Ape sociale e lavoratori Precoci: i dati sulle domande

il 15 marzo 2019 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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I dati forniti dall’INPS sulle domande di Ape sociale e anticipo del pensionamento per i Lavoratori Precoci sono molto interessati, e  aiutano a capire anche perché quelle misure non siano state vissute, per quello che avrebbero potuto essere, e cioè una risposta vera, per quanto parziale, ai problemi delle persone “incagliate” nelle norme rigide e pesanti della Legge Fornero, e perché non abbiano rappresentato, nel comune sentire, un primo passo per mettere in discussione le parti più penalizzanti ed ingiuste di quell’impianto. Troppe domande respinte; troppi denari non spesi, di quelli che erano previsti.
Inoltre si conferma che neppure Ape sociale è per le donne una soluzione sufficiente.

Le domande presentate negli 2017-2018 sono state 96.946, di cui solo 43.069 accolte (44,42%).

Il numero maggiore di domande è quello di lavoratori disoccupati (63.189) domande di cui accolte solamente il 42,07%; le domande accolte dei lavoratori con mansioni gravose sono state il 30,94% del totale (12.925)

Solo 32.040 le domande inoltrate da donne, una su tre.

Nel biennio 2017-2018 per l’Ape sociale erano previsti stanziamenti pari a 930.000.000 euro: ne sono stati utilizzati 566.077.253,89

Per quanto riguarda invece i Precoci, le domande presentate sono state 74.487, di cui solamente 29.458 accolte (39,54%); quelle presentate dalle donne sono state 11.879, solo il 15,94% del totale

Come nel caso dell’Ape social, i dati relativi agli oneri stanziati e quelli effettivamente utilizzati, evidenziano un mancato utilizzo di risorse nel biennio 2017-2018 di 464.885.144,27 euro, rispetto ai 924.400.000,00 euro stanziati: le risorse utilizzate sono state dunque meno della metà di quelle disponibili

Complessivamente, tra ape sociale e precoci, la percentuale di accolte sul totale delle presentate è passato dal 337,8% del 2017 al 46,5% del 2018, ma è rimasto comunque molto basso.

Come ha dichiarato Roberto Ghiselli, della segreteria nazionale della Cgil, “il monitoraggio dell’Inps supporta le richieste che il sindacato ha rivolto al Governo, finalizzate all’ampliamento della platea dei lavori gravosi, e alla riduzione dei vincoli d’accesso e dei requisiti contributivi per accedere a questi strumenti (che oggi sono di 30 anni per disoccupati e familiari di disabili gravi e 36 anni per i lavori gravosi). Vi sono ampi margini finanziari per operare in tal senso, soprattutto perché ben 828 milioni relativi al biennio passato non sono stati utilizzati”.

Per quanto riguarda la Liguria, non sono stati resi disponibili i dati regionali relativi al 2018.

Per il 2017 si può fare riferimento al monitoraggio precedente (5 febbraio 2018): le domande presentate per Ape sociale erano state 1.103 (2,28% del totale nazionale), di cui 484 accolte

Le domande presentate da parte dei lavoratori precoci nel 2017 erano state 830, di cui 272 accolte, 445 respinte e 113 “giacenti”

 

 

Attuazione del decreto n. 4/2019: i primi dati

In Liguria sono state presentate, alla data del 4 marzo 2019 (dati forniti nel corso dell’audizione dell’INPS in Commissione Lavoro della Camera il 6 marzo):
-        2.376 domande di pensionamento con “quota 100”, di cui 639 donne (26,9% – 27,5% è la percentuale di donne sul totale a livello nazionale); 886 le domande di lavoratori e lavoratrici pubblici, pari al 37,3%.

-        184 domande per “opzione donna” (proroga, con parziale modifica dei requisiti, di norma prevista precedentemente), di cui 75 di lavoratrici pubbliche, pari al 40,76% (23,15% a livello nazionale)

-        845 domande di “anticipo pensionistico” (per cui il decreto ha previsto il blocco dell’innalzamento dei requisiti per “speranza di vita” e la finestra trimestrale), di cui 400 donne (47,33% – 44,31% la percentuale nazionale), e 509 lavoratori e lavoratrici pubblici

-        138 domande di “Ape sociale” (di cui il decreto ha previsto la proroga della normativa antecedente), nei primi mesi del 2019, di cui 59 donne (42,75%)

-        220 domande di “lavoratori precoci” (già prevista a regime dalla normativa antecedente), di cui 25 donne (11,36%)

Come dimostrano anche questi dati (in sintesi: molti lavoratori pubblici e poche donne), le misure contenute nel decreto n. 4/2019 danno risposte solo ad una fascia di lavoratori, e solo per un periodo (2019-2021), e non affrontano la condizione delle figure più fragili sul mercato del lavoro: privilegiano le carriere che non hanno avuto interruzioni e agiscono sulle pensioni anticipate, ma non danno alcuna risposta a chi deve attendere la pensione di vecchiaia perché ha contributi insufficienti per accedere a quella anticipata o a “Quota 100”.

Il sito dell’INPS, che aggiorna costantemente il numero di domande presentate per Quota 100, fornisce anche i dati a livello provinciale. Al 13 marzo in Liguria erano state presentate 2678 domande, il 3% del totale nazionale (89.521), così suddivise:

 

Genova        1424

Imperia         391

La Spezia     320

Savona         543

 

E’ bene sapere che l’Istituto ha concentrato personale e attività nella liquidazione delle pensioni con quota 100, per lavoratori che, avendo maturato i requisiti entro dicembre, sono comunque ancora in attività sino a fine mese, per via della “finestra” di tre mesi; pare che, per effetto di questo, il resto delle pratiche siano messe “in coda”, a prescindere dalla data di presentazione, e dall’ “emergenza” delle diverse condizioni.


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