Alla manifestazione dei balneari a Roma

il 17 febbraio 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Oggi le associazioni delle imprese balneari hanno manifestato a Roma. Sono andata lì, insieme ad altro colleghi del Pd, per testimoniare l’attenzione e l’impegno del nostro gruppo per dare sicurezza e prospettiva a quelle impresse, a chi ci lavora, a quel settore economico. Ho ascoltato volentieri l’intervento di Riccardo Borgo che ha espresso le ragioni della categoria e le sue richieste.
Penso che ciascuno debba fare il proprio lavoro, esercitare il proprio ruolo. Quando organizzavo manifestazioni sindacali mi faceva piacere che i rappresenti delle istituzioni e delle forze politiche esprimessero vicinanza o condivisione per le nostre istanze; ho oggi la stessa allergia di allora per le “passerelle dei politici”, invece.
In questi anni, dalle tante cose che ci siamo detti sull’argomento, associazioni, parlamentari, governo, non sono venute le scelte conseguenti; anche perché resistenze soggettive e vincoli oggettivi nelle istituzioni e nelle burocrazie comunitarie sono stati forti. D’altra parte, la scelta di affrontare davvero un riforma dei canoni, che per una parte non sarebbe stata vantaggiosa, non è stata assunta con convinzione sufficiente dalla categoria.
Siamo ad un punto delicato della vicenda che riguarda le concessioni di aree demaniali a quelle imprese e alle loro attività. La crisi e l’incertezza per l’avvenire hanno colpito anche questo settore: la difesa di quelle imprese, della possibilità di dare lavoro e creare ricchezza, è un nostro dovere; così come lo è valorizzare il patrimonio pubblico sul quale quelle imprese operano, recuperare abusi e tutelare ambiente e paesaggio.
Difenderemo bene le imprese e il loro futuro se faremo bene il NOSTRO mestiere, se convinceremo gli altri cittadini della bontà delle loro ragioni perché renderemo chiaro che quello che si fa è nell’interesse di tutti.
Nel passato, insieme ad un ruolo importante nella creazione del benessere delle regioni costiere, nel settore ci sono anche cose negative: l’idea di avere una rendita di posizione; molti ma non tutti pagavano regolarmente le tasse; ci sono zone nelle quali i canoni sono troppo bassi (ma altre in cui la differenza tra caso e caso, tra chi paga poco e chi paga troppo, grida vendetta): tutto questo potrebbe creare attorno alla categoria un certo isolamento. Sarebbe profondamente sbagliato: molto è stato fatto per fare crescere quelle imprese, per farlo in modo innovativo, spesso valorizzando, e non certo depredando, il bene pubblico.
E dunque oggi non si tratta solo di fare i conti con le normative europee, ma di trovare soluzioni percorribili per dare futuro e solidità alle imprese che investono, che danno e prendono il giusto dalla collettività e dallo Stato. In questo caso, c’è anche di mezzo qualcosa che non appartiene a nessuno, neppure alle istituzioni, ma che per tutti rappresenta un vincolo e un dovere: la tutela delle nostre coste; molti enti locali e molti operatori sono impegnati in questo sforzo, e vanno sostenuti di più.
Il nostro Governo, e il Parlamento insieme, deve fare scelte chiare, che tutelino e diano certezze alle imprese, che valorizzino il lavoro e la sua qualità. Abbiamo ritardi, che vanno riconosciuti onestamente.
Non ci si deve piegare alle interpretazioni burocratiche “dell’Europa”, ma occorre fare i conti con i vincoli che pure ci sono. Dire che si può fare “tutto” non aiuta a trovare la soluzione.
Sono le cose che penso, e che dico sempre sia agli operatori del settore, sia a tutti gli altri che mi chiedono conto.
Sono in corso incontri e approfondimenti, tra parlamentari, con gli esponenti del Governo. E’ un lavoro che voglio di nuovo seguire da vicino; e in questo modo, con queste motivazioni. Cercherò di dare conto delle questioni di sostanza e delle concrete prospetti di soluzione che via via sapremo costruire.


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