Incontro sulla finanza locale, dopo la Legge di Bilancio per il 2017

il 13 dicembre 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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L’on. Antonio Misiani, della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ed esperto di finanza locale ha partecipato ad un incontro, nella sala consiliare del Comune di Celle: l’obiettivo è stato quello di mettere a disposizione degli amministratori locali del territorio i contenuti del lavoro parlamentare, quelli già acquisiti e quelli ancora incompiuti; e realizzare una occasione di ascolto, anche in vista degli ulteriori passaggi parlamentari e della gestione delle norme già approvate.

La vita degli enti locali è stata molto tormentata in questi anni. La condizione di crescente difficoltà delle popolazioni, di alcune fasce in particolare, la crisi dell’occupazione, particolarmente grave nella provincia (tanto da portare al riconoscimento di area di crisi industriale complessa), si sono scaricate soprattutto sui comuni, con una crescente domanda di servizi, una diminuzione delle entrate: l’impatto dell’arrivo dei profughi ha generato una ulteriore emergenza, e posto un problema di prospettiva, non solo contingente; e poi le emergenze meteorologiche ad ambientali; tutto questo, insieme a problemi antichi, che in parte derivano da una difficoltà che obiettivamente c’è stata di realizzare gestioni associate, di superare la frammentazione

Dopo i tagli degli anni passati, il Parlamento ed il Governo nel corso del 2016 hanno cercato di affrontare le questioni delle risorse degli enti locali, tenendo insieme i vincoli di finanza pubblica che non sono “spariti” e le esigenze delle comunità locali, riaprendo anche se in modo ancora insufficiente le maglie di una rete che ha stretto bilanci ed organici, spesa corrente e possibilità di investire.

Sino alla recente Legge di Bilancio, che ha pagato lo scotto della crisi politica, che è stata chiusa nel testo approvato alla Camera, e che anche per gli enti locali aveva rinviato alcune soluzioni al lavoro del Senato, che poi non c’è stato. Era in corso ancora un confronto tra il Governo e le associazioni delle autonomie, dall’ANCI, all’UPI, alla Conferenza dei Presidenti delle regioni. Avevamo ritenuto che fosse opportuno lasciare spazio a quel confronto, per poi inserire le soluzioni nell’esame al Senato.

In ogni caso, il testo della Legge contiene varie novità, che sono state illustrate puntualmente da Antonio Misiani, oltre ai contenuti del recente “decreto fiscale” e della legge sui piccoli comuni approvata alla Camera ed ora all’esame del Senato.

 

 

DOCUMENTAZIONE

 

* Antonio Misiani “I Comuni alla prova dei conti: Legge di Bilancio, finanza locale, servizi per i cittadini”

 

* Dal Sito Camera dei Deputati

Le misure contenute nella legge di Bilancio

Finanza locale

Le disposizioni recate dal disegno di legge di stabilità sulle amministrazioni territoriali si articolano in diverse tipologie di intervento, anche a seguito delle ulteriori norme inserite nel corso dell’esame presso la V^ Commissione.

Tra i principali interventi vengono in rilievo le nuove regole sull’equilibrio di bilancio di regioni ed enti locali, diverse disposizioni concernenti la dotazione e l’utilizzo delle risorse finanziarie degli enti locali e delle regioni, alcune norme volte a favorire gli investimenti sia delle regioni che degli altri enti territoriali e, da ultimo, specifiche misure che incidono sulla regolazione dei rapporti finanziari con le autonomie speciali.

 

Quanto alla regola del pareggio di bilancio, i commi da 463 a 482 introducono le nuove regole del pareggio di bilancio per gli enti territoriali ai fini del loro concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica. L’intervento consegue alle modifiche recentemente operate (dalla legge n.163 del 2016) sulla disciplina dell’equilibrio di bilancio di regioni ed enti locali contenuta nella legge n.243/2012 di attuazione del principio del pareggio di bilancio. In sostanza, mediante i commi in esame vengono messe a regime, con alcune modifiche, le regole sul pareggio già introdotte per il 2016 con la legge di stabilità 2016, che vengono pertanto contestualmente soppresse. La regola in questione, mediante cui gli territoriali concorrono alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica, consiste nel conseguire a decorrere dal 2017, sia in fase previsionale che di rendiconto, un saldo non negativo, in termini di competenza, tra le entrate finali e le spese finali, in conformità alla identica disposizione contenuta nell’articolo 9 della legge 243 sopraddetta.

Il rispetto del saldo di pareggio in questione è rafforzato da un articolato sistema sanzionatorio da applicare in caso di mancato conseguimento del saldo in esame e, contestualmente, da un sistema premiale in caso di rispetto del saldo stesso.

 

I commi 446-452, disciplinano l’alimentazione e il riparto del Fondo di solidarietà comunale, che costituisce il fondo per il finanziamento dei comuni anche con finalità di perequazione, alimentato con quota parte del gettito IMU di spettanza dei comuni stessi, da applicare a decorrere dall’anno 2017.

 

Le disposizioni provvedono, in particolare a quantificare la dotazione annuale del Fondo a partire dal 2017, pari a circa 6.197 milioni, fermo restando la quota parte dell’imposta municipale propria, di spettanza dei comuni (circa 2.770 milioni), che in esso confluisce annualmente.

Vengono inoltre ridefiniti e i criteri di ripartizione del Fondo medesimo, basati per la parte prevalente sul gettito effettivo IMU e Tasi del 2015 e per altra parte secondo logiche di tipo perequativo, vale a dire la differenza tra capacità fiscali e fabbisogni standard.

Si provvede altresì ad incrementare tale criterio perequativo, aumentando progressivamente negli anni la percentuale del Fondo da redistribuire secondo tali logiche perequative, anche prevedendo a tal fine un correttivo statistico per contenere il differenziale di risorse, rispetto a quelle storiche di riferimento, che potrebbe derivare dal meccanismo stesso della perequazione. In presenza della nuova disciplina di alimentazione e ripartizione del Fondo, nel corso dell’esame in Commissione è stato precisato che l’erogazione delle risorse destinate alle unioni e fusioni di comuni (30 milioni annui sia per le unioni che per le fusioni) continueranno ad essere erogate secondo gli importi e le regole ora vigenti.

E’ stato inoltre elevata (comma 447) dal 40 al 50 per cento, a decorrere dal 2017, la quota del contributo straordinario commisurato ai trasferimenti erariali attribuiti per l’anno 2010 a favore dei comuni che danno luogo alla fusione.

Quanto alle numerose disposizioni di carattere contabili per gli enti territoriali, nel corso dell’esame in sede referente sono state inserite nell’ambito dei commi da 433 a 443 diverse norme tese ad agevolare la gestione contabile e quella finanziaria degli enti locali, con riguardo, in particolare: alla possibilità di modificare il piano di riequilibrio finanziario pluriennale introdotto dal comma 714 della legge n. 208/2015, stabilendo che gli enti i quali abbiano presentato od ottenuto l’approvazione del suddetto piano prima dell’approvazione del rendiconto 2014 possono rimodularlo o riformularlo entro il 31 marzo 2017, in presenza di determinati presupposti, tra cui anche una attestazione circa il rispetto della disciplina sui tempi di pagamento degli enti interessati verso i propri creditori (comma 434); alla facoltà di riformulazione del piano triennale di copertura del disavanzo operato ai sensi dell’articolo 193 del Tuel da parte degli enti locali per i quali ricorrano, anche in tal caso, specifici presupposti stabiliti dalle nuove disposizioni (comma 435); alla previsione di un più ampio periodo temporale (dal triennio ora previsto ad un quinquennio) per l’effettuazione delle misure di riduzione delle spese correnti cui sono tenuti gli enti che accedano al Fondo di rotazione per la stabilità finanziaria degli enti locali (comma   436). Con analoghe finalità sono state estese anche al 2017 alcune disposizioni già vigenti in tema di rinegoziazione dei mutui, costituite: – dalla possibilità di utilizzare le risorse derivanti da operazioni di rinegoziazione di mutui, nonché dal riacquisto dei titoli obbligazionari emessi, senza vincoli di destinazione; – dal consentire di realizzare le operazioni di rinegoziazione di mutui anche in corso di esercizio provvisorio, fermo restando l’obbligo di effettuare le relative iscrizioni nel bilancio di previsione; – dalla facoltà per le province e le città metropolitane di rinegoziare le rate di ammortamento dei mutui, consentita solo per le rate in scadenza nell’anno 2015-2016 ed ora estesa anche a quelle in scadenza nel 2017 (commi 440-442).

Sempre in tema di riduzione di spesa è stata introdotta una disposizione (comma 459) tesa a meglio regolamentare la ripartizione delle riduzioni di spesa previste da alcune disposizioni vigenti nel caso in cui l’aggregato di spesa di riferimento gravi su comuni capofila di funzioni e servizi in forma associata,

 

Al fine di favorire gli investimenti degli enti territoriali, ai commi da 485 a 508 vengono assegnati agli enti locali spazi finanziari fino a complessivi 700 milioni annui, di cui 300 destinati ad edilizia scolastica, ed alle regioni fino a complessivi 500 milioni annui, per l’effettuazione di spese di investimento, disciplinando nel contempo i requisiti necessari per l’ottenimento delle risorse stanziate da parte degli enti richiedenti.

Tali requisiti vengono stabiliti con il fine di favorire la realizzazione di investimenti prioritariamente attraverso l’utilizzo, da parte degli enti interessati, delle risorse proprie derivanti dai risultati di amministrazione degli esercizi precedenti e dal ricorso al debito. In tal modo agli spazi in questione concerneranno prevalentemente gli enti locali virtuosi, quelli cioè che non riescono ad utilizzare gli avanzi di amministrazione rispettando nel contempo il saldo di equilibrio di bilancio, a causa dei limitati importi iscritti nel fondo crediti di dubbia esigibilità: circostanza questa rinvenibile presso quegli enti che iscrivono in bilancio entrate in gran parte di effettiva esigibilità. Nell’ambito dei criteri di priorità previsti nella norma in ordine all’assegnazione degli spazi finanziari agli enti, nel corso dell’esame in Commissione è stato un ulteriore criterio relativo ai comuni istituiti a seguito di fusione, nonché a quelli con popolazione inferiore ai mille abitanti

 

 

* Legge di Bilancio – Atto Camera 4127-bis

Stralci dell’intervento in aula dell’ on. Mauro Guerra, relatore per la maggioranza, nella Discussione sulle linee generali – 25/11/2016

 

(…) C’è una parte della manovra che non è stata oggetto di esame nel corso del lavoro della Commissione. Ci sono temi, quindi, che consegniamo – anche in una normale staffetta parlamentare, come in altri anni è avvenuto al lavoro del Senato della Repubblica.

Si tratta, in particolare, delle questioni comprese nell’articolo 2 del disegno di legge, tutta la parte relativa agli incentivi per la riqualificazione energetica verso la sicurezza sismica degli edifici. (…)

L’altro tema che riconsegniamo al Senato è quello degli interventi complessivi sulle calamità naturali, sui territori interessati da eventi sismici. Nel corso del nostro esame alla Camera e al Senato contemporaneamente si esaminavano i decreti-legge riguardanti il sisma, gli eventi sismici più recenti, dal 24 agosto in poi. L’ipotesi iniziale era quella che noi alla Camera completassimo un po’ il lavoro relativo agli eventi sismici precedenti; non ce l’abbiamo fatta, forse va bene anche così, nel senso che il Senato, che già ha fatto il lavoro importante sugli eventi sismici del 2016, ha anche immediatamente presenti gli elementi di coordinamento e di organicità necessari per intervenire anche sugli eventi del passato e sulle conseguenze degli eventi del passato.

C’è poi una parte dei temi legati agli enti locali e alle autonomie territoriali che abbiamo qui deliberatamente consegnato ad un esame successivo, essendo in corso ancora un confronto tra il Governo e le associazioni delle autonomie, dall’ANCI, all’UPI, alla Conferenza dei Presidenti delle regioni per l’allocazione delle risorse contenute nei fondi che sono appostati dentro il disegno di legge di bilancio. Abbiamo qui ritenuto – ripeto – consapevolmente che fosse opportuno lasciare spazio al confronto tra il Governo e le Autonomie per poi al Senato completare l’esame su questo versante della manovra.

(…)

Il disegno di legge di bilancio è suddiviso in due parti: la prima sezione con l’insieme delle manovre e la seconda sezione di bilancio, che però, diversamente dal passato, ha anche funzioni sostanziali (nella seconda sezione si muovono sostanzialmente le risorse, non si registrano soltanto). Sulla prima parte alcuni capitoli per rapidissimi cenni: per quanto riguarda gli enti locali intanto cambia un paradigma e si conferma che non siamo più nel periodo dei tagli, siamo nella fase nella quale si cercano di liberare investimenti, viene istituito un Fondo che consente spazi finanziari da utilizzare agli enti locali (700 milioni di euro); lì abbiamo lavorato anche indicando alcuni ordini di priorità per l’accesso a questo Fondo, per esempio pensando ai comuni istituiti a seguito di fusione, ai comuni più piccoli, che hanno facilità nell’accesso al debito e, sempre sul piano degli investimenti per gli enti locali, una misura importante è data dalla possibilità messa a regime sostanzialmente quest’anno di includere le entrate del Fondo pluriennale vincolato dentro il calcolo dei saldi utili ai fini della valutazione del pareggio di bilancio, cosa che la legge n. 243 prevedeva a partire dal 2020. Lo abbiamo fatto già dal 2017/2019 e questo contribuirà a liberare spazi finanziari per investimenti degli enti locali che rappresentano i due terzi degli investimenti pubblici del nostro Paese, che possono portare un sostegno rilevante alla ripresa, oltre che contribuire all’opera di rammendare il Paese insomma, di riqualificarlo e di fare interventi molto importanti. Quindi, un primo blocco di interventi riguarda gli investimenti.

Su questo blocco di interventi rimane un tema, che abbiamo cominciato ad affrontare in Commissione, ma che dovrà essere oggetto di un ulteriore lavoro anche da parte del Governo, lo abbiamo detto tutti: il tema della ristrutturazione e della riqualificazione del debito degli enti locali. Noi abbiamo oggi enti che viaggiano con un tasso di interesse medio sul debito che va attorno al 4 per cento, molto più alto di quello dei titoli di Stato e del debito statale.

In alcuni casi abbiamo enti locali che viaggiano con indebitamenti sui quali pagano tassi del 6 per cento. Noi abbiamo previsto la possibilità della rinegoziazione dei mutui e della destinazione dei risparmi derivanti dalla rinegoziazione dei mutui anche a diverse attività, anche alla parte corrente dell’attività degli enti locali, ma un ragionamento più complessivo come si è fatto con le regioni, provare a riportare a livelli diversi, attraverso qualche operazione, il carico e il peso del debito degli enti locali, credo sia una riflessione importante. Sugli enti locali ancora due cose soltanto: dentro la legge di bilancio c’è un fondo di 969 milioni di euro da destinare agli enti locali.

È quel fondo il cui riparto abbiamo deciso di lasciare al confronto tra il Governo e le autonomie; è il fondo che potrà dare risposte importanti, da un lato, alla situazione di sofferenza degli enti in transizione, le province-enti di area vasta, in modo da garantire loro le risorse non per il mantenimento di un ente, naturalmente, ma per garantire le funzioni fondamentali che alla fine del percorso del processo di riforma saranno e sono lasciate in capo a loro, dall’edilizia scolastica alle strade provinciali e alle politiche ambientali.

Lì potranno trovare risposta queste esigenze, così come quelle delle aree metropolitane, che hanno necessità anche loro, oltre ad alcune esigenze importanti di alcuni comuni. Questo è un tema. La manovra di bilancio interviene, poi, sull’altro pezzo del finanziamento della finanza locale, il Fondo di solidarietà comunale. Per quello che riguarda i comuni, qui c’è un tema che è aperto ancora e che sta dentro quel confronto che è stato sollevato da ANCI più volte su come si gestisce il riparto del Fondo in relazione a un obiettivo importante, il superamento del riparto in linea con la spesa storica, ma rapportandosi ai fabbisogni standard e alle capacità fiscali degli enti.

 

 

* Dichiarazione on. Misiani (Relatore del provvedimento) su “legge piccoli Comuni”

L’approvazione alla Camera all’unanimità con 438 voti a favore della proposta di legge Realacci sul sostegno e la valorizzazione dei 5.585 piccoli comuni con meno di cinque mila abitanti è il risultato di due anni di paziente e tenace lavoro dei relatori con il governo e tutti i gruppi parlamentari e testimonia l’attenzione del Parlamento nei confronti di una parte assai significativa del Paese.

Questi territori in molti casi soffrono un declino demografico, economico e sociale. La scommessa è farli diventare protagonisti di una nuova stagione di rilancio, trasformando in opportunità di crescita la manutenzione del territorio, l’agroalimentare a chilometro utile, il recupero dei centri storici e degli edifici abbandonati, la valorizzazione dei beni culturali e artistici.

La proposta di legge – che ora passa al Senato – investe sulla capacità dei piccoli comuni di costruire progetti locali di sviluppo sostenibile, stanziando a questo scopo 100 milioni tra il 2017 e il 2023 e dando priorità alle iniziative che mobilitano ulteriori capitali pubblici e privati. Una particolare attenzione è dedicata al nodo dei servizi pubblici: scuole, uffici postali, trasporti. banda larga e e-government.

Non c’è contraddizione tra la valorizzazione dei piccoli comuni e il superamento della frammentazione amministrativa: la legge favorisce i progetti presentati dalle unioni di comuni e dai comuni istituiti a seguito di fusione e stabilisce che la programmazione in materia di sviluppo socio-economico va esercitata dai comuni in forma associata.

bilancio enti locali presentazione Misiani


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