Integrazione tra i porti: lavoriamo ancora per quell’obiettivo

il 21 agosto 2014 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Nelle settimane scorse si è svolto in Liguria e tra la Liguria e il Governo centrale un confronto sul destino dei nostri porti. Alla ipotesi del Governo di cancellare l’autonomia del porto di Savona-Vado abbiamo deciso insieme di rispondere con una nostra ipotesi di governo integrato, ma rispettoso della funzione e del ruolo di ciascuno degli scali.
Tutto bene? No.
Sono molto preoccupata per il fatto che, ad una settimana dalla riunione del Consiglio dei Ministri del 29 agosto, non sia decollato quel lavoro di costruzione di una proposta ligure, in grado di contrastare l’impostazione sbagliata della bozza di decreto “sbloccaItalia” sui porti: una proposta alternativa su cui ha puntato il Pd di Savona, auspicata, infine, da tutti e molto autorevolmente anche dal Presidente della Regione nella sua lettera a Renzi. Anche il Presidente dell’Autorità portuale di Genova, Merlo, aveva annunciato a Savona proposte condivisibili
Le notizie “da Roma” non sono tranquillizzanti e autorizzano a pensare che, al di là dei discorsi, rimanga la volontà di annettere Savona a Genova, magari con uno “scivolo”. Non è questo che vogliamo.
Integrazione forte dei porti liguri e riconoscimento del ruolo di Savona-Vado: questo è l’obiettivo. Serve a conservare la giusta autonomia di gestione, il ruolo delle comunità locali, una moderna gestione della forza lavoro e la continuità dei processi di investimento in atto, in particolare sulla piattaforma di Vado.
Savona-Vado avrà le caratteristiche di “porto core” tra tre anni; se si insiste a considerare quello il criterio per conservare l’autonomia, si riconosca questa realtà evidente per il nostro porto. E poi ci sono porti non core ai quali sarà riconosciuto uno “statuto speciale”.
La discussione sulla trasformazione degli strumenti di governo dei porti in Spa, ammesso e non concesso che sia quella la prospettiva di sostenere, è interessante, ma rischia di essere un dibattito che butta la palla in tribuna e ci fa ingoiare l’annessione. Una vera rivoluzione, di quel tipo, non si fa con un decreto.
Non penso che Burlando abbia scherzato quando ha chiesto di procedere diversamente; né credo che la sua opinione ed autorevolezza sia ininfluente nei confronti del Governo e del Pd nazionale.
Sapevamo da subito che la nostra sarebbe stata una battaglia difficile, ma non intendiamo arrenderci.


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