Come facciamo a difendere quello che abbiamo ereditato?

il 1 novembre 2017 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Questa mattina, al Sacrario dei Partigiani di Vado, la cerimonia “in Memoria dei nostri combattenti per la libertà”
Tanti sindaci, associazioni, società di mutuo soccorso, cittadini.

Nelle occasioni come questa, quello che ogni volta cerchiamo di capire e di raccontarci è il senso vero, la ragione che abbiamo per incontrarci e rendere omaggio a persone che hanno perso la vita, ormai tanti anni fa (tanti per la vita di una persona, pochi per i tempi della storia), e lo hanno fatto per noi: non ci conoscevano, non sapevano come saremmo stati, se ci saremmo accorti del fatto che la nostra vita di oggi è quella che è grazie a loro: dalle loro scelte è arrivata per noi una storia nuova, la democrazia, la libertà, e poi la repubblica con la sua Costituzione. Lo sappiamo e questo è il vero omaggio che possiamo portare davanti al sacrario che è stato dedicato a loro: sappiamo che la democrazia, difficile, carica di problemi e di incognite, la libertà, non piena, non di tutti nella stessa misura, viene da loro, dalla scelta di stare dalla parte giusta. Hanno avuto chiaro che da un parte, i fascisti, gli occupanti nazisti, quelli che li aiutavano, magari nell’ombra, c’era il torto, il buio, l’ingiustizia, l’oppressione; e dall’altra c’era una speranza per l’avvenire, la possibilità di liberare le comunità e le persone da grandi sofferenze, da umiliazioni pesanti.
Non c’era una sola idea dell’avvenire dell’Italia; alcune formazioni partigiane erano più presenti, in queste zone, ad esempio; ma in generale la Resistenza ha raccolto idee, ideologie, convinzioni religiose, diverse.
Prima eredità, quindi: cerchiamo di vedere non chi è il più puro erede della Resistenza, ma quanti, tanti, diversi, possiamo dirci, tutti insieme, eredi di quella storia
Seconda eredità: le persone cui oggi rendiamo omaggio volevano un mondo di liberi e di eguali. Cosa vuol dire oggi?

Quelli della mia generazione, un’idea se la erano fatta; abbiamo, per tradizione familiare o per essere nati da queste parti, per militanza politica o per impegno sociale, un’idea precisa dei valori dell’antifascismo, della Resistenza. Ma a chi oggi ha vent’anni dobbiamo rivolgerci con parole che siano per loro comprensibili, utili perché possano essere, a loro volta, eredi di tutto questo: non di un martirio, di una infinita tristezza, di chi ha perso i figli, i fratelli e le sorelle, i padri e le madri, che va sempre ricordato e riconosciuto; ma di una speranza nell’avvenire
Cos’è uguaglianza oggi? Che cosa è libertà? Come facciamo a difendere quello che abbiamo ereditato?

Facciamo bene a preoccuparci della caduta di “difese”, di anticorpi che per noi erano naturali: un calendario dal giornalaio con Mussolini, qualche anno fa non sarebbe stato possibile vederlo; oggi ci sono. E’ caduta la vergogna di dirsi fascisti: è un problema.
Perché è successo? Perché da parte di tante persone non se ne percepisce la gravità? E chi fascista lo è, non ha vergogna di mettere in mostrai suoi simboli.
Leggi razziali, impossibilità di parlare liberamente, sottomissione delle donne, dittatura, accettazione dell’occupazione di invasori stranieri: questo è stato il fascismo, questo ha ucciso le persone che oggi ricordiamo qui. Chi si riconosce in quella storia deve averne vergogna, e se non l’ha, lo Stato deve intervenire.
Abbiamo approvato alla Camera, e ora aspetta il voto del Senato, una legge che rafforza quello che altre leggi del nostro Stato già prevedono: il contrasto alla apologia del fascismo. Abbiamo pensato che fosse importante dimostrare che sappiamo che le leggi che già ci sono non impediscono il dilagare di comportamenti pericolosi; che serve qualcosa d’altro, nelle regole della nostra democrazia repubblicana.

Ma dobbiamo arrivare al cuore dei problemi: dobbiamo saper dimostrare alle persone, giovani e non, che la democrazia, con le sue istituzioni (che devono ritrovare stima e fiducia da parte di tutti), la libertà, l’uguaglianza e la fraternità sono valori praticabili, possono essere la concreta utopia delle generazioni cui oggi è affidato il destino del nostro mondo e del mondo intero.

Credo che la traccia da seguire sia sempre l’art. 3 della Costituzione
Nell’affermare che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, non lascia queste affermazioni nel vago. Dice:
“E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Rimuovere gli ostacoli che impediscono di essere davvero “uguali”, dunque.
Il lavoro, prima di tutto, condizione di autonomia e dignità, il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, il fatto che le persone di qualunque orientamento sessuale siano rispettate come persone, che i ragazzi di tutte le famiglie possano andare scuola sino all’università
E il rispetto di tutte le persone, di qualunque colore: perché dobbiamo insistere su questo? Intanto perché vale ancora quello che scrisse Bertolt Brecht
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.
Ma non solo per questo.
Il mondo è in movimento, le persone fuggono da guerre e da povertà estrema. Arrivano da noi, in un numero che non ci dovrebbe spaventare, ma invece accade; e allora nostro dovere è dimostrare che c’è un governo vero di questi fenomeni, che chiamiamo tutto il mondo sviluppato a farsene carico, che non c’è da avere paura.
Oggi i nostri ragazzi fanno fatica a trovare lavoro, ma tra venti o trent’anni noi non avremo lavoratori sufficienti a pagare le pensioni di chi nel frattempo sarà arrivato a quell’età. O arrivano genti nuove, o la nostra società è destinata al declino,
Se il mondo non si mescola, se non lo fa con processi di integrazione vera, avremo più problemi che soluzioni.
e allora, intanto diamo ai bambini che già vivono qui, che vanno a scuola con i nostri figli, i nostri nipoti, che si sentono italiani, diamo loro la cittadinanza: è un gesto importante per dire che vogliamo vivere in pace, insieme.

E poi c’è, infine c’è un tema che ci interroga: riguarda la democrazia: in questo tempo nuovo, con tecnologie inimmaginabili solo pochi anni fa, con un mondo aperto e connesso in ogni parte del globo, come si fa a conservare alle comunità, al popolo, la possibilità di scegliere il proprio destino?
Ecco, essere eredi oggi di questi eroi vuol dire porsi queste domande e lavorare insieme per dare una risposta.
Abbiamo una fortuna: siamo una comunità che ancora ci prova a stare insieme, che, se ci pensiamo bene, prova a volersi bene, con tante contraddizioni e con ritorni indietro. Ma ci prova.
E io sono orgogliosa di essere figlia di questo luogo, di questa comunità, e di avere avuto il privilegio di rappresentarla nelle istituzioni della nostra democrazia parlamentare.

Grazie all’ANPI e al comune di Vado Ligure


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