna a “quota 91” se ha due figli.
Per fortuna è già una norma a regime (e c’è da augurarsi che non venga toccata) la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi per i lavoratori precoci che sono disoccupati o fanno lavori gravosi o hanno familiari con gravi disabilità, o hanno una invalidità del 74% o più.

Ci sono poi le “pensioni d’oro”: e qui abbiamo i testi.
Dopo le dichiarazioni del prof. Brambilla sulla possibilità che il taglio delle pensioni (da 2000 euro mensili lordi in su diceva lui) avvenisse con un contributo di solidarietà anziché con il ricalcolo contributivo, le forze politiche di governo sembrano avere trovato una intesa, con la proposta di legge D’Uva-Molinari depositata il 6 agosto “Disposizioni per favorire l’equità del sistema previdenziale attraverso il ricalcolo, secondo il metodo contributivo, dei trattamenti pensionistici superiori a 4.000 euro mensili” (1071), titolo che, intanto, non corrisponde al contenuto (cominciamo bene). Ma ci sarà modo di tornare sull’argomento.


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