Il lavoro, da valorizzare senza retorica. Perchè il Pd possa essere il mio, il nostro posto

il 12 luglio 2017 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Il lavoro è un tema decisivo e complesso.

Ci sono i fatti dell’economia e gli effetti che i processi strutturali provocano nel lavoro. Ma non si può rinviare alla “ripresa” la risposta alle persone che fanno i conti con il lavoro o il non lavoro.

Nell’epoca in cui viviamo, il lavoro che partecipa alla creazione del valore, come partecipa alla distribuzione del reddito generato da quel valore?

Bisogna misurarsi sul come è cambiata la catena del valore: l’ideazione, la progettazione, la creazione dell’ ”oggetto”, la sua riproduzione, la sua distribuzione, la manutenzione e il servizio.

Un argomento che non può essere trattato in modo superficiale, né retorico, mettendo tutto insieme confusamente: il lavoro che manca, il reddito che produce e quello che distribuisce, la stabilità o l’incertezza/precarietà, il cambiamento nell’organizzazione della produzione dei beni e dei servizi, gli effetti della rivoluzione digitale, la conciliazione con il lavoro di cura, ecc.

Perché quella dei voucher è una brutta faccenda? Perché questo strumento è diventato via via il simbolo della precarietà e della solitudine del lavoratori di fronte al datore di lavoro, e al lavoro in quanto tale. Non si trattava solo di abusi, ma di limiti dello strumento stesso. Il Governo prima ha sottovalutato, pensando di cavarsela con la “tracciabilità”: poi l’incomprensibile pendolo tra abrogazione totale e reintroduzione di una strumento simile (nel merito migliore) con emendamento alla “manovrina” e voto di fiducia. Si è prodotto uno strappo, non tanto con la Cgil, ma con un sentire comune, che ci ha imputato sia la conservazione di un rapporto di lavoro spurio, sia la difficoltà ad utilizzarlo per il casino che è stato fatto.

Dobbiamo tornare sul tema del costo “necessario” del lavoro perché possa avere un contenuto sufficiente di diritti e di tutele. Questa è la questione che la vicenda voucher ci mette di fronte: perché tanto usato ed abusato? Perché più flessibile? Ci sarebbero state alternative possibili. No: perché più flessibile e insieme meno, decisamente meno, costoso. Solo per il lavoro davvero occasionale, andrebbe bene, solo in quel caso sarebbe alternativo al lavoro nero.

E dunque esiste un problema generale di valorizzazione non retorica del lavoro: del lavoro subordinato, del lavoro autonomo, nelle nuove declinazioni dell’uno e dell’altro che la modernità ci mette di fronte


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