Imprese Turismo Balneare: il documento dei parlamentari PD

il 21 ottobre 2013 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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I parlamentari Pd confermano la scelta di dare soluzione in tempi brevi ai problemi del settore del turismo balneare, alla prese con l’applicazione delle normative comunitarie sulla concorrenza.
Dobbiamo rivendicare in ambito comunitario il riconoscimento della specificità del settore in Italia; così come è stato fatto per molti altri settori in altri Stati Europei, far capire che proprio nell’ambito della Direttiva Bolkestein ci sono gli strumenti per trovare la giusta soluzione ed intervenire sulla normativa nazionale e sulla sua applicazione in modo da dare prospettiva alle imprese che hanno investito e investono, che creano lavoro e assicurano qualità del servizio.
La messa a gara tout court delle concessioni penalizzerebbe tutto questo e non garantirebbe neppure l’interesse del pubblico ad una gestione delle coste corretto e alla valorizzazione economica di questo bene a fini turistici.
Dal punto di vista del metodo:
* la soluzione deve essere costruita con un consenso ampio, deve coinvolgere comuni e regioni che hanno competenze e responsabilità e hanno diritto non solo a dire la propria, ma anche a beneficiare del nuovo sistema che vogliamo creare, perché da esso dovrà derivare vantaggio, nuove risorse e beneficio per la collettività e per lo stato nelle sue diverse articolazioni.
* non possono essere trattate con superficialità questioni che riguardano la proprietà pubblica di beni inalienabili, ma essere consapevoli che essi hanno bisogno al contempo di una gestione che solo l’impresa tradizionalmente radicata nel settore può assicurare.
* la sede e lo strumento per risolvere la questione è la legge di stabilità: è vero il fatto che nel provvedimento varato dal Governo non ci sia ancora questo punto, ma è anche vero che il confronto all’interno delle istituzioni e con le associazioni del settore non ha ancora trovato un punto di sintesi, come è evidente a tutti, ed anche su questo le scorciatoie e le forzature portano con sé solo ostacoli e ritardi; il percorso parlamentare del provvedimento ed i tempi che comporta consentono di realizzare tutti gli approfondimenti necessari e l’individuazione della soluzione più utile. Una soluzione fragile sarebbe esposta alla messa in discussione in sede comunitaria o di contenzioso e questo è esattamente ciò che non vogliamo
* la situazione dei cosiddetti incamerati costituisce una emergenza, anche dal punto di vista dei tempi: va risolta strutturalmente nel quadro delle soluzione generale, ma ha bisogno di una immediata riposta al precipitare delle scadenze che gravano ormai da tempo sulle imprese interessate. La proroga contenuta nella legge di conversione del “decreto del fare” è scaduta da oltre un mese. Dal punto di vista della copertura, coloro che pagano canoni molto bassi vanno chiamati ad una operazione di riequilibrio, in attesa di un generale riordino dei canoni stessi, che superi le disparità fortissime che oggi esistono: per questo va valorizzata la disponibilità annunciata anche dalle associazioni di categoria in questo senso.
Dal punto di vista dei contenuti: occorre lavorare rapidamente per dettagliare l’ipotesi avanzata nell’incontro del 26 settembre, concertarla con Regioni e Comuni, e negoziarla con le associazioni di categoria. La materia deve essere affrontata organicamente nella legge di stabilità, attraverso una delega al Governo tesa ad un riordino complessivo, tenendo conto della necessità di una delega piena alle Regioni. In particolare si dovrebbero affrontare:
1. i criteri per il rinnovo delle concessioni tenendo conto della peculiarità della gestione delle nostre spiagge e discutendo la soluzione in sede comunitaria;
2. applicazione del federalismo demaniale e passaggio del demanio turistico alle Regioni;
3. criteri di sdemanializzazione in accordo con i Comuni interessati e modalità per la cessione.
Inoltre occorre verificare le ipotesi emerse nell’incontro del 26 settembre: spostamento delle linea che separa “patrimonio” e demanio marittimo, in modo tale da ricomprendere all’interno di quella linea le strutture oggi utilizzate dalle imprese, consentendo l’acquisizione alle stesse attraverso la forma dell’opzione; messa a gara delle concessioni sulle spiagge, definendo un canone equo e basando la gara non sul valore economico, ma su qualità dei servizi offerti alla balneazione e contributo alle politiche pubbliche di valorizzazione dei lungomare e di protezione delle spiagge. Va verificata la possibilità di adottare forme di prelazione per le imprese che operano a ridosso delle spiagge e che rispondano ai requisiti ora descritti sommariamente. Nessuna sanatoria di abusi edilizi deve essere consentita, anzi l’operazione può essere invece l’occasione per verificarli e rimuoverli.
Da questo processo deve uscire un nuovo patto tra lo Stato, nelle sue articolazioni, ed il sistema delle imprese del settore, basato sulla valorizzazione di un bene comune, sul fatto che la comunità deve avere beneficio dall’utilizzo di tale bene a fini economici, sulla fedeltà fiscale e sul superamento di ogni pura rendita di posizione.


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