Elezioni in Liguria: “E’ colpa mia, anche”

il 1 giugno 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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“E’ colpa mia, anche”. Comincerei così a commentare il voto ligure. Anche; per la mia quota. Non mi sento tra i maggiori azionisti della sconfitta, ma ne sono partecipe, con tutto il mio partito.

A livello nazionale il Pd non può considerarsi assolto, nonostante il 5-2 ed il fatto che governa nella maggior parte delle regioni, molte conquistate o confermate ieri e nel recente passato.

Ma la Liguria è “il problema”: un problema dei liguri e del Pd nazionale. Dei liguri come cittadini, che avranno un governo con una maggioranza consiliare, se va bene, risicata e condizionata da un risultato molto significativo della Lega: non credo che governeranno bene. Dei Liguri del Pd: gli errori ci sono stati e pesanti. Non si tratta ora di cercare, anche tra noi, il capro espiatorio. Ma: l’idea di autosufficienza è fallita; sono state sottovalutate le spinte (sociali e pre-politiche) che anche in Liguria hanno portato voti a M5S, Lega, per non parlare dell’astensionismo, con elementi molto negativi, ma anche con forti istanze di cambiamento; Lella Paita, candidata generosa, ma non in grado di conquistare il consenso necessario, legittimata dalla primarie e sostenuta poi da tutto il Pd, eppure candidata sbagliata, oggettivamente.

E non avere fatto davvero in tempo utile, obiettivamente, ed in modo condiviso nel Pd, una valutazione sui risultati dei dieci anni di governo di Burlando, risultati usati come argomenti da tifosi pro o contro nelle primarie.

La crisi dei partiti tradizionali in Liguria si mostra in tutta la sua evidenza. Ma quello con cui dovremo fare i conti è una crisi di classi dirigenti, più forte e netta a Genova, per il centro sinistra, se posso permettermi, ma che non assolve nessuno di noi. Di questo dovremo occuparci e dovrà occuparsi il Pd nazionale; serve un vero rinnovamento, non solo generazionale, come è evidente.

Pastorino ha fatto la propria parte: che una rottura a sinistra avrebbe favorito il candidato del centro destra è un fatto oggettivo, il centro destra vince anche per questo; anche lui e chi lo ha sostenuto (compreso qualche famoso stratega) hanno sottovalutato il centro-destra, hanno forse sperato che la disarticolazione di tutto il quadro portasse a nuove elezioni, o che il M5S potesse vincere e fare con loro l’esperimento degli esperimenti.

In ogni caso, dire che “la colpa è di Pastorino” è sbagliato. Facciamo un po’ di conti: la somma dei voti di coalizione delle liste che hanno sostenuto Paita e Pastorino è di circa il 37%; la coalizione di Toti il 37,8. C’è un problema più profondo

C’è stato un influsso delle politiche nazionali sugli orientamenti elettorali, senza dubbio: anche questo va messo in discussione. Ma di una cosa sono convinta: questo governo deve poter andare avanti per governare una fase difficilissima, e nello stesso tempo con opportunità che possono aprirsi, sul piano interno ed internazionale. Andare avanti non in perfetta continuità, certo.

L’analisi del voto è una cosa seria: facciamola

Il risultato delle singole province e dei singoli comuni andrà valutato con attenzione e non in modo superficiale: ci sono probabilmente molte cose che ci può insegnare.


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