Aspettativa di vita: non è più un tabù

il 28 maggio 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Avevo presentato, con altri deputati Pd della Commissione Lavoro, una interrogazione sulla famosa “aspettativa di vita”, quella che funziona come l’orizzonte: più ti avvicini e più si allontana: cioè periodicamente vengono modificati sia l’età per potere lasciare il lavoro (spostandola in avanti), sia il calcolo dell’importo della pensione. La vita media (media, appunto) si allunga. Ma il meccanismo, così com’è, provoca una grande incertezza per le persone, soprattutto i lavoratori più giovani: è difficile spiegare che, per ciascuno, l’aspettativa di vita cambia ogni due o tre anni. A questo si somma una evidente ingiustizia: per condizioni di lavoro molto diverse è prevista una aspettativa di vita uguale.
La sostenibilità economica del sistema previdenziale, soprattutto nel medio-lungo periodo, è condizionata anche dalla sua sostenibilità sociale, nel senso che l’incertezza sul tempo del pensionamento e la prospettiva di una pensione troppo bassa potrebbe incentivare la fuoriuscita dal sistema pubblico di molti, mettendo in crisi anche il suo equilibrio finanziario.
Il Ministero del Lavoro ha risposto che valuterà la possibilità di un intervento in materia, “nel rispetto delle esigenza di finanza pubblica e della sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico”; e fin qui nulla di nuovo. Ma ha ricordato anche che il Ministro Poletti ha avviato un confronto con i sindacati, “tenendo conto della piattaforma sulla previdenza presentata”, e che “dal confronto avviato si potranno rilevare interessanti spunti per una corretta soluzione alle tematiche in parola”.
E’ una buona notizia. Vedremo cosa succederà: ma l”aspettativa di vita” non è più un tabù. Insomma, che a lavori diversi debbano corrispondere criteri diversi per andare in pensione è diventato un argomento di discussione. Bene bene.
‪#‎lavorincorso‬ ‪#‎passodopopasso‬


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