Interpellanza Sicurezza a Savona: risponde il Governo

il 11 settembre 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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La risposta del Sottosegretario di Stato per l’Interno Domenico Manzione alla mia interpellanza sulla sicurezza a Savona
L’interpellanza 2/01046 del 27.07.2015

DOMENICO MANZIONE, Sottosegretario di Stato per l’interno. Grazie, Presidente. L’interpellanza dell’onorevole Giacobbe, unitamente ad altri deputati, richiama l’attenzione del Ministro dell’interno sulla vicenda relativa ad una rissa avvenuta in un bar di Savona, culminata con la morte di un cittadino tunisino, e chiede, quindi, quali iniziative si intendano intraprendere per garantire la prevenzione e la repressione dei fenomeni di illegalità nella città.
  Come già rammentato dagli onorevoli interpellanti, il 17 luglio scorso a Savona, all’interno del bar Beach, si è sviluppata una violenta rissa tra cittadini stranieri, che si sono affrontati armati di cocci di bottiglie. La rissa è successivamente proseguita all’interno del prospiciente stabilimento balneare Bagnarci, alla presenza di numerose persone, e ha avuto come esito, purtroppo, la morte di un cittadino tunisino.
  Inizialmente, le notizie apparse sugli organi di stampa hanno attribuito l’omicidio a debiti derivanti dal gioco d’azzardo. In realtà – queste, almeno, sono le informazioni che vengono fornite dalla locale questura – la causa scatenante è da individuare in un diverbio nato da futili motivi. La stessa questura ha inoltre precisato che non risultano evidenze dello svolgimento del gioco d’azzardo nell’esercizio commerciale in questione, all’interno del quale sono attualmente collocate cinque slot machine, installate secondo la vigente normativa e regolarmente autorizzate.
  In merito alla vicenda, l’attività di indagine svolta dalla squadra mobile della questura ha portato all’arresto del signor Abdelaziz Boussedra per rissa aggravata, nonché alla denuncia per favoreggiamento personale del proprietario del locale. Il 1o agosto scorso, contestualmente al dissequestro del locale disposto dall’autorità giudiziaria, è stato notificato al proprietario dello stesso il provvedimento di chiusura per trenta giorni, ai sensi dell’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza; provvedimento, peraltro, emesso dal questore in data 18 luglio, già all’indomani della predetta rissa.
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  Il bar Beach, teatro dell’omicidio, era già, peraltro, stato oggetto di diversi controlli da parte della questura nell’espletamento dell’attività di prevenzione. In particolare, nel mese di maggio, a seguito di un servizio congiunto con la questura, il personale della Polizia municipale ha elevato diverse sanzioni amministrative connesse all’omessa esposizione della tabella dei prezzi per la vendita al banco, omessa installazione di apparecchio rilevatore del tasso alcolemico ed omessa affissione della tabella dei rischi conseguenti al consumo di bevande alcoliche.
  Sempre nel mese di maggio, il predetto locale è stato segnalato, da parte di due esercenti della zona, quale probabile sede di attività di spaccio di stupefacenti da parte di cittadini extracomunitari. La questura ha conseguentemente posto in essere un’attività di monitoraggio del locale e dei suoi avventori, sfociata nell’arresto di un cittadino tunisino dedito ad attività di smercio di sostanze stupefacenti.
  Successivamente, il prefetto, in occasione della riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica che si è tenuto il 4 giugno scorso, ha dato ulteriore impulso all’attività di controllo delle zone del capoluogo a maggiore incidenza di reati, sollecitando, nell’ambito dell’attuazione del Piano di controllo coordinato del territorio, un maggior coinvolgimento della Polizia locale nell’attività di vigilanza e raccolta di elementi informativi.
  Al fine di realizzare un miglior coordinamento dei servizi da attuare nelle zone più critiche, è stata disposta la costituzione di un tavolo tecnico di verifica presso la questura, al quale partecipano anche esponenti della Polizia municipale. La vicenda oggetto dell’odierna interpellanza parlamentare è stata tempestivamente trattata in occasione della riunione di coordinamento interforze, svoltasi presso la prefettura di Savona, a cui hanno partecipato i vertici provinciali delle forze dell’ordine.
  In tale ambito, è stata disposta l’ulteriore intensificazione dei servizi di vigilanza, prevenzione e controllo del territorio con l’ausilio di personale del reparto prevenzione crimine Liguria di Genova, con particolare riguardo alle zone del capoluogo più critiche e a quelle aree che, nel periodo estivo, sono caratterizzate da un maggiore afflusso di persone. In
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particolare, dal 1o luglio al 26 agosto scorso è stato assicurato l’impiego aggiuntivo di complessivi 52 equipaggi dei reparti prevenzione crimine, pari a una media giornaliera di 4 equipaggi, per un totale di 156 unità.
  Ciò ha consentito, tra i risultati più rilevanti, di controllare 613 persone e 22 esercizi pubblici, nonché di sequestrare sostanze stupefacenti. Sono state, inoltre, accompagnate presso gli uffici di polizia 11 persone e ne sono state denunciate 4 all’autorità giudiziaria. Tutto ciò consente di asserire che, al di là della percezione della cittadinanza, specie in relazione a fatti criminosi di forte impatto mediatico, come quello di cui abbiamo parlato all’inizio, la situazione della sicurezza pubblica in provincia di Savona è monitorata di continuo ed è tenuta sotto controllo.
  Per quanto concerne l’accoglienza dei migranti, altro argomento toccato dall’interpellanza, la prefettura di Savona ha più volte sensibilizzato i sindaci del territorio sulla necessità di assicurare un sistema di accoglienza diffusa: d’altra parte, questo è il principio cardine che sta alla base del piano nazionale adottato dall’intesa Stato-Regioni nel luglio del 2014.
  Un’accoglienza diffusa che è basata su una distribuzione uniforme dei migranti, anche in piccole percentuali, su tutto il territorio della provincia, in linea del resto con le strategie operative elaborate nell’accordo che ho appena citato e condivise dal Tavolo di coordinamento nazionale, ma anche dal Tavolo di coordinamento regionale. Lo scopo è quello di evitare concentrazioni eccessive di migranti che potrebbero determinare, evidentemente, situazioni di criticità sulle comunità locali. Su questo versante, grazie alla continua opera di mediazione posta in essere dalla prefettura attraverso frequenti riunioni con i rappresentanti degli enti locali, è stato possibile trovare soluzioni alloggiative anche in quei comuni che inizialmente si erano opposti all’accoglienza.
  Allo stato attuale, sono ventitré i comuni della provincia interessati all’accoglienza e si prevede di coinvolgerne altri nell’immediato futuro, consentendo, in tal modo, un alleggerimento delle presenze nei centri di Savona, Varazze e Cairo Montenotte.
  Per quanto riguarda la prefettura di Savona essa è attualmente retta dal vicario che, come tutti i casi di avvicendamento
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del titolare, svolge, con pieni poteri, le funzioni assegnate al prefetto, la cui sostituzione verrà valutata nel quadro generale del movimento dei prefetti.
  Sentivo in coda la preoccupazione per un eventuale accorpamento della prefettura. Questo, tuttavia, come l’interpellante ricorderà, non dipende dalla volontà del Governo, ma da due variabili. Una è legata ad una legge approvata nel corso della precedente legislatura dal Governo Monti, che prevedeva una soppressione del 20 per cento delle prefetture sul territorio nazionale, ma non è detto, però, che questo piano vada in porto, perché l’altra variabile, come lei sa, è legata alla delega della recente «riforma Madia» che, a sua volta, prevede una del tutto diversa organizzazione degli uffici della prefettura sul territorio.


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