Ecco, i voucher

il 23 dicembre 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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L’ultima riunione della Commissione Lavoro prima delle vacanze di Natale: iniziati i lavori sul disegno di legge per nuovi diritti dei lavoratori autonomi, già approvato dal Senato; e ripresa della discussione sui voucher. Cose serie. Per raccontarle ci vuole un po’: avrete pazienza
Ecco, i voucher. Proposte di legge di altri gruppi, presentate di recente, sono state abbinate, come si usa dire, a quelle già depositate da tempo, tra cui la nostra: alle firme che sono riportate nel frontespizio altre se ne aggiungono nel frattempo, di quasi tutto il gruppo Pd in Commissione e di altri. Le nostre intenzioni erano già molto chiare, basta leggere la relazione alla proposta di legge: ripristinare la funzione originaria del voucher, per prestazioni meramente occasionali. In quella forma, il voucher nasce con il governo Prodi, per l’agricoltura, in particolare per la partecipazione alla vendemmia di studenti e pensionati, e serve davvero a fare emergere lavoro nero.
Il Governo Berlusconi ne estende l’uso ad altri ambiti. Nel 2012, il governo Monti, ne liberalizza l’uso in tutti i settori. Nel 2013, primo ministro Letta, viene cancellato il requisito di “mera prestazione occasionale”.
Cosa ha a che fare con la Delega Lavoro (quello che continuate tutti a chiamare Jobs Act, ma io non mi ci rassegno)? Solo l’innalzamento da 5 mila a 7 mila euro come limite massimo annuo per ciascun lavoratore. In realtà, il vero legame con quelle modifiche della legislazione del lavoro sta in questo: la delega lavoro supera i contratti di collaborazione, la “zona grigia” dei lavori parasubordinati e spinge un parte di nuova occupazione, sino a che ci sono forti incentivi economici per le aziende, verso la forma più stabile e garantita del contratto a tempo indeterminato; ma un parte di nuova e vecchia occupazione “scende” verso la totale precarietà del voucher, che nel frattempo, prima della Delega Lavoro, ha perso la sua funzione originaria e si presta ad un uso negativo, copre parzialmente lavoro nero, anziché farlo emergere; fa saltare le regole basilari della contrattazione collettiva (un’ora di lavoro costa la stessa cifra per qualsiasi mansione o articolazione del lavoro; la copertura previdenziale è del 13%, anziché del 33%)
Nella discussione sui decreti attuativi della Delega Lavoro si pone il problema: il Governo, ed in particolare il ministro Poletti accetta di occuparsene; noi contestiamo che solo un contrasto degli abusi possa arginare un fenomeno ormai patologico; ma almeno l’intervento sulla tracciabilità e sull’obbligo di comunicazione all’Inps, prima della effettiva prestazione, viene deciso.
Basta? Evidentemente no. E’ diventa una forma di nuovo e neanche tanto moderno sfruttamento del lavoro: un simbolo di regresso dei diritti e una amara realtà nella vita di tantissimi, soprattutto giovani.
Qui trovate relazione e testo della proposta di legge: è del febbraio scorso.
Sarebbe una buona idea che se ne discutesse in Commissione Lavoro e tra Commissione e Governo, con tutti i passaggi necessari nel nostro gruppo parlamentare, anziché farne argomento di polemica interna al Pd (che si presta più a denunciare le colpe di questo e di quello, e si scoprirebbe che Poletti è quello che ne ha di meno, che a riportare questa forma di lavoro alla sua originaria, limitata, funzione). Intervenire con nettezza sui voucher, non con qualche operazione “cosmetica”, riportare a lavoro a tempo determinato, con le sue regole, quello che è lavoro a termine, riconoscere come lavoro a tempo indeterminato quello che è tale: è il “minimo sindacale”… si potrebbe dire. Mica facile, ma questo dobbiamo fare: lo scambio tra “togli i voucher e resti ministro”, invece è una vera sciocchezza.
La Proposta di Legge


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