Costruiamo una immagine e una sostanza di noi

il 24 marzo 2018 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Di tattica non mi intendo, si sa. I gruppi parlamentari del Pd, nelle scorse ore, avrebbero dovuto o potuto fare altro rispetto a quello che hanno fatto? Non so. Da un certo punto di vista non mi riguarda nemmeno. Passo indietro doveroso.
Ma ho una opinione mia su un paio di cose.
La prima riguarda il funzionamento delle istituzioni.
Un sistema proporzionale dà al Parlamento, DOPO le elezioni, una funzione più forte nel comporre interessi e costruire accordi tra i partiti, a ciascuno dei quali gli elettori hanno affidato una quota, solo una quota, di rappresentanza. Che qualcuno si debba mettere d’accordo con qualcun altro è inevitabile.
La legge elettorale con la quale abbiamo votato dava una qualche importanza alle coalizioni: l’unica vera coalizione, il centro destra, ne ha tratto vantaggio; ma i rapporti di forza al suo interno sono stati determinati dal voto proporzionale.
Se per caso qualcuno credeva (c’è chi sostiene che questo sia accaduto) che quel sistema elettorale avrebbe comunque impedito al M5S di governare, deve ricredersi.
Sulla seconda questione, che mi importa di più, due premesse:
- il M5S e il centro destra guidato da Salvini hanno dimostrato di non avere problemi a fare accordi tra di loro: non accordi per scegliere cariche istituzionali super partes (in quel caso avrebbero coinvolto tutti i gruppi parlamentari), ma accordi per determinare le sole maggioranze parlamentari che oggi sono considerate possibili: quelle tra centro destra e M5S.
- molti di coloro che un tempo avrebbero votato per un partito di sinistra, il 4 marzo hanno votato M5S (dalle nostre parti anche la Lega): i “non inclusi” votano M5S per ragioni che hanno a che fare con quello che sono i Cinquestelle, ma anche con quello che NON siamo noi e altri nella sinistra: a causa della rimozione della questione sociale, per un verso, e per l’altro di un modo superato di affrontarla, per dirla in modo sbrigativo.
Ecco, allora, perché anziché gridare all’inciucio (è esattamente quello che fanno molti esponenti del Pd in queste ore) non proviamo a ricostruire (da capo) una immagine e una sostanza di noi, come forza politica, che dimostri che può esistere un partito, diverso da quello che fa accordi con il centro destra, in grado di rispondere a quel bisogno di protezione, sicurezza, partecipazione, valorizzazione del buono e del bello, ecc. ecc. che il 4 marzo non ha visto nel Pd una risposta?
Così ritroviamo una parte di elettorato (di popolo) che abbiamo perso, e lo mettiamo insieme a quelli che il Pd lo hanno votato ancora e che, per lo più, non sono gente strana, garantita a prescindere. Per costruire una prospettiva politica positiva. Diversa da quella che si prospetta oggi, con la XVIII legislatura avviata così come abbiamo visto.


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