Il 26 maggio la presentazione di “La lettera sovversiva. Da don Milani a De Mauro, il potere delle parole”

il 22 aprile 2018 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Il prossimo 26 maggio un gruppo di donne savonesi organizzerà un incontro per presentare “La lettera sovversiva. Da don Milani a De Mauro, il potere delle parole” di Vanessa Roghi
Vanessa Roghi insegna Storia contemporanea all’Università Roma Tre, Storia e TV nella Facoltà di Lettere della Sapienza Università di Roma, e si occupa di storia della cultura.

Ragioneremo insieme di tre cose:
1) l’esperienza di don Milani e dei ragazzi della sua scuola: ciò che ha significato cinquanta anni fa la Lettera a una professoressa, un “libro-manifesto suo malgrado”, e quanto ancora oggi possa valere, in un tempo diverso, quella ricerca e quel messaggio. Senza retorica: “si tratta di prendere in mano la Lettera a una professoressa e collocarla nel tempo”, “a partire dalle proprie domande e dalle proprie esperienze”. Come un “libro seme”.

2) la scuola. Il Prologo si apre con la citazione “Bisognerà dunque accordarci su ciò che è scuola buona” (don Lorenzo Milani, 1965).
Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università, della Ricerca, ha pubblicato nello scorso mese di gennaio il Rapporto della Cabina di regia per la lotta alla dispersione scolastica e alla povertà educativa. Dopo avere descritto i “saperi irrinunciabili” (quelli che consentono di avere una base di conoscenze e competenze tale da poter esercitare la cittadinanza attiva, e che permettono di riprendere gli studi nel corso della vita), il documento afferma che “la serie storica dei dati conferma una seria debolezza delle competenze irrinunciabili”: il punto è che quella debolezza è correlata “con l’origine famigliare o territoriale, condizionata, dunque, dall’esclusione sociale e culturale nella quelle vivono e crescono bambini e ragazzi”.
Fa un certo effetto leggere in un documento del MIUR del 2018 che “la scuola italiana è tuttora “di classe” – come diceva don Milani 50 anni fa”.
Non siamo agli anni Sessanta. Ci sono stati progressi, e nello stesso tempo sono rimaste o sono cresciute vecchie e nuove diseguaglianze.
La situazione è migliorata, ma rimane estremamente critica per tre elementi che si intrecciano tra di loro: alti tassi di abbandono e molte ripetenze, alto numero di ragazzi (e di adulti) che non possiedono le “conoscenze irrinunciabili”, alto tasso di povertà minorile.
Da decenni le scuole, singoli docenti, il privato sociale, gli enti locali, hanno realizzato tante buone esperienze, diffuse ovunque in Italia. Ma, ci dice ancora il Rapporto del MIUR, “è indispensabile riavviare un dibattito onesto sui nodi concettuali, politici e operativi che attengono alla questione cruciale del perché tanto lavoro non ha prodotto un risultato da tutti auspicato”: l’obiettivo è riprendere il cammino per “coniugare, ovunque, lotta alla povertà e impegni per il successo formativo”.
Le organizzatrici dell’incontro su “La lettera sovversiva” intendono dare un contributo a questo dibattito onesto e a questo cammino.
La discussione sulla scuoia in questi anni si è concertata soprattutto su stabilizzazione dei docenti precari, organici, edilizia scolastica: è mancata o è stata insufficiente, o comunque non ha coinvolto gli attori della scuola, una seria riflessione su come i bambini e i ragazzi (e anche il personale, docente e non) “stanno” nella scuola, su come la scuola assolve al suo compito educativo e di contrasto alle diseguaglianze che impediscono a tutti di realizzare un percosso formativo adeguato e soddisfacente.
Un altro “filo” che percorre il testo della Roghi: il racconto dello scambio di corrispondenza tra i ragazzi di Barbiana e i bambini di Vho, gli scolari di Mario Lodi, il legame con una esperienza didattica straordinaria, “innovatrice, incentrata sulla libera creatività espressiva del bambino”. “A scuola i bambini possono imparare a vivere ogni giorno da cittadini liberi e responsabili”; bisogna “mettere al centro della scuola il bambino, liberarlo di ogni paura, dare motivazione e felicità al suo lavoro”
E Mario Lodi cita don Milani (Lettere Pastorali) quando racconta come gli educatori “non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter fare scuola”.

3) l’uso delle parole, la “padronanza” delle parole. “Saper usare le parole distingue chi comanda da chi è destinato ad obbedire” “Bisogna agire sulla parola per cambiare i rapporti di forza fra gli esseri umani”.
Nel 1963 Tullio De Mauro pubblica la Storia linguistica dell’Italia unita: la questione della lingua è una questione “sovversiva”, di attualità stringente. Non a caso, sottolinea Vanessa Roghi, il libro di De Mauro esce nello stesso anno nel quale le medie unificate diventano finemente realtà.
“E’ solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi si sa esprimere e intende l’espressione altrui.” (Lettera)
“Tutti gli usi della parola a tutti mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”. E’ Gianni Rodari, ne La grammatica della fantasia (definito “elegante e geniale, un classico” da Tullio De Mauro); e presta il titolo al libro di Vanessa Roghi.

 

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