Discussione generale sul Def: il mio intervento in aula

il 23 aprile 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Nel parere che abbiamo approvato in Commissione Lavoro  abbiamo posto questioni che partono dalla convinzione che il Documento di Economia e Finanza (DEF) e la politica economica siano chiamate oggi a dare conto, dopo la crisi che abbiamo attraversato, dei primi segnali, per quanto ancora fragili, di ripresa del ciclo economico, e anche ad indicare come sia possibile sostenere la ripresa economica, con una politica di bilancio orientata alla crescita, e con azioni capaci di trasferire sulla vita delle persone, sul loro livello di benessere, di autonomia, i primi frutti di una stagione che può essere diversa dal passato.   Il nostro Governo ha lavorato per ottenere un cambiamento degli orientamenti di politica economica e monetaria delle istituzioni europee in un senso meno restrittivo; questo può creare i presupposti per l’avvio di una nuova fase. Ma c’è bisogno che le decisioni su come usare le risorse che si generano facciano i conti con un fatto: l’aumento dell’occupazione, della sua qualità e sicurezza (e di quello che ciò significa per la coesione sociale, per la ripartenza di una fiducia vera nel futuro) non arrivano “spontaneamente”, vanno sostenuti con investimenti e con politiche che devono accompagnare il rilancio della domanda interna e la modernizzazione dei fattori che incidono sulla crescita. Minore spesa per interessi e maggiori entrate derivanti dal miglioramento del ciclo economico  renderanno disponili risorse preziose. Usarne parte per evitare di dover applicare le clausole di salvaguardia, non significa, non deve significare non porsi il problema di investire su altro: – sulla creazione di lavoro e sulla sua protezione – su interventi per riportare un po’ di giustizia dove ingiustizie si sono create, negli anni duri della crisi più profonda e gli interventi, pesanti, per impedire il disastro che quella crisi, insieme a mali antichi del nostro Paese, avrebbero potuto provocare.   Si tratta, per una parte, di andare avanti su strade già imboccate: * rendere strutturali le misure di sgravio contributivo per i nuovi contratti a tempo indeterminato, oggi previste solo per il 2015, riconsiderarne la configurazione per renderli più efficaci nel creare posti di lavoro stabili, rafforzare gli strumenti per fare crescere l’occupazione delle donne (42000 occupate in meno a febbraio rispetto a gennaio): non è solo un problema “di genere”, ma di sostegno alla crescita del tasso di attività della popolazione. * c’è, più in generale, da dare attuazione alla Legge delega sul lavoro: prendere sul serio lo spostamento di garanzie e tutele “dal luogo di lavoro al mercato del lavoro”, per dirla in modo un po’ schematico, richiede ammortizzatori forti ed universali e servizi qualificati che accompagnino le persone verso un nuovo impiego: occorre, intanto, prevedere il finanziamento a regime degli interventi che ora sono finanziati solo in via sperimentale, compresi gli interventi a sostegno della conciliazione tra impegni di cura, di vita e di lavoro che devono diventare una strategia di sistema. E, d’altra parte, per dare forza a “politiche attive” è necessario dare ai servizi pubblici per l’impiego un assetto istituzionale definito e un progetto Ci sono altre quattro questioni rilevanti: * i problemi del lavoro autenticamente autonomo, sotto il profilo fiscale e contributivo, solo “tamponati” nella Legge di Stabilità 2015 * il rinnovo dei contratti nella pubblica amministrazione, per investire sulle risorse umane e sulla modernizzazione dei servizi, degli interventi e delle procedure * all’interno del grande tema del contrasto alla povertà, da affrontare con interventi di sistema e non con la logica del bonus, la questione delle persone che sono povere perché perdono il lavoro e non riescono a trovarne un altro, spesso per la loro età, non solo perché il lavoro è poco * infine, il nodo previdenza: mettere in sicurezza il sistema rendendolo sostenibile è un interesse di tutte le generazioni (è un sistema a ripartizione!); ma deve essere sostenibile economicamente e socialmente: invece in questi anni sono accadute due cose: – il ritardato pensionamento delle persone più mature costruisce un serio impedimento all’accesso al lavoro dei più giovani – si sono prodotte ingiustizie: l’innalzamento dei requisiti di accesso alla pensione per le donne, oltre ad non avere alcuna gradualità, nega una differenza che permane nel lavoro di cura e nelle carriere lavorative, e quindi contributive, delle donne; il sistema ha regole immotivatamente rigide e penalizzati, che incidono negativamente sulla vita delle persone ed anche sulla dinamicità del sistema economico: e dunque, nell’ambito della Legge di Stabilità per il 2016, vanno previsti interventi per completare la salvaguardia di tutti lavoratori cosiddetti “esodati”, l’introduzione in via strutturale di elementi di flessibilità per l’età di accesso alla pensione, interventi per attenuare il peso delle regole per il pensionamento sulle donne. La manovra di risparmio sulle pensioni è stata una delle componenti fondamentali dell’operazione di risanamento finanziario di fine 2011, con un risultato molto superiore alle previsioni di allora, come si può dimostrare; una quota del frutto della riduzione del costo del debito e della ripresa economica che ne è derivato deve poter tornare nel sistema previdenziale per sanare qualche ingiustizia, dare certezze e una prospettiva previdenziale a tutti, anche ai più giovani.   Per concludere, torno al “punto”: essere capaci di attuare una politica di bilancio, certo rigorosa e consapevole dei vincoli, ma in grado di trasferire sulla vita delle persone, in modo che li possano percepire, i primi frutti di una stagione che può essere diversa dal passato.


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