Decreto dignità: si occupa di ben poche cose

il 12 luglio 2018 | in Articoli | da Anna Giacobbe

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Il decreto “dignità” non smonta le politiche per il lavoro della precedente legislatura. Si occupa di poche cose: contratti a termine ed entità del risarcimento al lavoratore in caso di licenziamento illegittimo. E quindi l’annuncio dell’“archiviazione del jobs act” è smentito dai fatti.

Tommaso Nannicini ha descritto nel suo intervento in occasione dell’audizione del ministro Di Maio i contenuti di quelle norme e molte delle innovazioni positive.

Negli anni della crisi, e anche molto prima, tante persone hanno patito una condizione di precarietà e sfruttamento; attribuirla alle leggi sul lavoro di questi anni sarebbe proprio sbagliato. Le persone, però non hanno percepito quelle scelte (le norme che in questi anni sono state approvate) come utili a migliorare la propria condizione; si è diffuso un sentimento negativo. E l’enfasi sulla capacità di quelle norme di risolvere tutti i problemi ha fatto il resto.

Insomma. il decreto “dignità” si occupa di poche cose, quali? Due tra le più discutibili contenute nel cosiddetto jobs act: l’uso del contratto a termine oltre le sue ragionevoli finalità, e un costo troppo basso del risarcimento per licenziamento illegittimo (illegittimo!). Questo è il punto. Il Pd non deve discutere se difendere o meno la sua politica per il lavoro degli ultimi cinque anni, ma se agevolare la correzione di due limiti di quella politica, quei due lì.

Il “decreto dignità” già è poca cosa, ci aggiungeranno, nel percorso parlamentare, il ritorno dei voucher, e avranno completato l’opera. Negativa.

Ma chi difende le cose buone delle norme sul lavoro approvate negli anni scorsi non fa un buon servizio alla propria causa negando che:

- è giusto definire una regolazione più sensata dei contratti a termine (come è scritto nel decreto legge oppure, meglio, in altro modo)

- chi viene licenziato in modo illegittimo deve avere un po’ più di denaro per cercare un altro lavoro; e poi, se licenziare finisce per costare meno o essere meno difficile che mettere in cassa integrazione i dipendenti, qualcosa non va davvero.

Lo scorcio della passata legislatura aveva visto esponenti del Pd proporre di ridurre i 36 mesi di possibili proroghe dei contratti a termine a 24 (anche Nannici); altri un aumento del numero minimo di mensilità per risarcire i licenziamenti illegittimi. Non se ne fece nulla, per non affrontare una discussione vera che entrasse nel merito e consentisse di sciogliere quei nodi.

Se fosse stato fatto, questi due argomenti non sarebbero all’ordine del giorno, e il “re” della lotta alla precarietà di questo governo sarebbe del tutto nudo.

P.S.: nel cosiddetto “decreto dignità” c’è anche il divieto assoluto di pubblicità del gioco d’azzardo. Non avere approvato questa norma nella scorsa legislatura è stato un errore, non c’è altro modo per definirlo.

https://www.facebook.com/TNannicini/posts/417941025378431


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