Decreto porti: cosa c’è e cosa significa per noi

il 22 gennaio 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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“La sfida è quella del confronto con le grandi potenze portuali del mondo, il Nord-Europa, il Nord-Africa, il Far-East”, ha dichiarato il Ministro Del Rio. E’ giusto, davvero. E il Ministro lo dice a ragion veduta e con convinzione.
Ma concepire come sistemi Mar Ligure Occidentale, Mar Ligure Orientale , Mar Tirreno Settentrionale, Mar Tirreno Centro-Settentrionale, Mar Tirreno Centrale, Mar Tirreno Meridionale, Mare di Sardegna, Mare di Sicilia Occidentale, Mare di Sicilia Orientale, Mare Adriatico Meridionale, Mar Ionio, Mare Adriatico Centrale, Mare Adriatico Centro-Settentrionale, Mare Adriatico Settentrionale, Mare Adriatico Orientale, ebbene, può non essere il modo migliore per affrontare quella sfida.
Sta qui il primo limite del decreto legislativo sulla governance dei porti adottato il 20 gennaio in Consiglio dei Ministri.

Aggregazioni più ampie avrebbero dato vita a sistemi veri. Con il decreto legislativo si realizza solo un accorpamento di alcuni porti con altri.
E’ un primo passo verso qualcosa di più significativo? E’ possibile, e sarebbe una buona cosa: nel decreto è previsto che fra tre anni, “valutate le interazioni fra le piattaforme logistiche e i volumi di traffico”, possa essere ulteriormente ridotto il numero delle AdSP.
Bene; ma occorre evitare che gli accorpamenti previsti ora producano, nel frattempo, effetti negativi.

Non perdere gli investimenti previsti, restituire al territorio la ricchezza che si produce con i traffici portuali, fare del porto un pilastro dello sviluppo anche locale, dare voce alle comunità che vivono alle spalle delle banchine, attraverso un ruolo vero degli enti locali, salvaguardare il lavoro: abbiamo detto da tempo che questi erano i nostri obiettivi e l’oggetto delle nostre preoccupazioni di fronte all’accorpamento di Savona-Vado a Genova.

Cosa dice il decreto legislativo? C’è un dato di fatto: l’Autorità di Sistema non è sovraordinata alle diverse realtà accorpate; esse non avranno “pari dignità”: e questa è una promessa mancata.
A Savona-Vado ci sarà un “Ufficio territoriale”, a cui è preposto un dirigente, con compiti “istruttori, ai fini dell’adozione delle deliberazioni di competenza dell’AdSP”, di “proposta su materie di rilevo locale”, in relazione alle quali la competenza appartiene all’AdSP; “amministrativi propri e con potere deliberativo su materie di rilievo non strategico”, coordinamento delle operazioni in porto, rilascio delle concessioni per periodi fino a durata di quattro anni anche determinando i rispettivi canoni, opere minori di manutenzione ordinaria in ambito di interventi ed edilizia portuale, vigilanza e controllo sotto la direzione dell’AdSP.
Sono compiti un po’ più rilevanti di quelli previsti in origine. Partiamo da quello che c’è, ma senza fare finta che tutto sia risolto; anzi.

Ruolo degli enti locali: non possiamo pensare che la risposta sia solo la presenza nella Autorità di Sistema di un rappresentante del comune sede della AP che è stata accorpata (a parte che nel nostro caso i Comuni sono più di uno).

Il decreto prevede Tavoli di partnerariato socio economico in ciascuna Autorità di Sistema; le forze sociali ed economiche esercitano, in una sede collettiva, una funzione di dialogo sociale e consultivo: un organismo di questo genere servirebbe a tenere collegato il singolo territorio con il proprio porto anche nell AP ora non più autonome: ma è previsto solo per i porti “core”…

Quanto alla semplificazione amministrativa e all’efficienza della procedure, si è deciso che, presso la AdSP, operi lo Sportello Unico Amministrativo (SUA) che, “per tutti i procedimenti amministrativi ed autorizzativi che non riguardano le attività commerciali ed industriali in porto, svolge funzione unica di front office rispetto ai soggetti deputati ad operare in porto”.
Entro novanta giorni, le amministrazioni competenti adottano il regolamento attuativo dello Sportello unico amministrativo.
Pare che oggi siano 113 i provvedimenti amministrativi, svolti da 23 soggetti: benvenuto Sportello Unico. Sono previste inoltre misure di semplificazioni delle formalità per arrivo e partenza delle navi.
Ma abbiamo bisogno anche che non ci siano rallentamenti nella gestione di importanti decisioni, nel passaggio dai vecchi ai nuovi strumenti di governo dei porti previsti dal decreto legislativo. Così come le buone pratiche relative a procedure, intese, ecc. che si sono realizzate o si stanno per definire all’interno della comunità portuale savonese, devono essere valorizzate e non interrotte o fermate.

Infine, tra i compiti del Presidente della Autorità di Sistema ci sono anche: le competenze attribuite dagli articoli 16 e 18 della legge 84/94, e la promozione della istituzione dell’associazione del lavoro portuale di cui all’articolo 17: qualche riflessione su quelle futuro si stia prefigurando per il lavoro portuale nel nostro territorio va fatta, preservandola dalle strumentalizzazioni della maggioranza di centro destra della Regione, naturalmente.

Da ora in poi ci confronteremo con una nuova realtà. La nostra forza si dimostrerà dalla capacità di difendere i nostri talenti e dal farli rendere, nel confronto con un ambito più grande; dalla capacità di provare che abbiamo ragione, nella sostanza, nel concreto; e alla lunga la ragione prevale, se non si cerca pervicacemente di ucciderla.

Conferma degli investimenti previsti, compiti degli “Uffici Territoriali”, ruolo degli enti locali, tutela della quantità e qualità del lavoro che i traffici portuali porteranno alla nostra comunità, difesa e valorizzazione delle buone pratiche relative a procedure, intese, ecc. che si sono realizzate o si stanno per definire a Savona-Vado: di questo ci importa.
Vorrei che i fautori dell’accorpamento a Genova, coloro che ci hanno spiegato che Savona-Vado ci avrebbe guadagnato dall’accorpamento, si confrontassero su questi punti, rispondessero a queste domande.


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