Autorità portuali: portiamo la discussione sul giusto terreno

il 28 maggio 2014 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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L’unico testo ufficiale, di fonte governativa, a proposito di autorità portuali e delle questioni di cui si sta dibattendo ormai da alcune settimane, è la lettera del Presidente del Consiglio Renzi e del Ministro Marianna Madia, inviata ai dipendenti pubblici ricevere considerazioni, proposte, suggerimenti sulle linee guida che il Governo si è dato per intervenire sulla pubblica amministrazione,
La consultazione, aperta dal 30 aprile, avrà termine il 30 maggio. Nei giorni successivi il Governo predisporrà le misure che saranno approvate dal Consiglio dei Ministri venerdì 13 giugno 2014.
Le linee guida sono tre, la seconda delle quali è Tagli agli sprechi e riorganizzazione dell’Amministrazione (“Non possiamo più permetterci nuovi tagli orizzontali, senza avere chiari obiettivi di riorganizzazione. Ma dobbiamo cancellare i doppioni, abolendo enti che non servono più e che sono stati pensati più per dare una poltrona agli amici degli amici che per reali esigenze dei cittadini”).
Tra i tagli agli sprechi, al punto 31) è indicata la “razionalizzazione delle autorità portuali”. Niente di più. Ma proprio della data del 13 giugno si parla per la presentazione delle decisioni del Governo sulle autorità portuali. Quindi questo è davvero il contenitore e il “taglio” delle decisioni che si profilano. Traffici, infrastrutture, competitività, sinergie, ecc. non sono argomento; almeno così pare.
La riforma della pubblica amministrazione è una cosa molto seria, una vera rivoluzione. Allo stesso modo, la riorganizzazione degli strumenti di governo, indirizzo, gestione dei una delle attività economiche più rilevanti per il Paese, e soprattutto per la Liguria, è davvero strategica.
Ma affrontare le cose in questo modo non serve: non a Savona, ma neppure alla Liguria. Un porto di Savona Vado che funzioni, che sia integrato con il territorio di riferimento, che porti a termine i programmi di investimento in corso e li voglia fare valere come parte dei criteri con cui viene classificato: è più utile alle politiche di integrazione dei porti liguri, allo sforzo comune per avere le infrastrutture a terra necessarie e per attirare traffici. Serve di più a tutti.
Riportiamo questa discussione nel suo terreno giusto: ne avrà beneficio la portualità ligure e l’obiettivo di superare rendite di posizione e arretratezze. Perchè non cominciamo a fare qualche passo in avanti nel dire che cosa intendiamo concretamente per integrazione e sinergie? Possiamo prendere in considerazione una sede di governo del sistema dei porti liguri, tutti e tre? Ma non rinunciamo difendere alle ragioni per cui oggi rifiutiamo (continuiamo rifiutare) un logica di mero accorpamento all’A.P. di Genova, a maggior ragione per la forma e la sede in cui viene prospettata.


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