Domani incontro al Mise per i lavoratori savonesi

il 15 giugno 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Cosa mi aspetto dall’incontro di domani al MISE? Mi aspetto che il Governo confermi l’intenzione di occuparsi dell’area savonese, della sua crisi e di come sostenere e sfruttare le sue potenzialità per fare ripartire un cammino di sviluppo, per ridare lavoro a chi lo ha perso e ai ragazzi e alle ragazze che lo cercano.

Non sarebbe giusto affrontare solo “singole crisi” (questa ipotesi, sostiene il presidente Toti, sarebbe l’esito del suo incontro con il ministro Calenda), non lo possiamo accettare: Piaggio e Bombardier sono due vicende a sé, le incertezze che le riguardano hanno aggravato un quadro già difficile. Tirreno Power non è una “vertenza” qualsiasi, per come si è sviluppata e per i suoi esiti.

Savona, il nostro territori nel suo insieme, ha bisogno di ricostruire, con strumenti eccezionali, una prospettiva economica e di lavoro.

Non siamo un deserto, non siamo un’area depressa. Ma area di crisi sì, una crisi “complessa”, appunto. Per la sua profondità e per la necessità di interventi complessi.

Attirare investimenti e nuove attività manifatturiere: non attività qualsiasi, ma imprese interessate alla vicina di un porto importante e di una sede di ricerca e sostegno all’innovazione che il Polo Universitario può rappresentare.

Di energia ci sarà ancora bisogno: come produrla meglio e farla costare meno è una sfida che il Savonese può e deve saper affrontare.

Bonificare, migliorare la condizione ambientale è occasione per lavoro e per fare impresa anche di qualità.

Va ricostruito da capo un sistema di imprese, anche di servizio, che la crisi di questi anni ha sacrificato, insieme a tanti posti di lavoro dipendente, e che già aveva le sue fragilità nei tempi migliori.

Da soli non ce la facciamo, questo è il punto. E non possiamo aspettare per dare una risposta di reddito e di occupazione a chi ha perso il lavoro o non lo trova. Nel tempo breve che abbiamo davanti si perderebbero anche professionalità e competenze preziose. Un programma straordinario di lavori di pubblica utilità e di “riconversione professionale” con la prospettiva di un nuovo lavoro: anche questo ci serve, oltre agli ammortizzatori necessari per le singole imprese.

Il presidente del Consiglio Renzi ha detto di fronte al Parlamento che l’Italia esce dall’utilizzo del carbone per produrre energia, senza perdere posti di lavoro: si cominci dalla centrale di Vado -Quiliano.

Due presidenti di Regione sono intervenuti nella nostra campagna elettorale, e ci hanno detto due cose importanti: Chiamparino “Savona ha il mare che noi non abbiamo , Savona ha il porto che noi non abbiamo”; e Rossi “invidio i vostri 20 metri”, cioè la profondità dei fondali del nostro porto.

Siamo il mare e siamo il porto di un’area grande. Confermare gli investimenti sul nostro porto e lasciare a Savona-Vado l’autonomia gestionale necessaria per farlo funzionare bene e in modo da riversare sul nostro territorio la ricchezza che produce: anche questo mi aspetto dal nostro Governo.

Nella nostra economia altri settori hanno la possibilità e le potenzialità per creare ricchezza e lavoro.

Tutto questo è una sfida per la nostra comunità locale, ma è anche un “fatto nazionale”. Da domani si comincia.

 


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