Inps, un servizio non adeguato

il 4 luglio 2017 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Questa mattina è stata presentata la Relazione annuale del presidente dell’Istituto.

L’INPS gestisce il reddito e i diritti della grande maggioranza delle persone: pensioni, prestazioni assistenziali, contributi di lavoratori e imprese, ammortizzatori sociali, contributi economici per il contrasto alla povertà, sostegni alla maternità e paternità, ecc. Il servizio che rende l’INPS non è adeguato: una parte dei problemi derivano dal passato, una parte da come lo governa il Presidente Boeri.
Ci sono problemi di efficienza; soprattutto, le circolari dell’Istituto prevedono regolarmente interpretazioni restrittive delle norme di legge, escludono persone che invece avrebbero diritto; si dà per scontato che ci sarà contenzioso.
Ci sono contraddizioni anche nelle norme di legge: peccato che quei testi siano spesso formulati su indicazione dell’Istituto e soprattutto debbano tenere conto dei numeri che l’INPS fornisce (numero degli interessati e costi) che si rivelano quasi sempre sballati, limitando la possibilità di utilizzare bene le risorse che si impiegano.
Si ha l’impressione che l’Istituto si cimenti più nel dimostrare che le persone non hanno diritto alle prestazioni, che nell’aiutare gli interessati a percepirle, se dovute: ma questo deriva da qualcosa d’altro.
Ridurre la spesa pensionistica è stato considerato, negli anni della crisi finanziaria dello Stato, il modo più semplice per trovare risorse per il risanamento dei conti pubblici.
E per di più, si è alimentata una cultura per cui chi è in pensione si porta via qualcosa che è di altri. Certo, in quel sistema ci sono state molte ingiustizie, disparità, privilegi, che però le vere riforme della previdenza, quelle degli anni 90, hanno affrontato e per la gran parte superato.
I conti della previdenza, quelli che hanno come entrate i contributi e come uscite le pensioni, al netto delle tasse che tornano allo stato, sono in equilibrio.
La governace dell’INPS va cambiata, non è giusto che ricada su una sola persona la responsabilità di un ente di quella complessità.
Niente di personale, ma il difetto del presidente Boeri è di utilizzare la sua posizione per dire quello che devono fare gli altri, ma senza rispondere delle responsabilità proprie (insomma, uno che dà buoni consigli, anche se può ancora dare cattivo esempio).
Ma il vero problema è un altro.
Nello spostamento improvviso e forte dell’età per la pensione, le persone hanno vissuto un vero tradimento del patto con lo Stato. Soprattutto le donne.
Ci vogliono interventi che pongano rimedio alle peggiori ingiustizie: lo stiamo facendo in Parlamento, faticosamente; e purtroppo senza collaborazione da parte dell’Istituto di Previdenza (è per questo che me la prendo tanto).
Ma il messaggio deve essere chiaro: la legge Fornero è arrivata in un momento drammatico di crisi, adesso bisogna cambiarla: perché oggi il baratro si è allontanato, perché quei risparmi, doppi rispetto a quelli preventivati dai soliti che fanno i conti come gli pare, Ragioneria Generale dello Stato e INPS, non sono serviti a tenere in equilibrio il sistema né a dare qualcosa ai più giovani, ma sono andati tutti a copertura del debito pubblico.
Questo messaggio il mio partito non lo ha ancora dato; ed è un errore.
Con le salvaguardie per gli esodati e le correzioni per chi utilizzava “opzione donna”, con la quattordicesima per i pensionati e gli interventi per lavoratori in difficoltà (v. APE) e precoci, una parte di risorse sono tornate alla previdenza. Ma non basta.


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