Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro

il 12 ottobre 2014 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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E’ importante che si celebri ogni anno la Giornata Nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, riconosciuta ormai da molto tempo dallo Stato italiano, dalle nostre istituzioni: è importante ricordare, non in modo episodico, fatti e persone, uomini e donne che hanno visto la propria vita troncata o compromessa mentre erano al lavoro; ancora pochi giorni fa, come è stato ricordato, anche nella nostra provincia è accaduto.
La Giornata Nazionale ci fa sentire il valore di un evento che tiene insieme la nazione, ci aiuta a riconosce quanto il problema sia generale, come attraversi ogni territorio, ogni regione, ogni settore.

Da un lato noi abbiamo il dovere del ricordo, il ricordo delle vittime, il pensiero per i loro familiari, il riconoscimento di un sacrificio; parliamo di “caduti sul lavoro”, quasi fosse un conflitto, una guerra, un evento eccezionale e tragico; in realtà si tratta di un tributo quotidiano, della “normalità”, se così si può dire, del lavoro, soprattutto in certi settori.
Per molto tempo questo ha fatto invocare la “fatalità” come causa delle tragedie ; sappiamo che non è così; sappiamo che la cura del lavoro, delle sue condizioni concrete, la protezione dai rischi che, quelli sì, sono parte delle attività lavorative in senso generale, fa la differenza, salva vite umane, conserva l’integrità delle persone; parliamo di incidenti, di eventi in cui le persone che lavorano perdono al vita o tal propria integrità fisica; troppo poco si ricorda il fatto che le malattie professionali, il logoramento nel tempo “del corpo e dell’anima”, minano la salute, compromettono la qualità della vita e la sua durata.

Ecco, la sua durata. Le nuove regole della previdenza danno molta importanza alla “aspettativa di vita”; una aspettativa di vita che cresce, almeno per il momento, e, per le regole delle previdenza, allontana il momento in cui si andrà in pensione, per via di un meccanismo automatico. E’ uguale per tutti l’aspettativa di vita? voi sapete bene che non è così!
Dico queste cose perché l’opera della vostra associazione è utile, certo, per dare sostegno alle persone che hanno subito incidenti sul lavoro o hanno contratto malattie professionali, o ai familiari superstiti, ma può servire, al di là di questo, per aiutarci a fare capire a tutti che nel lavoro c’è una persona, un uomo o una donna, qualche volta una ragazza o un ragazzo; non tutti uguali, perché non tutti lavori sono uguali, non tutte le persone sono uguali dentro il lavoro.
C’è stato qualcuno che, prima di altri, ha messo in evidenza il fatto che ciascuno sta nel lavoro con tutta la propria persona, con il proprio corpo così com’è fatto: sono state le donne, il movimento femminista: quelle donne ci hanno detto “noi portiamo tutte noi stesse nel lavoro”, come in ogni aspetto della vita; è così anche per ogni uomo (solo che gli uomini non ci pensano).

Si parla tanto delle priorità che le imprese indicano per uscire dalla crisi: burocrazia, credito, costo dell’energia, fisco, debiti della pubblica amministrazione, ecc..
Tutto giusto: anzi, va detto che pure la sicurezza sul lavoro può essere più forte se l’economia cresce e genera ricchezza che può essere destinata anche a rafforzare i diritti e le tutele.
Ma ciò che dovremmo saper dire alle imprese è: sai qual’è la tua priorità, sai cosa devi dire ogni giorno che “tiri su la saracinesca” ogni volta che “apri bottega”, che tu sia un’impresa grande o piccolissima? per prima cosa devi pensare “l’importante è che nessuno si faccia male!” Vale, anche se in modo certamente diverso, per ogni lavoratore che inizia la sua giornata di lavoro: sto facendo tutto quello che devo per non farmi male, perché i miei compagni di lavoro non si facciano male?
Una questione di priorità, quindi, di cultura: ma se il lavoro non ha valore, se deve costare il meno possibile, se le condizioni della competizione sono al ribasso, le priorità saranno altre, e troppi continueranno a farsi male! A farsi male o ad ammalarsi: fa notizia (anche se non abbastanza) che il lavoro provochi ancora così tante vittime di incidenti, molto meno che porti tante malattie, vecchie e nuove.

In questi anni si sono fatti passi in avanti: penso che, nonostante i tanti problemi ancora aperti, dobbiamo rivendicare l’utilità del decreto legislativo 81, di una norma che, insieme ai provvedimenti attuativi, ha messo a sistema la politica della prevenzione, affermando che per tutti i lavori, in tutti i settori, vanno valutati i rischi e vanno organizzati gli strumenti per prevenire i danni alla salute e all’integrità delle persone e per rimuoverne le cause.
Ci sono ancora buchi nell’attuazione di quelle norme: ci sono ad esempio settori, come quelli dei trasporti e della pesca, della gente di mare, che attendono che le norme di settore siano coordinate con il decreto legislativo 81 (è una delle cose di cui mi è capitato di occuparmi in questi mesi).
Ci sono troppe situazioni in cui non si rispettano le norme di legge ed i contratti di lavoro. Ma nell’insieme è stato fatto un salto di qualità, che va difeso e “rinnovato” se così si può dire, sia perché non va mai dato per scontato che l’esistenza di una regola porti ai risultati attesi, sia perché il lavoro cambia, e con esso i rischi connessi.
Cambia la qualità dei rapporti di lavoro, l’organizzazione del lavoro e dell’impresa.
I dati, che avete riportato, sull’andamento degli infortuni mortali e non, dicono degli effetti, nel lungo periodo, di una normativa buona, utile, ma anche della riduzione degli infortuni perché diminuiscono gli occupati, molti rapporti di lavoro sfuggono ai controlli e alle regole perché “atipici” o, a maggior ragione, perché non regolari.
Il lavoro che possiamo fare in Parlamento per estendere la tutela della salute e la sicurezza sul lavoro riguardano le regole specifiche, ma anche l’insieme dei diritti e delle tutele.
Significa investire in questo ambito, dirottare risorse verso il lavoro, verso la tutela dei lavoratori nei periodi di crisi; le innovazioni previste nella legge delega sul lavoro si propongono di ridurre il carico di adempimenti formali, come chiedono giustamente le aziende: questo non deve significare che si riducono i controlli sostanziali. Si possono fare coincidere sburocratizzazione e maggiori garanzie di trasparenza e quindi anche di sicurezza sul lavoro? Facciamo l’esempio del DURC: le regolarità contributiva delle aziende testimonia anche del rispetto in generale delle regole, anche quelle sulla sicurezza sul lavoro: fare sì che negli appalti pubblici gli enti che assegnano i lavori possano accedere per via telematica alla documentazione che prova la regolarità nei confronti di Inps e Inail delle imprese appaltanti rende più facile la vita delle imprese serie e insieme evita, tra le altre cose, il trucco dei DURC cartacei “corretti” con il bianchetto o la scoperta “a babbo morto” delle posizioni irregolari.
Anche questo ha fatto parte del nostro lavoro parlamentare di questi mesi.
E’ in corso anche una discussione sulla semplificazione e razionalizzazione delle attività ispettive, dei controlli: è giusto che in una azienda non arrivino quattro o cinque controlli in un arco di tempo breve, da parte di quattro o cinque istituzioni che non comunicano tra di loro; ma non va persa la professionalità e la specializzazione di chi effettua le ispezioni e tutto deve tendere a fare in modo che si controlli meglio, in modo più semplice ed efficace insieme: si può, se si vuole.
Quindi, la prima cosa è continuare a rafforzare gli strumenti per la prevenzione e la costruzione di condizioni di lavoro che permettano di dare realmente spazio alla prevenzione dei rischi.
Ci sono, insieme, le esigenze di coloro che già sono stati vittime degli incidenti sul lavoro, o dei superstiti: il vostro presidente ha detto dei piccoli, ma significativi, interventi che con la legge di stabilità 2014 è stato possibile realizzare; le rivendicazioni dell’Anmil sono conosciute e presenti soprattutto a chi lavora nelle Commissioni parlamentari che si occupano di lavoro e di politiche sociali; su alcune non c’è discussione, su altre occorre forse un “supplemento di indagine”, penso soprattutto alla nuova normativa Isee (la vostra associazione livello nazionale ha già avviato il confronto con le Commissioni competenti e con il Governo).
Altri passi avanti andranno fatti, per migliorare le prestazioni economiche e per sostenere le persone invalide nella ricerca di un nuovo lavoro o per rendere possibile un livello di integrazione lavorativa e sociale dignitoso. Io mi metto a disposizione per lavorare anche in questo territorio alla realizzazione di obiettivi condivisi ed anche affinché chi ne ha diritto possa usufruire di prestazioni e riconoscimenti che sono dovuti senza dover sottostare ai ritardi, agli errori, ai rimpalli di responsabilità a cui talvolta dobbiamo assistere.
Facciamo i conti con una situazione economica ancora difficile, non solo in Italia ma in tutta Europa.
Abbiamo bisogno che le politiche comunitarie cambino profondamente, nella direzione di un più forte sostegno alla crescita dell’economia, con investimenti, anche con l’allentamento dei vincoli di bilancio, e alla costruzione di una Europa sociale, oltre il rigorismo dei conti e della finanza pubblica.
Ma la crescita economica non porterà vantaggi al lavoro e alla sua qualità e quindi anche alla sua sicurezza, se al lavoro non si darà valore. Deve essere un imperativo; non è facile, ma la modernità che dobbiamo costruire deve partire da lì, altrimenti è solo un vestito nuovo di cose vecchie.
E invece si può innovare davvero la nostra società e il nostro Stato, il rapporto tra le istituzioni e la società, le persone, i loro bisogni e aspettative.
Le “organizzazioni di interesse”, come la vostra,quando rappresentano un interesse concreto, ma “generale”, e sono portatrici di richieste di giustizia e di dignità, contribuiscono a creare un tessuto sociale coeso e solidale, a dare valore alla dimensione collettiva, in un’epoca in cui a nuovi modi di comunicare si affiancano nuove solitudini.
Per questo ringrazio voi ed il lavoro che fate, nel giorno in cui tutto il Paese ricorda le persone che sul lavoro hanno perso la salute o la vita.
Il messaggio della Giornata nazionale di quest’anno è particolarmente significativo, richiama il valore della solidarietà tra le generazioni, il pensare a se stessi e alla propria sicurezza per dare futuro ai nostri figli. Rafforzare la cultura della sicurezza e dare valore al lavoro è i’investimento più importante che possiamo fare per il futuro di tutti.


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