Area di crisi complessa: il lavoro da fare

il 26 ottobre 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Ci siamo incontrati lunedì sera, a Porto Vado, su iniziativa del Pd di Vado Ligure, per cominciare a conoscere meglio cosa potrà portare di buono nel nostro territorio il riconoscimento di “area di crisi industriale complessa”.

Ne abbiamo discusso cercando di tenere questo argomento all’interno di una idea più generale: la creazione di lavoro, più giustizia per chi non riesce ad andare in pensione dopo la “Fornero” e il contrasto  alla povertà devono fare parte di una precisa “agenda sociale”, che connoti l’azione del Governo ed il profilo politico del Pd.

La ripresa della crescita economica è ancora troppo lenta, la situazione internazionale molto complicata: occorrono scelte per accelerare quella ripresa e soprattutto trasformarla in lavoro, in ricchezza da distribuire in modo più equo e quindi più utile a dare a sua volta impulso ai consumi, alla domanda interna, ecc. Di questo si occuperà la discussione sulla legge di bilancio: la bozza contiene molti elementi utili; su altri occorre ragionare ancora. Ma non dobbiamo sottovalutare quello che si sta facendo per destinare alle pensioni, per un verso, e alla lotta alla povertà per l’altro, una quota importante di attenzione e di risorse, per recuperare ritardi ed errori molto gravi.

Il lavoro non si “crea”, non si inventa: anche gli incentivi alle assunzioni hanno limiti evidenti. Serve che si avviino o si sviluppino attività produttive e di servizio in cui impiegare le persone e in grado, per le loro caratteristiche, di garantire a quelle persone un lavoro “decente”.

Tutto questo ha a che fare con il riconoscimento di “area di crisi industriale complessa” per i territori della valle Bormida, Vado e Quiliano, Villanova d’Albenga

Nel savonese è accaduto che all’arretramento generale dell’economia che dura da anni, con numeri impressionanti di posti di lavoro persi, si siano aggiunte, in tempi coincidenti, le crisi di tre imprese rilevanti, anche se molto diverse tra loro: Tirreno Power, Piaggio e Bombardier.

Questo ha reso necessario poter disporre di uno strumento di carattere straordinario per affrontare una situazione che con i mezzi ordinari non avrebbe potuto essere recuperata. Ed è per questo che abbiamo chiesto di essere riconosciuti come area di crisi industriale complessa, e di attivare gli interventi, le procedure, i soggetti previsti in questi casi.

Abbiamo ottenuto un risultato, non scontato e in tempi molto rapidi, per ragioni che vanno ricordate:

- una iniziativa sindacale, di movimento dei lavoratori, molto forte, l’intervento delle istituzioni e l’impegno di associazioni delle imprese, che hanno tutte quante individuato un obiettivo comune, ben preciso

- non abbiamo rinunciato, prima ancora di provare, ad un traguardo ambizioso, buttando il cuore oltre l’ostacolo anche quando molti ci dicevano che non ce l’avremmo mai fatta

- il Governo ha scelto davvero di occupassi dell’area savonese: e quindi aveva bisogno anche di aiutare se stesso, per affrontare con strumenti più forti i nodi che sono sui suoi “tavoli”.

Sono cose che vanno ricordate, affinché ora il difficile compito di usare bene quello strumento possa contare sulle stesse positive dinamiche. Con qualcosa in più, superando criticità che pure ci sono state ed affrontando quelle che si presentano adesso.

* Una di queste è il ruolo della Regione, che non può più permettersi di avere solo un ruolo notarile, di chi passa le carte tra territorio e Governo, e viceversa.

* Abbiamo scelto di farci aiutare, di affidare ad entità che stanno oltre il nostro territorio (Ministero dello Sviluppo Economico, agenzia Invitalia) il compito di gestire le procedure e di guardare un po’ più “dall’alto” i nostri problemi e le nostre possibili prospettive. Perché sia un valore aggiunto è necessario che:

- si mettano davvero a disposizione, operativamente, anche utilizzando le competenze e le strutture che pure ci sono da noi

- soprattutto, che le forze del territorio, istituzioni e organizzazioni del lavoro e delle imprese, si dotino di strumenti di coordinamento e di regia che mantengano al nostro livello il governo dei processi, come già suggerito dai sindacati nel documento del 17 ottobre con la proposta di “un tavolo di regia, indirizzo, controllo e monitoraggio”

Occorre guardare anche alla necessità di trasferire pure nelle aree del savonese che non sono comprese nel perimetro dell”area di crisi”, i benefici “di sistema” che si potranno produrre.

L’equilibrio tra responsabilità dei soggetti nazionali ed protagonismo delle forze del territorio sarà fondamentale.

* La natura dell’area di crisi industriale complessa tiene insieme l’obiettivo di attirare ed incentivare investimenti produttivi, e la conservazione e riqualificazione del lavoro: insomma, nuove attività, ma anche la possibilità di “arrivarci vivi” per lavoratori e lavoratrici. Per le aziende in attività che presenteranno programmi di riconversione e riqualificazione e per i loro lavoratori è prevista la possibilità di avere un anno in più di ammortizzatori sociali. Ma noi facciamo i conti con una grande quantità di posti di lavoro già persi, e di aziende che non esistono più: per queste persone va fatto un lavoro molto preciso di ricognizione, non solo per avere numeri precisi, ma per ricreare collegamenti, contribuire a ricucire un tessuto sociale che si è lacerato in molti punti, nonostante gli sforzi delle organizzazioni sindacali da un lato, e dei sindaci dall’altro. Vanno individuate, anche per questi lavoratori e lavoratrici, percorsi di inclusione, di riqualificazione e possibile rioccupazione.

Mi è sembrato utile riferire alcuni contenuto del nostro incontro, anche per ripartire da lì nelle future occasioni che non dovranno mancare, dentro il Pd e non solo, e ringraziando chi c’era e ha portato contributi e spunti molto importanti.


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