Il SÌ al referendum non tradisce l’eredità dei padri e delle madri costituenti

il 23 agosto 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

Stampa post Stampa post

La prima cosa importante: la riforma che abbiamo votato in Parlamento, e che sarà sottoposta con il referendum al voto dei cittadini e delle cittadine, conferma in toto la prima parte della Costituzione: quella che ci fa dire che è “una delle più belle del mondo”, quella che molti considerano “la” Costituzione tout court: contiene i principi e i valori, gli obiettivi che la Repubblica deve perseguire.

La seconda parte, quella messa in questione oggi, prevede gli strumenti per attuare la Costituzione: la riforma si propone di cambiare parti delle nostre regole che si sono dimostrate deboli o inefficaci. Da decenni ci si pone questo obiettivo. I contenuti della nostra riforma sono un compromesso, come lo fu il testo uscito allora dalla Assemblea Costituente. Non stiamo “stravolgendo” la Carta fondamentale della nostra Repubblica, stiamo modificando gli strumenti per farla funzionare.

Si sarebbe potuto fare meglio? Sì, avremmo potuto trovare soluzioni migliori: ma quello che abbiamo votato è un buon compromesso.

Per la mia esperienza di questi anni, superare il “bicameralismo paritario”, cioè il fatto che tutte le leggi debbano essere approvate sia dalla Camera sia dal Senato, è una buona cosa: troppi provvedimenti attendono di diventare legge perché alla Camera sono stati votati e al Senato no, o viceversa.

Nel nuovo testo della seconda parte della Costituzione, tuttavia, si prevede che per le leggi che riguardano proprio la Costituzione stessa si mantengano passaggi “pesanti”, un iter che affida ancora ad entrambi i rami del Parlamento il potere di legiferare. C’è chi critica questo come una complicazione; ed invece abbiamo scelto di rendere più rapida l’approvazione delle leggi ordinarie, ed ancora molto meditata, e più “lenta”, la modifica delle leggi di rango costituzionale. A me sembra una buona soluzione.

La riforma interviene su un altro punto dolente del funzionamento delle nostre istituzioni: ci sono materie su cui sino ad oggi può legiferare sia lo stato nazionale, sia le Regioni; questo ha creato conflitti, complicazioni infinite per gli enti territoriali, per il sistema delle imprese, per le comunità locali. Anche su questo terreno, anzi soprattutto su questo, si sarebbero potute trovare soluzioni migliori: ci siamo fermati dove abbiamo potuto, ma certo il nuovo assetto è migliore di quello passato.

Queste due cose, la funzione delle due Camere e il rapporto tra Stato e Regioni, sono quelle di cui si occupa essenzialmente la riforma costituzionale. E poi, nel nuovo testo ci sono buone novità a proposito degli strumenti di partecipazione diretta, referendum propositivi ed abrogativi e leggi di iniziativa popolare, e per la rappresentanza paritaria delle donne e degli uomini nelle istituzioni.

È su questo che i cittadini e le cittadine sono chiamati ad esprimersi.

Il referendum è stato caricato di significati diversi, quasi si dovesse fare o un plebiscito per confermare il governo Renzi o una chiamata di tutti quelli che invece Renzi non lo vogliono, da destra a sinistra, a prescindere dalla sostanza degli argomenti di cui si sta discutendo.

Non mi piace, non accetto questo modo di presentare le cose, Certo, il risultato del referendum avrà conseguenze sulla politica italiana, non c’è dubbio: le persone sono in grado di valutare queste conseguenze, gli italiani e le italiane sono più consapevoli di quanto li si voglia dipingere. Hanno bisogno che tutti noi presentiamo le nostre ragioni e i nostri argomenti in modo corretto.

Ad una cosa ci tengo: chi sostiene la riforma, e la sua conferma con il SÌ al referendum, non tradisce l’eredità dei padri e delle madri costituenti: quell’eredità è ancora tutta lì, in parte incompiuta ed in parte spiazzata dal tumulto dei cambiamenti che percorrono la nostra società: aspetta che noi le diamo strumenti per camminare nei tempi nuovi che stiamo attraversando, con onestà e competenza. Con una direzione di marcia chiara: per me rimane quella dell’uguaglianza e della libertà; e di questi tempi anche la fraternità ha un suo perché. 


« »

Scroll to top