Contrasto al caporalato, approvato il disegno di legge

il 18 ottobre 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Oggi approviamo in via definitiva il disegno di legge “Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo”.

Abbiamo scelto di non emendare il testo già votato al Senato (approvato con larga condivisione, e dopo approfondimenti sia al Senato che alla Camera con tutte le parti in causa) e per questo respingiamo tutti gli emendamenti: lo facciamo per avere a disposizione da subito uno strumento efficace di contrasto al caporalato, alla vigilia della stagione invernale di raccolta.

Le principali novità dell’intervento normativo riguardano la riscrittura del reato di caporalato, che introduce la sanzionabilità anche del datore di lavoro (oltre che del caporale); l’applicazione di un’attenuante in caso di collaborazione con le autorità; l’arresto obbligatorio in flagranza di reato; il rafforzamento dell’istituto della confisca; l’adozione di misure cautelari relative ad aziende agricole in cui è commesso il reato; l’estensione alle persone giuridiche della responsabilità per il reato di caporalato; l’estensione alle vittime del caporalato delle provvidenze del Fondo anti-tratta; il potenziamento della rete del lavoro agricolo di qualità in funzione di strumento di controllo e prevenzione del lavoro in nero in agricoltura; il graduale riallineamento delle retribuzioni nel settore agricolo.

E’ un provvedimento buono, che contrasta una vera piaga; ci sono molti strumenti di controllo e di verifica, che aiuteranno una applicazione giusta, sia per gli interessi dei lavoratori, sia per quelli delle imprese che agiscono correttamente.

Riporto alcuni stralci della relazioni dei due relatori, l’on. Giuseppe Berretta per la Commissione Giustizia e l’on. Marco Miccoli per la Commissione Lavoro, che chiariscono qualche punto controverso.

La modifica dell’articolo 603-bis del codice penale è stata oggetto di critiche da parte di coloro che ritengono che possa essere applicata, ad esempio, anche a casi di singole e saltuarie violazioni delle norme sulla sicurezza del lavoro o sugli orari di lavoro: questa considerazione è del tutto fuorviante
Infatti, la nozione di sfruttamento implica una violazione temporalmente apprezzabile dei beni interessati tutelati: non si sfrutta il lavoratore con un singolo atto, ma attraverso condotte che ne conculcano, per una durata significativa, i diritti fondamentali, che vengono in gioco nel momento in cui viene prestata l’attività lavorativa. Occorre quindi che la condotta si sviluppi nel tempo.

La nozione di stato di bisogno non si identifica, secondo l’interpretazione offerta dalla giurisprudenza con il bisogno di lavorare per vivere;  presuppone uno stato di necessità tendenzialmente irreversibile, che, pur non annientando in modo assoluto qualunque libertà di scelta, comporta un impellente assillo tale da compromettere fortemente la libertà contrattuale della persona.
Un altro punto da chiarire è quello relativo agli indici di sfruttamento già previsti dall’articolo 603-bis. Gli indici sono sintomi, indizi che il giudice dovrà valutare, se corroborati dagli elementi di sfruttamento e approfittamento dello stato di bisogno, e non condotte immediatamente delittuose. 
Gli indici svolgono una funzione di orientamento probatorio per il giudice

Non c’è alcun pericolo che la modifica possa portare a un eccesso di penalizzazione, colpendo anche comportamenti dei datori di lavoro che non si segnalino per un particolare disvalore.
Si evita il rischio che si possa ritenere la sussistenza dello sfruttamento per il solo fatto che sia stata violata una disposizione in materia di sicurezza o igiene sul lavoro, quasi che la contravvenzione a una delle tante, tantissime disposizioni volte a prevenire rischi per la sicurezza dei lavoratori possa integrare la condotta di ben altro disvalore penale dello sfruttamento della manodopera.

L’attenuante della collaborazione (pena diminuita fino a due terzi) utilizza il modello già sperimentato nella normativa anticorruzione e in quella sugli ecoreati. L’attenuante è strumento di rottura dell’omertà, diretta ad incoraggiare che aiuta a scoprire certe realtà.

Quanto al controllo giudiziale delle aziende nelle quali si verificano tali reati, risponde al principio che l’intervento dello Stato non può e non deve coincidere con la chiusura dell’azienda. Il ripristino della legalità, anzi, deve accompagnarsi al rilancio dell’azienda e al mantenimento dei posti di lavoro.

Il provvedimento rafforza rete del lavoro agricolo di qualità (legge 116 del 2014), nata con l’obiettivo di rafforzare le iniziative di contrasto dei fenomeni di irregolarità che caratterizzano le condizioni di lavoro nel settore agricolo attraverso la certificazione del possesso da parte delle aziende che vi aderiscono di determinati requisiti di legalità e rispetto delle disposizioni vigenti in materia di lavoro. La legge in discussione  introduce ulteriori requisiti rispetto a quelli che le aziende già devono possedere per poter aderire alla rete.

In particolare, si richiede l’applicazione da parte delle imprese aderenti dei contratti collettivi nazionali territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e dei contratti aziendali stipulati dalle loro rappresentante aziendali, o dalla rappresentanza aziendale unitaria, e si prevede che le imprese non siano controllate da soggetti o collegate con soggetti privi dei requisiti necessari per aderire alla rete.

Vengono inoltre introdotti nuovi soggetti che partecipano alla cabina di regia della rete del lavoro agricolo di qualità: oltre ai rappresentanti del Ministero del lavoro, delle Politiche Agricole, dell’Economia e delle Finanze, dell’INPS e della Conferenza delle regioni e delle province autonome, viene prevista la presenza dei rappresentanti del Ministero dell’interno e dell’Ispettorato nazionale del lavoro, dall’Agenzia delle entrate e dall’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. Si integra la composizione della cabina con rappresentanti dei lavoratori subordinati e dei datori di lavoro e dei lavoratori autonomi dell’agricoltura, prevedendo che in essa faccia parte anche un rappresentante dei lavoratori subordinati delle cooperative agricole e un rappresentante delle associazioni delle cooperative agricole firmatarie di contratti collettivi nazionali del settore. Sui compiti assegnati alla cabina di regia, si prevede, in primo luogo, che essa proceda ai monitoraggi dell’andamento del mercato del lavoro agricolo su base trimestrale.

In secondo luogo, alla cabina di regia è attribuito l’ulteriore compito di promuovere iniziative in materia di politiche attive del lavoro, contrasto del lavoro sommerso e dell’evasione contributiva, organizzazione e gestione dei flussi di manodopera stagionale, assistenza di lavoratori stranieri immigrati, d’intesa con le autorità competenti e sentite le parti sociali.

Il provvedimento inoltre interviene sugli aspetti logistici del trasporto di lavoratori, prevedendo in particolare che i soggetti provvisti di autorizzazione al trasporto di persone in possesso dei requisiti necessari per aderire alla rete del lavoro agricolo di qualità possano, per provvedere al trasporto di lavoratori agricoli, stipulare apposita convenzione con la rete medesima, a cui gli enti locali possono subordinare l’accesso ai contributi eventualmente previsti per tale finalità.

Si prevede la predisposizione di un piano di interventi per la sistemazione logistica e il supporto di lavoratori che svolgono attività lavorativa stagionale di raccolta di prodotti agricoli, nonché di forme di collaborazione con le sezioni territoriali della rete del lavoro agricolo di qualità, finalizzate anche alla realizzazione di modalità sperimentali di collocamento agricolo modulate a livello territoriale.

Lo stato di attuazione del piano di interventi è oggetto di una relazione annuale predisposta congiuntamente dai Ministeri competenti e trasmessa alle Commissioni parlamentari competenti.

Infine, per rafforzare la validità dell’impianto riguardante le questioni lavoristiche, vanno segnalate le modifiche apportate con il decreto legislativo correttivo del Jobs Act del Consiglio dei ministri del 24 settembre 2016, dove si prevede la conferma del limite economico per l’utilizzo dei voucher di 2000 euro netti per ogni singolo lavoratore anche nel settore dell’agricoltura. Riguardo la tracciabilità degli stessi, gli imprenditori agricoli devono dare comunicazioni dell’inizio della prestazione entro 3 giorni, anziché i 7 inizialmente previsti, alla sede territoriale competente dell’ispettorato nazionale del lavoro.

Il disegno di legge


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