Con l’ANMIL per la 66° Giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro

il 9 ottobre 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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L’ANMIL ha celebrato oggi, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il Patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, la 66ᵃ Giornata per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro

Abbiamo il dovere di ricordare le vittime ed essere vicini a chi ha sacrificato parte di sé, della propria salute ed integrità fisica, sul lavoro.

Il lavoro è il nostro mezzo per essere liberi, indipendenti economicamente; permette a ciascuno di noi di partecipare al progresso. Ma il lavoro in questi anni è stato svalutato, la crisi è stata in buona parte scaricata proprio sul lavoro.
Il Parlamento è stato ed è impegnato nella ricerca degli strumenti per tornare a dare valore sia al lavoro dipendente, prosciugando quella “zona grigia” di lavoro parasubordinato nel quale i diritti si fanno più labili, sia al lavoro autonomo che ha subito un arretramento della qualità e del valore sociale, soprattutto per i più giovani.
Il lavoro a tempo indeterminato si rafforza se costa meno di altre forme più precarie e meno tutelate; gli interventi che vanno in questa direzione devono essere confermati anche per i prossimi anni, diventare fatto normale. Così come siamo impegnati a limitare l’uso distorto di forme di rapporto di lavoro come i voucher.
Ricordo queste cose perché se il lavoro in quanto tale non ritrova valore e dignità, è difficile anche riuscire a tutelare la salute e la sicurezza delle persone che lavorano.
E’ importante che ci siano regole e che siano rispettate, e che siano chiamati ad assumersi le proprie responsabilità i datori di lavoro pubblici e privati. Il Testo Unico, il D. Lgs. 81 ci ha permesso in questi anni di fare passi in avanti significativi; ma ci sono troppe situazioni in cui non si rispettano le norme di legge ed i contratti di lavoro.
Occorre anche monitorare con attenzione l’applicazione delle più recenti norme di semplificazione che riguardano le procedure per la sicurezza sul lavoro, per evitare che si abbassino le tutele reali.
I dati che avete diffuso in questa occasione confermano che l’incidenza degli incidenti, di quelli mortali in particolare, e delle malattie professionali è tornata a crescere, anche nella nostra realtà.
Non va mai dato per scontato che l’esistenza di una regola porti ai risultati attesi; anche perché il lavoro cambia, e con esso i rischi connessi. Va fatta avanzare anche la cultura e la consapevolezza diffusa, a partire da quella dei decisori, istituzioni in primis.
Proprio pensando a questo, voglio sottolineare, infine, il fatto che i contenuti dell’accordo tra Governo e Sindacati dello scorso 28 settembre sulle pensioni fa compiere un passo importante all’idea che le diverse condizioni di lavoro comportano diverse aspettative di vita, non solo per chi fa un lavoro usurante già riconosciuto, ma per molte mansioni gravose, che saranno identificate proprio in base al fatto che in esse la permanenza al lavoro in età più elevata aumenta il rischio di infortunio o di malattia professionale. Le categorie di lavoro gravoso saranno individuate utilizzando anche l’analisi delle mansioni per le quali si sono rivelati più alti i rischi di “stress lavoro correlato” e la verifica degli indici infortunistici e di malattie professionali in funzione del crescere dell’età anagrafica.
Esistono dunque molti terreni di un possibile impegno comune tra Associazione, istituzioni e organizzazioni del lavoro e dell’impresa.


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