Cosa sta succedendo sulla legge elettorale

il 11 ottobre 2017 | in Articoli | da Anna Giacobbe

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Non si può raccontare in poche parole: io comunque non ne sono capace. Penso che sia mio dovere dire la mia opinione e spiegare perché ho quell’opinione. Portate pazienza

1) Premessa: il problema principale è che non c’è in questo momento in Italia una forza o un gruppo coeso di forze politiche che sia in grado di promettere in modo convincente la costruzione di una società di liberi ed eguali e di prendere il numero sufficiente di voti per governare sulla base del consenso che riceve. Quella condizione non si crea con una legge elettorale. Ma le regole per le elezioni possono aiutare o ostacolare i processi politici

In ogni caso, nel frattempo, le elezioni si devono fare, e quindi anche di sistema elettorale ci dobbiamo occupare.

2) Se non si fa una nuova legge elettorale, le cose stanno così: abbiamo un sistema proporzionale, che non ha alcuno strumento per incentivare il mettersi assieme di coalizioni che si candidino a governare con una propria fisionomia. Il risultato sarebbe che le aggregazioni si farebbero dopo le elezioni: coalizioni più o meno “grosse”.

Il popolo italiano ha dato una indicazione netta sul fatto che non vuole un sistema per cui chi prende un voto più degli altri ha automaticamente un premio e ottiene la maggioranza assoluta degli eletti; altra cosa è provare a rimettere assieme forze che hanno qualcosa in comune e che hanno un vantaggio dalla scelta di mettersi assieme, in modo trasparente, prima delle elezioni.

3) Le leggi elettorali di Camera e Senato, così come sono, non sono state votate da nessun parlamento: sono il frutto dell’intervento della Corte Costituzionale che ha cassato parti dell’una e dell’altra. Sono disomogenee tra di loro, e non è un fatto puramente estetico: le soglie da superare per avere accesso all’uno e all’altro ramo del Parlamento sono molto diverse; il metodo di elezione dei parlamentari totalmente diverso (oltre che elettorato attivo e passivo che non coincidono, ma a questo non c’è rimedio): tutto questo (insieme a innegabili questioni di sostanza) fa sì che le probabilità di non riuscire a dare un governo stabile al Paese siano molte: il che significa che un Paese come il nostro rischia qualcosa ad essere in balia dell’incertezza (a torto o a ragione), e che quindi si finirebbe per trovare comunque un modo per renderlo stabile, almeno nel governo; o si tornerebbe subito a votare

4) I futuri parlamentari si sceglierebbero così: alla Camera c’è in ogni collegio un capolista garantito (“bloccato”, scelto dal partito) e altri che con le preferenze si guadagnano, nella maggior parte dei casi, un posto da primo dei non eletti; al Senato invece, in collegi grandi (un’intera regione) ci si guadagna il seggio con le preferenze: costi della campagna elettorale molto alti, in un sistema politico in cui il finanziamento dei partiti, e dei candidati, è tutto privato. Non c’è norma antidiscriminatoria: probabile risultato un Senato di…senatori, uomini non giovani e benestanti, o che hanno trovato sponsor. Esagero? Non credo

5) Un nuova legge elettorale potrebbe essere fatta bene, anzi dovrebbe. C’è un limite “oggettivo”: garantire insieme la rappresentatività del parlamento, cioè l’aderenza proporzionale degli eletti alle opinioni degli elettori, e la possibilità di fare governi che abbiano una maggioranza, è una impresa difficilissima. Poi c’è il limite che una legge elettorale fatta a ridosso delle elezioni, è già di per sé un’impresa, se deve avere il consenso di una maggioranza possibilmente larga di forze politiche che la sostengono, l’impresa si fa ancora più difficile

6) La Commissione Affari Istituzionali della Camera ha lavorato a costruire un testo, lo voterà l’aula della Camera, poi il Senato, prima in Commissione e poi in aula.

7) Il testo che ci apprestiamo a votare definisce un sistema migliore di quello che avremmo se non cambiassimo nulla: Camera e Senato avranno un sistema omogeneo e quindi la composizione dell’una e dell’altro risponderà nello stesso modo alle indicazioni dell’elettorato; è garantita la norma antidiscriminatoria (donne e uomini non posso essere meno del 40%); un quota di parlamenti, un po’ più di un terzo, sarà eletta in collegi uninominali in cui potrai scegliere, tra diverse liste (di partito o di coalizione), quella persona che vuoi che ti rappresenti in Parlamento, un rappresentante di quel collegio, di quel territorio: sta qui il “premio di maggioranza”, l’incentivo a fare coalizioni che esprimono persone in grado di ricevere consenso; per il resto liste corte di persone, in cui non scegli, ma puoi valutare chi ti viene proposto. Chi decide chi mettere in lista e in quale ordine è il singolo partito, secondo le sue regole di democrazia interna: è un problema. Poi di problemi ce ne sono altri: ma così è meglio che lasciare tutto com’è. O sarebbe preferibile votare con due leggi, molto diverse, che sono il frutto non di una scelta del Parlamento, ma degli interventi della Consulta che le hanno cassate in alcune parti?

8) Seguendo un iter ordinario, le proposte per la nuova legge elettorale sarebbero sottoposte, per scelta di altre forze politiche, non del Pd, a 120 voti segreti sugli emendamenti, non su questioni sensibili del appunto di vista etico, ma su regole per eleggere ed essere eletti. Quale libera discussione ci sarebbe? quale confronto trasparente e coraggioso?

9) Ecco, il voto di fiducia su tre articoli, importanti, serve ad evitare che in uno dei 120 voti segreti il maligno, o il “cretigno”, ci metta la coda e faccia saltare tutto.

10) il voto di fiducia su una legge elettorale non andrebbe bene, abbastanza facile capirne le ragioni. Ma c’è una differenza rispetto ad altri casi: allora, è stato il modo per mettere insieme la maggioranza necessaria per fare passare il provvedimento: e quindi una forzatura sull’autonomia dei singoli in nome della disciplina di gruppo o di partito. Nel caso che affronteremo oggi e domani in aula alla Camera, la maggioranza che voterà la legge è più ampia della maggioranza che sostiene il governo; il voto di fiducia serve davvero solo per bypassare i voti segreti (non su questioni etiche, ripeto). Poi si voterà il resto del provvedimento secondo le previsioni, e si chiuderà con un voto segreto sul complesso del testo.

11) Io non so se sia stato fatto tutto il possibile per evitare il voto di fiducia, certo chi ha chiesto così tanti voti segreti, su una materia di questo genere, forse gioca a fare saltare il banco.

Ci sono ancora parti del provvedimento che potrebbero essere migliorate.

Non mi piace votare una fiducia su una legge elettorale; io mi adeguo alla disciplina di gruppo, ma penso sinceramente che questo testo sia migliore dell’esistente. La discussione è stata fatta in Commissione e in altre sedi; l’obiettivo principale è approvare la legge e passare al Senato: se ci saranno le condizioni, qualcosa si potrà modificare ancora, senza farsi illusioni.

12) Si può non condividere il contenuto o il modo di procedere; ma questo non è un golpe. “La fine della democrazia”, “revolverata al parlamento”, sono parole “degne di peggior causa”, che andrebbero lasciate per altre sorti e minacce


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