D’accordo, torniamo sui voucher.

il 28 marzo 2017 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

Stampa post Stampa post

Caro Tommaso, (Nannicini n.d.a)
ho letto il tuo  Chi ha ucciso il jobs act? e le considerazioni che fai sulla vicenda voucher: solo su quelle mi soffermo. E mi vien da dire che di “ora guardiamo oltre” sono lastricate le strade dell’inferno.
Riconoscere che “la decisione di arrivare all’abrogazione totale andava gestita con maggiore linearità, preparando il terreno con alternative chiare e una transizione sufficiente” è giusto, anche utile; peccato che si sia SCELTO di fare diversamente.
E la scelta che hanno fatto il governo e la maggioranza del partito, e Renzi, è la conferma del prevalere di una impostazione tattica e spregiudicata, che non solo ha mortificato il lavoro del Parlamento, ma ha spiazzato il Partito nel suo rapporto con le persone e le organizzazioni sociali: e ha lasciato tutte aperte le contraddizioni e le differenze, anche dentro il Pd, sugli strumenti per tutelare e promuovere il lavoro “decente”.
I voucher non li ha inventati il governo Renzi (ma neppure il governo Prodi, tanto per citare ancora Matteo) e la trasformazione da compenso per lavori meramente occasionali a sostituzione di forme contrattuali più tutelate per lavoro a termine e lavoro saltuario è avvenuta prima. Non ha a che fare con la Delega lavoro? Ha a che fare, invece, e “in positivo” si potrebbe dire: perché la stretta sulle collaborazioni e le forme atipiche, che sostituivano impropriamente lavoro subordinato, da un lato ha spinto ad utilizzare, in presenza di incentivi significativi, contratti a tempo indeterminato: un successo della Delega lavoro, certo drogato dagli sgravi contributivi che, diminuiti bruscamente da un anno all’altro, hanno ridotto di molto questo effetto positivo: ma nessuno può ignorare che quegli incentivi sono stati uno dei più consistenti ritorni di risorse al sistema previdenziale degli ultimi anni, garantendo a molti lavoratori e lavoratrici una copertura previdenziale che altrimenti non avrebbero avuto.
Ma dall’altra parte quella stretta sulle collaborazioni ha fatto scivolare una parte del lavoro meno strutturato verso i voucher (per questo il loro utilizzo è cresciuto così tanto negli ultimi due anni), anche quando ci sarebbero state altre forme di assunzione perfettamente adatte alle esigenze, come il lavoro a chiamata o i contratti a termine o i part time verticali: ho visto contratti di lavoro a tempo indeterminato per meno di un’ora al giorno.
Il fatto è che i voucher costano meno: per la semplice ragione che le tutele costano, e i voucher non le garantiscono: su questo dobbiamo mettere qualche punto fermo. Chi fa impresa deve essere aiutato dallo stato, ma deve essere aiutato a garantire lavoro decente: per le piccole imprese, gli incentivi per i contratti “a tutele crescenti” hanno fatto questo, ma la Delega Lavoro ha lascito un buco, i voucher, che andava chiuso.
Non racconto queste cose a te, che le sai meglio di me: mi serve per argomentare il mio pensiero, e il mio giudizio.
Quando molti di noi, soprattutto nella Commissione Lavoro della Camera, hanno chiesto di rimediare a quel “buco”, il Governo ha negato un intervento più deciso e ha scelto di realizzare solo la “tracciabilità”: la linea era quella di mantenere la liberalizzazione dei voucher.
Non si è voluto allora riconoscere che non ci sono stati solo abusi: c’è stato un uso distorto e perfettamente legale, che andava corretto. Con l’abrogazione? No: per la famiglie serve uno strumento comodo e poco costoso per i il lavoro occasionale, altrimenti è lavoro nero. Anche le imprese senza dipendenti devono poter evitare l’appesantimento di una vera gestione del personale per il lavoro meramente occasionale. Tu parli di “strumenti che evitino lo scivolamento dei lavoretti occasionali verso l’economia sommersa e favoriscano l’emersione e la professionalizzazione dei servizi alle famiglie”. Il “testo base” della Commissione Lavoro si muoveva su questo registro. Approvandolo avremmo evitato il referendum? Non lo so, ma eventualmente lo avremmo affrontato a testa alta, credibili per le imprese e per i lavoratori.
Ma Matteo non si era curato del referendum sino a che pensava di votare a giugno: quando è stata fissata la data ha valutato, e con lui il governo, che fosse più “furbo” evitarlo comunque, anche con l’abrogazione dei voucher. Così è andata.
Non avevo condiviso la scelta della Cgil, a cui sono legata certo più di te, di ricorre al referendum abrogativo: ed invece, così, hanno avuto ragione loro e torto io.
Torneremo ad occuparci dell’argomento, ma non si può pensare di fare di nuovo i “furbi”, facendo rientrare dalla finestra i “buoni lavoro”.
Per essere seri bisogna dirci quale dote di diritti e tutele, e di costi conseguenti, pensiamo debba avere il lavoro: e quale dote di rappresentanza collettiva debbano avere le persone che lavorano, cioè se debba essere la contrattazione collettiva a regolare i loro diritti e doveri: in definitiva, se pensiamo che il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore sia un rapporto commerciale tra pari, o se invece sia altro.
Non si affrontano queste cose con la tattica, con la spregiudicatezza. Ma questo lo sai bene anche tu.
Un abbraccio.


« »

Scroll to top