C’è ancora bisogno di un moderno sistema di sicurezza sociale

il 30 gennaio 2017 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Oggi a Roma si è tenuto un interessante incontro sul tema del lavoro promosso dal Partito Democratico dove ho espresso questi pensieri nel mio intervento quale relatrice:

C’è ancora bisogno di un moderno sistema di sicurezza sociale: nel lavoro subordinato e nel lavoro autonomo e professionale

Abbiamo una ambizione: tenere insieme la capacità di occuparci delle emergenze e una visione sul futuro del lavoro, componente essenziale di un progetto di società condiviso, del profilo politico di un partito che faccia della questione sociale una priorità vera, e della condizione di chi si sente escluso un oggetto concreto del proprio impegno.

Per provare a farlo, dobbiamo portare a termine una serie di provvedimenti, alcuni in dirittura d’arrivo, altri meno maturi, dando ad essi un contenuto e un segno che siano chiari: cioè “miglioramento della condizione materiale” e “messaggio di cambiamento e progresso

Questo discorso vale per:

- il provvedimento sul lavoro autonomo: evitiamo  di dover votare cose di cui dovremmo poi pentirci, penso alla cessione indiscriminata di funzioni pubbliche agli ordini professionali; ma per il resto si tratta di novità importanti e significative, sia nella tutela concreta, sia nel riconoscimento del valore del lavoro autonomo professionale, tutto quanto, per come è cambiato sia nelle professioni tradizionali sia in quelle più nuove;

- la legge delega sulla povertà:  è urgentissimo rendere efficaci gli strumenti che già ci sono (il cd. sostegno all’inclusione attiva) e che hanno la funzione anche di testare l’impianto del sistema che a regime sarà definito dalla legge che ora è al Senato: saremo credibili nel dire che nel futuro troveremo altre risorse, che servono, solo se dimostreremo di essere capaci di fare arrivare alle persone povere quelle già stanziate.

Le nuove povertà si sono sommate alle vecchie, per questo è così cresciuta la deprivazione, materiale e non solo, in tanta parte della popolazione, ma quelle che chiamiamo nuove povertà hanno bisogno di risposte fatte di lavoro, da un lato, e di salari e compensi “decenti” dall’altro: esiste il “lavoro povero”.

E’ tema complesso, ma deve essere di più al centro della nostra elaborazione e della relazione che cerchiamo di costruire con le persone, con le loro difficoltà e le loro insicurezze.

C’è la questione dei voucher. E c’è di più: la discussione su “industria 4.0” non ha animato un dibattito parallelo su un tema che è aperto da tempo, e non risolto.

Va ricostruito, con nuove coordinate e contenuti, il concetto stesso di sicurezza sociale: Sottolineo due questioni:

- la “transizione” da lavoro a lavoro e da scuola a lavoro: non è sostenibile un sistema di ammortizzatori “corti” e ancora privo degli strumenti di politiche attive

- ritorniamo a parlare di quale sicurezza nel lavoro: come proteggere il reddito da lavoro, salario dignitoso, un compenso equo

Il lavoro subordinato ha contrattazione collettiva; il lavoro autonomo deve avere propri strumenti, altrimenti non c’è limite in basso alla concorrenza di costo: quindi equo compenso, tariffe o parametri di riferimento per le professioni: è un ritorno indietro? Sì, se serve. So bene che è argomento controverso: possiamo almeno iniziare a dire che le pubbliche amministrazioni hanno un dovere, il dovere di garantire un reddito equo, un compenso equo quando sono loro i committenti?

Quindi sicurezza, declinata non solo come protezione o tutela per mano pubblica, ma anche per via contrattuale.

E per via mutualistica: a partire come dal reddito da lavoro si generano le coperture previdenziali: regge nell’era digitale il sistema per cui i contributi hanno come riferimento solo le retribuzioni e nulla che abbia a che fare con il valore aggiunto generato?

Solo una battuta, su un altro tema decisivo: guardare alla relazione tra lavoro e sistema previdenziale ci richiama ad affrontare in modo meno occasionale, più determinato, il tema del lavoro delle donne: le diseguaglianze, le discriminazioni sono ancora presenti e visibili: il lavoro delle donne e delle ragazze come problema nel problema

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