Elezione del Presidente: la cornice e lo sfondo

il 26 gennaio 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Questa mattina, con gli incontri tra Renzi e i gruppi parlamentari del Pd alla Camera, si è aperta formalmente la discussione tra la gran parte dei “grandi elettori” democratici.
Cercherò di raccontare passo dopo passo questa nuova esperienza, per come la vedrò e la vivrò.
Oggi mi soffermo su tre questioni che stanno in premessa, che ne sono la cornice e lo sfondo:

1) Pesa su questo passaggio l’eredità di un precedente, quello del 2013, che viene ricordato per i “101”, ma che fu un’esperienza difficile nel suo complesso; una vicenda controversa, compresa la scelta di molti di non votare, pur dichiarandolo, Marini. L’ambizione è non soltanto di non ripetere gli errori di allora, ma di provare a “riscattare” i grandi elettori e il Pd

2) L’elezione del Capo dello Stato arriva nel bel mezzo di una discussione sulle riforme istituzionali, Costituzione e legge elettorale, nella quale sono emerse differenze e divisioni nel Pd, e più in generale una difficoltà a fare percepire il valore di queste riforme ad un Paese provato dalle difficoltà economiche e da mali antichi.
La necessità, riconosciuta da tutti, di realizzare le riforme in modo condiviso, tra “diversi”, ha rimesso a mezzo Berlusconi, che certo rappresenta una parte non marginale dell’elettorato, e che accresce la sua forza per il fatto che un’altra parte di elettorato ha dei rappresentanti che si sfilano sistematicamente dal confronto che costruisce soluzioni. Tenere ben distinto questo piano dal profilo del governo del Paese è cosa importante, ed è questione non risolta.

3) Un partito grande non può che essere composito e plurale: non credo si possa avere una buona opinione dello scomporsi in frazioni e sottofrazioni della rappresentanza politica, a sinistra, dove ciascuno cerca quelli più simili a sé stesso, con il risultato di non andare nessuna parte. E dunque, in un grande partito, come si formano le scelte, quelle su materie definite e quelle sulle grandi opzioni politiche? Come si garantisce la capacità di decidere (e spesso occorre farlo in fretta)? Il tema non è solo come decide, ma come funziona un partito, come esercita quotidianamente un ruolo di raccordo tra società e istituzioni, di strumento per selezionare classi dirigenti. Per tutto questo, ragionare solo in termini di maggioranza che decide e minoranze che si adeguano non risolve i problemi (il dibattito sulle primarie fa parte di questo ambito di interrogativi).

Di tutto ciò bisognerà tornare a discutere.
Ma il passaggio dell’elezione del Presidente della Repubblica è lì; in questi giorni il Pd farà la propria proposta; un dovere prima ancora che un diritto; e dovrà farlo senza pretese di autosufficienza: è un fatto matematico, oltre che politico e di rispetto delle funzioni di garanzia che sono affidate al Capo dello Stato.
Un passaggio in cui si vedrà se il Pd riesce ad entrare in sintonia con il Paese, con la vita delle persone, con i loro sentimenti, oltre che con i loro bisogni.
Avanzare una proposta condivisa dentro il Pd, non mettere in scena un “teatrino”, è importante anche per riuscire in questo intento.
Il metodo con cui il confronto tra di noi è iniziato è utile. Ora vediamo se siamo capaci, tutti, ma innanzitutto chi ha più responsabilità, il Segretario/Presidente del Consiglio, di fare scelte “all’onor del mondo”, e nel modo più comprensibile e dignitoso.


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