Il segretario: una persona che si prenda cura del partito

il 22 marzo 2017 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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nei prossimi giorni eleggeremo il segretario del Partito Democratico, prima nei circoli e poi tra gli elettori. Ecco, il segretario: una persona che si prenda cura del partito, come non è accaduto in questi anni.

Io penso che la scelta giusta sia Andrea Orlando e cerco di raccontarvi il perché.

Matteo Renzi ha guidato un governo che ha fatto anche molte cose positive: nonostante questo, le distanze tra noi e i cittadini e le cittadine si sono allargate e il Pd, tutto il Pd, è andato incontro a sconfitte, nelle elezioni regionali e locali, nel referendum costituzionale.

Avevamo immaginato un sistema politico bipolare, nel quale il nostro partito si proponeva di conquistare i voti sufficienti per governare da solo: le cose non stanno così, evidentemente; non andranno così. Un partito pensato come grande comitato elettorale del leader che si candida a governare il Paese ha mostrato la corda. Il Pd  ha perso via via la capacità di stare nella comunità, tra le persone, per capire, per ricucire legami strappati, per indicare possibili vie d’uscita alle tante difficoltà che quelle persone vivono: possiamo negarci tutto questo?

Dobbiamo riconoscere che l’idea che si possano superare gli ostacoli puntando sulle energie ed il carisma di un leader si è dimostrata un errore: e così abbiamo sprecato anche gran parte di quelle energie e di quello spirito innovativo che aveva avvicinato tante persone al Pd e di cui Renzi stesso era stato promotore. Abbiamo bisogno, tutti, non solo una parte di noi, di ritrovare una dimensione collettiva  della politica.

Andrea Orlando si candida ed essere il segretario di un Pd che cambia profondamente nel modo di organizzarsi e di lavorare, per costruire un campo largo di centro sinistra, per esercitare la nostra ambizione di essere un grande partito “insieme” ad altri e non “senza”.

Per riuscirci dobbiamo guardare in faccia la realtà e correggere anche la nostra linea politica.

La crescita delle diseguaglianze ha peggiorato la condizione materiale di molti; ha generato incertezza, chiusure e paure che non si allontanano dicendo che si “deve” avere fiducia. Pensare che quelli che ce la fanno riusciranno a mettere in moto l’economia, e poi il resto verrà da sé, si è rivelato un errore; e non è risultato convincente per molti che “non ce la fanno “ e che non vogliono sentirsi “gli ultimi che non saranno lasciati indietro”, ma protagonisti del proprio futuro.

Dobbiamo correggere la nostra rotta, assumere davvero il contrasto alle diseguaglianze come tratto distintivo del nostro agire; e darci come strumento un partito più solido e inclusivo, capace di conoscere e interpretare quello che accade nella società e di tenerci insieme su obiettivi condivisi: non un partito in cui chi vince diventa “il tutto” e gli altri si adeguano.

La parola d’ordine di Andrea Orlando Segretario del Pd è “ridurre le distanze”: quelle economiche, sociali, culturali. E anche le distanze tra di noi.

L’Italia è un Paese che ha grandi risorse inespresse, dobbiamo farle uscire allo scoperto, mobilitandole verso una riscossa civile e sociale. Dobbiamo superare stereotipi e vecchie ideologie, per far vivere davvero la nostra anima: l’eguaglianza.

Chi sceglie di sostenere Orlando mette al centro tutto questo: non lavora contro Renzi; verifica che non si è voluto capire, e cambiare di conseguenza: e invece il cambiamento serve al Pd, non ad una sua parte, per fare bene il nostro lavoro, per essere al servizio della comunità.

Io farò così.


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