DL Lavoro Marittimo: l’ordine del giorno e la dichiarazione di voto PD

il 12 settembre 2013 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

Stampa post Stampa post

Ratifica ed esecuzione della Convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) n. 186 sul lavoro marittimo (C. 1328)

 

Ordine del giorno

La Camera,

premesso che,

il provvedimento in oggetto – “Ratifica ed esecuzione della Convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) n. 186 sul lavoro marittimo – e le connesse disposizioni di adeguamento dell’ordinamento interno mettono a disposizione un quadro di regole standard globali, frutto di numerosi  strumenti  elaborati dalla comunità internazionale per tutelare il lavoro in ambito marittimo e per garantire condizioni di corretta concorrenza e affidabilità per gli operatori del commercio per mare;

la predetta Convenzione prevede diritti e principi fondamentali per la gente di mare in diversi ambiti – attinente in particolar modo le dignitose condizioni di lavoro a bordo e la tutela della salute – e  fissa, tra le altre,  regole standard e linee guida in materia di tutela della salute e della sicurezza e prevenzione degli infortuni;

le condizioni di lavoro della gente di mare presentano proprie specificità; d’altro canto, a tali lavoratori vanno garantiti diritti e tutele corrispondenti a quelle che la normativa assicura alla generalità dei lavoratori e delle lavoratrici;

l’art. 3, comma 2, del Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro – Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 – prevede, entro un termine che è stato più volte prorogato,  l’adozione di provvedimenti  finalizzati a dettare le diposizioni necessarie per consentire il coordinamento tra la disciplina prevista nel testo Unico stesso e la normativa speciale relativa all’attività lavorativa a bordo delle navi, così come quella in ambito portuale e quella concernente il trasporto ferroviario;

tuttavia, con lo strumento regolamentare previsto dal D.lgs. 81/2008 non è stato possibile operare il prescritto raccordo tra la normativa generale e quella speciale riguardante i singoli settori, il quale richiede necessariamente l’individuazione di nuove e autonome fattispecie anche penalmente rilevanti, da operarsi con una norma primaria;

a tal proposito pare opportuno riprendere il percorso avviato nella scorsa legislatura dal Governo, che aveva già preso in considerazione la necessità della approvazione di un’apposita delega ai fini dell’adozione di più decreti legislativi aventi ad oggetto il riordino delle disposizioni in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro nel settore marittimo, oltre che in quello portuale e del trasporto ferroviario;

la questione è tuttora irrisolta e la ratifica della Convenzione ILO n. 186 sul lavoro marittimo ripropone l’urgenza di definirne una rapida soluzione; anche le  organizzazioni sindacali hanno di nuovo sollecitato una decisione, sottolineando che il merito dei provvedimenti da emanarsi è già stato sostanzialmente condiviso presso i tavoli competenti e che gli ostacoli riguardano soprattutto la gerarchia delle fonti normative;

impegna il Governo

ad adottare  con urgenza tutte le iniziative idonee a dare soluzione alla vicenda esposta in premessa, con la definizione di un percorso che porti all’adozione di appositi strumenti normativi in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei settori marittimo, portuale e ferroviario e dei relativi decreti delegati

Giacobbe, Fontana

 

Dichiarazione di voto Gruppo Partito Democratico

Anna Giacobbe.

Il gruppo del Partito Democratico voterà a favore del provvedimento che ratifica e dàesecuzione alla Convenzione OIL n. 186 sul lavoro marittimo adottata a Ginevra il 23febbraio 2006,e modifica alcune  parti del codice della navigazione e di altre normative nazionali.

Si tratta, insieme, di un atto dovuto e, d’altro canto, di un passaggio importante, tutt’altro che banale: l’obiettivo della Convenzione è garantire il diritto di tutta la gente di mare ad un impiego dignitoso, con il pieno riconoscimento di diritti fondamentali , e,nello stesso tempo,  condizioni più eque di concorrenza per gli operatori e i proprietari di navi.

Perché “dovuto”? e perché anche urgente? La convenzione è già entrata in vigore, lo scorso 20 agosto: lavoratori ed armatori hanno bisogno (e hanno il diritto) che il Parlamento, al più presto, metta a disposizione, anche del lavoro e delle imprese che operano sotto la bandiera italiana, un quadro completo e certo di regole e opportunità.

Come è già stato osservato anche nella discussione nelle Commissioni, la mancata ratifica potrebbe comportare una perdita di competitività per i nostri operatori che, in mancanza delle certificazioni attestanti la conformità delle loro navi alla normativa internazionale, potrebbero correre il rischio di provvedimenti di fermo amministrativo da parte delle autorità dei paesi di scalo.

Un atto dovuto, tuttavia, non è solo una formalità.

La Convenzione fornisce sia ai lavoratori, sia alla corretta concorrenza tra operatori,regole e standard, e una serie di linee guida.

La Convenzione valorizza la responsabilità dei singoli Stati, e quindi anche del nostro,nell’assicurare

> regole condivise di carattere globale e

> attività di controllo per garantirne il rispetto,

in una materia, quale quella del lavoro della gente di mare, che ha evidenti specificità e la necessità di standard comuni in tutto il mondo.

Da un lato, dunque, è rilevante il fatto che la Convenzione preveda espressamente che ogni Stato debba esercitare efficacemente il controllo sulle navi, con ispezioni regolari, rapporti, monitoraggi e procedimenti amministrativi. Dall’altro,  la Convenzione stessa, per il suo carattere sovranazionale, consente di fare passi in avanti rispetto alla necessità, che certo non è risolta, della progressiva convergenza tra normative e livelli di diritti garantiti nei diversi paesi e continenti, che come sappiamo sono molto, molto, distanti tra di loro.

Per altro verso, in Italia il settore dei marittimi, come altri settori del trasporto,attende ancora l’emanazione di norme, a livello nazionale, che consentano di coordinare ciò che è previsto a salvaguardia delle peculiarità di quell’ambito con la normativa generale sulla sicurezza del lavoro, contenuta nel Testo Unico, per l’insieme dei lavoratori e delle lavoratrici italiani.

Con l’accoglimento da parte del governo dell’ordine del giorno in materia, potremo rapidamente affrontare questo tema, visto (ed a maggior ragione) che ci sono le condizioni di sostanza per farlo, dato che le questioni di  contenuto sono largamente condivise tra le istituzioni preposte e le parti sociali.

Voglio poi sottolineare, tra i tanti, alcuni contenuti rilevanti e alcune specifiche previsioni del provvedimento che ci apprestiamo ad approvare:

tra i diritti e i principi fondamentali è prevista la libertà di associazione e il riconoscimento effettivo del diritto alla contrattazione collettiva: il rispetto dei diritti in materia di impiego e i diritti sociali della gente di mare è affidato (“può essere assicurato”) dalla legislazione nazionale, da contratti collettivi applicabili, oltre che da altre misure e dalla pratica: si tratta di affermazioni importanti. Come sempre, la contrattazione si “guadagna sul campo”, se così si può dire, la propria  efficacia, nelle condizioni date, e riceve da normative certe ed esigibili un sostegno effettivo . In particolare proprio nell’ambito del lavoro a bordo delle navi.  E’ quindi necessario che si vigili sull’applicazione della Convenzione, anche per evitare che si creino condizioni di dumping sociale,segnatamente tra lavoratori comunitari ed extra comunitari

Come è stato ricordato, il Senato ha approvato il ddl l’8 luglio scorso,sopprimendo con un emendamento l’art. 4 che prevedeva  modifiche in materia di legge regolatrice del contratto di arruolamento.

Si tratta di una materia delicata. Il testo trasmesso dal Senato conferma i contenuti dell’ art. 3, comma 2, del Decreto Legge 30/12/1997 n.457,convertito dalla Legge 27/2/1998, n. 30: e cioè che “le condizioni economiche,normative, previdenziali ed assicurative dei marittimi italiani e comunitari (…)sono disciplinate dalla legge regolatrice del contratto di arruolamento e dai contratti collettivi dei singoli stati membri”.

Se ” il rapporto di lavoro del personale non comunitario” rimane”regolamentato dalla legge scelta dalle parti”, ciò deve avvenire “comunque”nel rispetto delle convenzioni Oil in materia di lavoro dei marittimi e rimane fermo il fatto che le organizzazioni sindacali stabiliscono le condizioni economiche, salariali ed assicurative minime che “devono essere comunque osservate per tutti i lavoratori non comunitari”.

Proprio in forza della Convenzione, dunque, anche su questo punto lo Stato italiano deve esercitare tutti i propri diritti e doveri di vigilanza, affinché sulle navi battenti bandiera italiana non si verifichino fenomeni di dumping sociale.

Così come non dobbiamo nasconderci un tema essenziale che Convenzione, le regole che prevede per gli Stati che la ratifichino, aiuta ad affrontare, e cioè: a regole più stringenti in uno Stato   imprese, armatori hanno risposto e potrebbero rispondere tirandosi fuori, letteralmente “cambiando bandiera”. Sono le regole condivise ed efficaci a livello internazionale, proprio quelle chela Convenzione rafforza che aiutano a contrastare queste dinamiche.

Anche su questo tema è importante che il governo, accogliendo pur riformulatigli ordini del giorno, abbia assunto impegni significativi.

 

* sempre tra i diritti e principi si fa riferimento all’abolizione effettiva del lavoro minorile

* segnalo la regola 1.3 che prevede l’obbligo del corso individuale sulla sicurezza personale a bordo  delle navi e la regola 1.4, che prevede che tutti i marittimi debbano poter accedere a un sistema  adeguato e affidabile di collocamento gratuito per l’impiego  a bordo di una nave

 

Le modifiche alla normativa nazionale, contenute nel disegno di legge intervengono su una serie di .questioni importanti, in particolare:

> la depenalizzazione di alcuni comportamenti (diserzione e inosservanza di ordine da parte di un membro dell’equipaggio), che vengono comunque sanzionati sul piano amministrativo, quando non mettano a rischio l’incolumità delle persone e la sicurezza della nave

> il rafforzamento dei controlli sanitari per i minori e per i marittimi che svolgono specifiche mansioni

> l’innalzamento a 16 anni dell’età minima per l’ammissione al lavoro per il mozzo e il piccolo di camera

> l’abrogazione di una norma del 1939 che, per quanto ormai inapplicata, “gridava vendetta”, di stampo razzista e segregazionista, a proposito delle “persone di colore”.

 

Nel complesso, dunque, la Convenzione e la sua ratifica rappresentano un avanzamento nella cultura delle regole, dei controlli, delle responsabilità, dei diritti, e negli strumenti per rendere tutto ciò effettivo ed esigibile; un passo tanto più significativo perché riguarda un ambito di per sé globale, quello del lavoro in mare, in un’epoca in cui regole e diritti reggono, se reggono alla prova della dimensione globale.


« »

Scroll to top