Disegno legge di stabilità: cosa c’è per pensioni e per pensionati

il 4 novembre 2014 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Cosa c’è e cosa non c’è, nel disegno di legge di stabilità, per le pensioni e per i pensionati?

A – Cominciamo dai pensionati:

- non c’è un nuovo intervento di blocco della perequazione automatica, tentazione sempre presente per recuperare risorse da un platea vasta. Non è banale, né il notarlo è da considerare una “magra consolazione”. L’inflazione è bassa e la perequazione sempre insufficiente, ma quel meccanismo costruisce un presidio importante per i redditi dei pensionati.
- non c’è l’estensione degli “80 euro” al mese a chi ha meno di 24.000 euro di imponibile, una riduzione delle tasse pensata ed attuata (ora, con la legge di stabilità 2015, in modo permanete) per i lavoratori dipendenti e promessa a suo tempo anche ai pensionati. Questo è un problema aperto
- è stato scongiurato lo spostamento di dieci giorni del pagamento di tutte le pensioni; rimane l’unificazione al 10 del mese del giorno di pagamento per chi ha trattamenti diversi, ad esempio INPS ed ex INPDAP (sino oggi pagati in giornate diverse, tra il 1 e il 16).

Il fatto è che i pensionati non hanno un proprio “posto” definito nella Legge di Stabilità, la loro condizione non è tra le priorità. Certo, gli effetti della manovra possono significare molto anche per loro: dare una spinta alla ripresa dell’economia e alla crescita del lavoro stabile è importante anche per gli anziani. E tuttavia, la valenza della condizione di questa parte, così numerosa, della popolazione è ancora poco presente nell’azione del Governo

Infine, se non sarà corretta la riduzione di 100 milioni del Fondo per la Non autosufficienza, come è necessario che avvenga, saranno gli anziani i più penalizzati.
Il taglio al finanziamento dei Patronati (meno 150 milioni) che li condannerebbe ad una riduzione drastica della presenza capillare che assicurano, sarebbe anch’esso un danno soprattutto per i pensionati.
Su entrambe queste ultime questioni, il lavoro parlamentare si propone di intervenire per correggere quelli che riteniamo errori gravi.

B – La condizione di chi attende di andare in pensione è quella più “assente” dalla legge di Stabilità

Il Governo non ha individuato la legge di Stabilità come strumento per finanziare, anche parzialmente, la soluzione dei tanti problemi lasciati aperti dalla manovra sulle pensioni di fine 2011:
- la necessità di reintrodurre nel sistema criteri di flessibilità per il passaggio tra lavoro e pensione per tutti e soprattutto per le donne, che sono state le più penalizzate
- ci sono ancora decine di migliaia di esodati: la recente “sesta salvaguardia” porta a fine 2015 il termine per maturare il diritto a pensione con le regole pre-Fornero ed essere salvaguardati; questo dà il tempo per approntare ulteriori provvedimenti, ma con quali risorse?
- rimangono irrisolte questioni specifiche ma rilevanti: Quota 96 nella scuola, macchinisti delle ferrovie, penalizzazioni per i lavoratori “precoci”.

Nella Nota integrativa al Bilancio di previsione il Governo dichiara intenzioni condivisibili: definitivo superamento della questione “esodati”, necessità di una risposta all’esigenza di rendere più flessibile l’uscita dalla vita lavorativa, anche per favorire il ricambio generazionale e l’invecchiamento attivo.

Ma per tutto questo, nel testo della Legge di Stabilità, non c’è alcun strumento.
E’ necessario, invece, che si individui almeno un percorso più certo e che siano previsti primi passi concreti in quella direzione.

C – Impianto del sistema previdenziale e le sue prospettive, due osservazioni:

- con l’adeguamento dei trasferimenti dovuti dallo Stato, verso la “Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali” presso l’INPS, prosegue il cammino che riforme ormai “antiche” avevano avviato: la progressiva separazione tra previdenza e assistenza e l’assunzione a carico dello Stato delle spese relative ai trattamenti assistenziali: un processo importante.

- l’anticipazione del TFR in busta paga (al di là delle osservazioni di merito su quella disposizione) e l’aumento dell’aliquota di tassazione dall’11 al 20 % per i fondi previdenziali complementari pongono serie ipoteche sul consolidamento della previdenza complementare stessa, essenziale per garantire un reddito dignitoso ai futuri pensionati, soprattutto a chi è ancora giovane.


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