Il dibattito pubblico visto da qui, l’8 agosto del 2013

il 8 agosto 2013 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Non sono incline all’enfasi, e dunque il trionfalismo non sta nelle mie corde, solitamente. Anche ora non credo che sia utile alla causa, giusta, di rivendicare le cose positive fatte dal Parlamento e dal Governo, usare toni enfatici da “problema risolto”.

La fiducia nella possibilità di uscire dai guai matura nei cittadini se possono verificare che qualcosa cambia davvero nelle loro condizioni materiali e se in ciò che accade intravvedono una speranza: in ciò che accade, appunto, non in ciò che sentono raccontare.

E dunque, è giusto dire che il ciclo economico potrà vedere nei prossimi mesi una inversione di tendenza, che si stanno creando le condizioni per superare i vincoli più pesanti di una politica europea restrittiva, monetarista. Ma sapendo bene che sia la situazione concreta dei più, sia le ragioni profonde della crisi rimangono in tutta la loro durezza e drammaticità.

È importante, d’altra parte, raccontare in modo puntiglioso i fatti, il contenuto dei provvedimenti, impegnarsi, ed impegnare gli altri, a misurare gli effetti nei territori, nella vita concreta di aziende, persone, famiglie, comunità, delle cose che faticosamente decidiamo qui.

“Faticosamente” per le contraddizioni politiche inevitabili in un governo di compromesso, nato per le ragioni che conosciamo, che ho condiviso e continuo a condividere. E comunque su questo ieri Guglielmo Epifani ha detto cose molto chiare nella sua intervista al Corriere della Sera, che mi sento proprio di sottoscrivere.

Ma i vincoli veramente pesanti che gravano sull’azione legislativa e di governo sono (anche) altri due.

Il primo: proprio in questi mesi i limiti finanziari sono e saranno ancora molto stringenti;  l’autunno, diciamolo sommessamente e con il beneficio del dubbio, potrebbe invece aprire opportunità di allentamento del patto di stabilità interno, e all’inizio del prossimo anno nuove risorse comunitarie saranno disponibili per una azione più incisiva a sostegno del lavoro giovanile. Questo Governo si propone di realizzare questi passi positivi, e ne ha la forza. Deve, tuttavia, deve essere più chiaro su come le risorse (poche) disponibili saranno impegnate nelle emergenze da tutti riconosciute: tra queste, rifinanziamento ammortizzatori sociali, esodati, contributi dei parasubordinati e imposte per i giovani con partita iva, contrasto alle povertà estreme, sostegno alle persone non autosufficienti.

Un altro passo deve fare il Governo, ed anche questo è alla portata di questa fase politica: riconoscere che il risparmio previdenziale ottenuto con la manovra Fornero sulle pensioni (80 miliardi entro il 2021, certificati dall’Inps) è di molto superiore a quello stimato a suo tempo e che in quella differenza c’è uno spazio significativo per correggere le peggiori storture e ingiustizie della “riforma”, e per consentire la ripresa di un meccanismo di adeguamento delle pensioni al costo della vita. Ho detto che è possibile in questo Parlamento e con questo Governo, ma è tutt’altro che scontato, accadrà se faremo e se vinceremo una battaglia politica tutta aperta.

C’è un tema ben più ampio che riguarda la politica economica e finanziaria, la possibilità di realizzare politiche pubbliche a sostegno dell’economia e dei consumi ed il finanziamento di un welfare rinnovato ed efficiente.

Ma questo può essere l’orizzonte solo di una stagione politica nuova, in cui il Pd deve proporsi di sfidare la destra economica a politica, con un progetto che non è tutto da inventare, su cui il confronto interno è aperto: valgono due principi, che la cultura politica cui appartengo sostiene da tempo e che i fatti si sono incaricati di confermare: al centro c’è il lavoro e la produzione di beni e servizi, e non la finanza dei soldi che fanno soldi; una distribuzione diseguale della ricchezza è un freno alla crescita, e non il contrario.

L’altro vincolo che, visto più da vicino, come mi sta capitando, mostra tutta la sua  forza distruttiva ed è probabilmente il più difficile da superare, è il “blocco burocratico”, i lacci della proliferazione delle procedure e dei livelli decisionali. Non è alla portata delle forze e dell’alleanza oggi in campo;e non so se lo sarebbe con tanta facilità neppure di un governo guidato dagli esponenti più innovativi del nostro campo politico.

Ma non c’è dubbio che, su questo terreno, dobbiamo affidarci alle culture politiche nuove che sono nel Pd per fare almeno qualche passo in avanti; la mia “generazione” non ha gli strumenti, da troppo se ne parla e non si fa, o si fa il contrario.

È una faccenda che ha a che fare con la politica, ovviamente, non è altro dalla politica, risponde a sistemi di potere e non solo ad “apparati” conservatori.

È una montagna da scalare, ma alcune cose si potrebbero ben fare, in attesa della palingenesi. Possibile che si debba discutere tanto delle Province e che nel frattempo Prefetture, uffici territoriali dello Stato di varia natura, ecc. siano dei tutto fuori dall’”agenda”, tanto per dirne una?


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