Accorpamento porti di Savona e Genova: meglio un coordinamento

il 15 aprile 2014 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Più se ne discute, più me ne convinco: questa storia dell’accorpamento dell’Autorità portuale di Savona a quella di Genova non funziona, è un progetto che può essere confutato, con molti buoni argomenti e con la volontà di costruire invece un coordinamento ed una sinergia positiva tra i porti liguri e i nostri diversi territori. Per realizzare un’integrazione vera, a partire da condizioni di pari dignità tra i porti liguri, è necessario mettere in discussione i criteri su cui si fondano le proposte in campo a livello nazionale, che assegnano a Savona un “rango “ di seconda categoria.
Abbiamo bisogno, in Liguria e nel Paese, di discutere e decidere davvero come fare della portualità e di “una rete integrata di offerta di trasporto”, per citare il documento nazionale del Pd, un fattore strategico del futuro dell’economia nazionale ed europea.
La discussione nazionale ha finito invece per concentrarsi su una razionalizzazione del sistema di governo dei porti, fatta “sulla carta”, burocratica e discutibile, esposta alle altrettanto discutibili difese dell’esistente “a prescindere”.
Guardiamo alla sostanza, invece: il porto di Savona-Vado ha una dimensione operativa, per quantità e tipo di merci movimentate, non solo paragonabile, ma in diversi casi superiore, ad altri porti che sono destinati a mantenere una propria autonomia; ha dimostrato di avere una propria funzione concreta, una buona efficienza, ha fondali e collegamenti a terra assolutamente competitivi, ha prospettive di crescita con opere già in fase avanzata di realizzazione. E’ un porto che ha una propria complessità ed anche una dimensione sovracomunale.
Non un porto piccolo e inefficiente, o semplicemente una fila di banchine da dare in concessione.
Se vogliamo che le attività portuali si sviluppino e producano ricchezza e lavoro è essenziale che le comunità che stanno alle spalle di quelle banchine siano pienamente coinvolte, responsabilizzate e coscienti dell’utilità del “senso” di quella presenza, pena viverla solo come una servitù e, alla prima occasione, mettersi “di traverso”.
L’autorità di governo del porto non deve tenere insieme una riga di moli, più o meno vicini tra di loro, ma governare, insieme agli enti locali, il rapporto tra queste attività, il sistema economico che ruota intorno ad esse, la programmazione urbanistica.
I porti liguri hanno problemi, certo: l’incorporazione di Savona in Genova in che cosa aiuterebbe a risolverli? Altra cosa è costruire accordi per fare insieme una serie di cose in modo più efficiente e meno costoso, affrontare in modo coordinato il tema delle infrastrutture a terra, delle modalità di attirare traffici, per fare della concorrenza e del mercato un fattore di dinamismo per tutte le realtà e non una giungla senza regole in cui “mors tua vita mea”.
Non servono sovrastrutture di coordinamento, ma una forte volontà politica, in un quadro nazionale di governo del sistema portuale ed infrastrutturale, ed un ruolo delle istituzioni che ci sono, a partire dalla Regione


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