CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA

il 13 giugno 2013 | in Archivio, Blog | da DPSONLINE

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cassaintegrazione1Un primo passo ma servono altre risorse e garanzie per i lavoratori

L’allarme lanciato dalla Regione Liguria è giustificato: le risorse sino ad ora stanziate per gli ammortizzatori in deroga sono assolutamente insufficienti a coprire le esigenze per il 2013. Il primo decreto di questo Governo, che sarà convertito in legge la prossima settimana, va nella direzione giusta: stanziare una prima quota di risorse per gli ammortizzatori in deroga, pur sottraendole ad altri capitoli importanti, che il governo si è impegnato a ripristinare.

 

Nella difficilissima situazione economica e finanziaria in cui versa ancora il Paese, si tratta di un primo passo, importante, per quanto non sufficiente: insomma, non è “dimezzato” quel che c’era per gli ammortizzatori in deroga, sono risorse nuove, che però non bastano. Abbiamo chiesto che il Governo si impegni, nel momento il cui sarà votata la conversione del decreto, a reperire ulteriori fondi e a regolare l’utilizzo della cassa in deroga (d’intesa con le Regioni e la forze sociali) affinché sia usata in modo proprio.
La Liguria, in più, è penalizzata da un criterio per il riparto tra le regioni che fa riferimento alla spesa storica, che non tiene conto dell’aumento vertiginoso delle richieste che in Liguria si sono concentrate tra fine 2012 e inizio 2013: anche quei criteri vanno modificati per fare aderire il finanziamento alla realtà dei diversi territori. Per altro, tutto questo capitolo va affrontato: non è pensabile che, mentre la crisi mostra i suoi effetti più gravi, si riduca la copertura degli ammortizzatori di qualsiasi natura.
Nel frattempo Governo e Parlamento sono impegnati affinché sia possibile creare anche un po’ di lavoro, per i giovani e per coloro che lo hanno perso, nella consapevolezza che si tratta di una emergenza assoluta, non certo risolvibile solo con l’integrazione del reddito, da affrontare a partire da subito per quanto possibile.
Nell’anno prossimo, poi, si apriranno gli spazi per nuovi investimenti e per qualche margine di manovra in più sul bilancio pubblico, in virtù dell’uscita dell’Italia dalla “procedura di infrazione per deficit eccessivo”, cioè il nostro rientro in parametri che consentano di allentare finalmente la stretta del patto di stabilità. Io penso, tra l’altro, che la possibilità per gli enti locali di spendere almeno le risorse che hanno, ora bloccate, e di avere risorse certe e sufficienti, sarebbe occasione anche per attivare lavori socialmente utili di “nuova generazione” (ad esempio nell’ambito della difesa del suolo), da accompagnare ad ammortizzatori adeguatamente finanziati.
Inoltre, abbiamo presentato una proposta di legge che, in attesa di mettere mano in modo serio alla legge Fornero sulla previdenza, consenta almeno un po’ più di flessibilità nel pensionamento, con la possibilità di andare in pensione a partire da 62 anni con 35 anni di contributi e una piccola penalizzazione: anche così si apre qualche spiraglio per il lavoro per i giovani e si salvaguardano meglio i lavoratori anziani.


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