“Cosa sono questi musi lunghi?” Il voto di fiducia al Governo

il 25 febbraio 2014 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Cosa sono questi musi lunghi? Sì lo so, valgono come i sorrisi a trentadue denti, quasi fossimo di fronte alla soluzione dei problemi e non all’avvio di un altro tentativo, coraggioso e spregiudicato, di trovare delle soluzioni.
Io sono di buon umore, senza scherzi; la mia fatica a dire sì sarà la stessa che ho avuto votando il Governo Letta; la mia ansia maggiore, forse, perché i modi mi sono meno consueti, ma per la verità le “consuetudini” non ci hanno portato lontano, o comunque, non hanno convinto le persone in carne ed ossa.
Non ho ascoltato il discorso di Matteo Renzi, qui alla Camera non lo ha ripetuto; l’ho letto. Questo nel bene e nel male ha tolto all’opinione che mi sono fatta sulle sue parole l’impatto di tutto ciò che è linguaggio non verbale, gestualità, toni della voce, interazione con l’aula (visto in TV non è la stessa cosa). Ho avuto piacere di “leggere” le parole di Matteo e quindi di fondare su quello un mio giudizio: ma quel linguaggio non verbale ha parlato ai cittadini italiani, attraverso la diretta televisiva, molto più del senso stretto delle cose dette. Non è solo questione di capacità comunicativa, è uno stile.
Ho condiviso con un certo numero di colleghi e colleghe un giudizio preoccupato (e un sincero fastidio) per le modalità con cui si è accelerato il precipitare delle crisi di governo; non per produrre la svolta, la rottura di un ritorno al voto, un cambio di maggioranza, per via di un repentino cambiamento nel quadro economico, o nelle regole del contesto sovranazionale; si è prodotta una discontinuità fondata essenzialmente sulla qualità soggettiva degli attori, dell’attore principale in primo luogo.
Ma, come dicevo, non condivido i “musi lunghi”. Voto la fiducia, non per costrizione, né per convenienza, non per dispetto né con leggerezza. E’ un passaggio difficile, come altri che mi è capitato di vivere in questi mesi.
Una riflessione: l’esigenza cui il governo Renzi si propone di dare una risposta non è solo un grande bisogno di cambiamento; credo che lo slancio su cui fonda la propria partenza permetterà di fare cose vere, concrete, utili, di sbloccare l’attuazione di provvedimenti che “credevamo” di avere approvato ma che sono fermi in chissà quale rebigo delle procedure.
Questa fase politica propone anche un modello di comportamento che prova a ricucire uno strappo nel rapporto tra istituzioni e cittadini che è fatto anche di linguaggi diversi, non comunicanti.
Questa fase politica fa i conti con il prevalere di un senso comune per cui il miglioramento delle condizioni materiali e l’affermazione della giustizia non hanno bisogno di fondarsi su una idea di società ma si ottengono con la rimozione di ostacoli (veri) che stanno nei privilegi, nella chiusura delle caste, nella lentezza dei processi decisionali.
Fa i conti (e sembra stare su quel terreno) con il fastidio per la complessità, per la “profondità” del pensiero, sentita come una scusa per dire che “non si può”, per non fare capire, artatamente, per sfuggire alla concretezza delle cose. Con il fastidio per la mediazione, intesa in senso lato.
Dovremo trarre da questa esperienza di governo tutto il buono, e potrà essere molto; il mio pezzetto proverò a farlo. Tuttavia so che rimane aperto per me, per le persone come me, un problema: come ricostruire “quel che manca” a questa fase, le cose che ho provato solo ad accennare: non come ritorno al passato, nostalgia del Novecento, ma capacità di superare i limiti di moderatismo da un lato e di connotazione leaderista dall’altro, in questo momento della nostra storia.
Mancano punti di riferimento per questa opera. Non ci aiuta più di tanto lo sforzo di fornire contributi programmatici, nove pagine, che diventano quattordici, e poi quindici; la sensazione è di essere sempre fuori tempo, forse fuori dal tempo.
Punti di riferimento, dunque, in ambito nazionale ed anche locale. La ricostruzione di un comune sentire, oltre le storie di provenienza, capace di analisi, di proposta e di azione. Io penso di non “avere il fisico”, ma per un lavoro collettivo, in cui metterci faccia, la testa e la tutta la testardaggine necessaria, per quello sono a disposizione. Ne ho bisogno. Chi ci sta?


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