Intitolata la scuola di Giustenice a Sandro Pertini, una scelta molto bella

il 15 settembre 2017 | in Primo Piano | da Anna Giacobbe

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La scelta di intitolare a Pertini la scuola di Giustenice è molto bella: non solo per il valore del suo impegno democratico e antifascista, e per gli altissimi ruoli istituzionali che ha ricoperto; ma anche per il rapporto che Pertini ha saputo costruire con tutti i cittadini ma in particolare con i giovani e con i bambini: un “nonno” autorevole e affettuoso. E’  stato un combattente, un uomo “di parte”, nel senso più nobile; partigiano della libertà e della giustizia.

Un rapporto con le persone, il suo, fatto di semplicità, di calore umano; e fatto anche di una precisa scelta di vicinanza dello Stato ai cittadini, un’idea delle istituzioni come casa accogliente, casa di tutti.

E’ qualcosa che è difficile riprodurre. In questi anni la distanza è cresciuta, anche per comportamenti discutibili di certi personaggi; ma più ancora perché le persone avvertono una scarsa utilità delle istituzioni nazionali per i bisogni dei cittadini; perché sempre più le persone percepiscono che le decisioni si prendono altrove, in luoghi distanti da noi, e sempre più immateriali. Poi, chi ha il potere economico, finanziario, che condiziona la vita di tutti noi, ci ha messo del suo a coltivare un senso comune che vede sempre e comunque con sospetto chi ha un ruolo politico e istituzionale. I ritardi e l’opacità di certe strutture burocratiche rendono lo stato “nemico”, e spesso sono i costi delle burocrazia quelli che gravano inutilmente, o colpevolmente, sulle persone e sulle famiglie.

Superare questa distanza tocca a noi, con i nostri comportamenti: non con “i sermoni”, ma con gli esempi, come proprio ci ha insegnato Pertini.

Intanto, dobbiamo dare maggiore valore a quelle figure istituzionali che sono più vicine ai cittadini, come i sindaci, che negli anni passati hanno dovuto sobbarcarsi sempre maggiori responsabilità, con sempre minori risorse.

Stiamo provando ad invertire questa tendenza: risorse per edilizia scolastica e contrasto al dissesto idrogeologico, incentivi per mettere assieme i servizi di comuni piccoli, risorse per contrastate la povertà; è vicina l’approvazione definitiva della legge a sostegno dei piccoli comuni.

Molte di queste risorse, e quelle che ci tornano dall’Europa, passano dalla Regione, qualche volta la burocrazia regionale,come quella statale, ci mette del suo a complicare la vita degli amministratori e dei cittadini.

Sono cose che vanno riconosciute, per potere rimediare.

In questa legislatura, in particolare, l’investimento sulla sicurezza e sulla riqualificazione degli edifici scolastici è stata una priorità. La collaborazione con le Regioni, che hanno fatto il lavoro istruttorio, e poi da tramite per l’attribuzione dei finanzianti nazionali, ha consentito di stanziare e spendere in un arco di tempo decente un quantità rilavante di risorse.

Ed è accaduto anche per la vostra cittadina. Prima i 165+13 mila euro, tra il 2014 e 2015, poi 90.000 di spazi finanziari assegnati quest’anno, che permetteranno di fare altri lavori.

Qualcosa di concreto, in un settore così importante.

Fare scuole belle e sicure, accessibili a tutti, fa in modo che le comunità dei piccoli centri dell’entroterra possano continuare non solo ad esistere, ma a prosperare, ad attirare nuoci cittadini, ad essere parte importante della Repubblica italiana.

La ricostruzione di un rapporto di fiducia tra le istituzioni democratiche e le persone che quelle istituzioni devono rappresentare, parte proprio dai piccoli, dai giovanissimi cittadini che in questi giorni tornano a scuola o iniziano per la prima volta il loro cammino di alunni e studenti.

Dobbiamo sapere costruire nelle comunità scolastiche, anche con le famiglie, la conoscenza e il rispetto di valori, come il rispetto reciproco, il valore delle differenze e la capacità di stare insieme, per accogliere chi ha un handicap, o arriva qui da luoghi lontani; il rispetto tra bambini e bambine, che è il solo modo per evitare che da grandi prevalgano la sopraffazione e la violenza, ancora così diffusi come ci dicono le cronache; e costruire anche il senso dei propri diritti, oltre che dei doveri, il senso delle giustizia e il rifiuto di subire ingiustizie, il senso della comunità, del fatto che non siamo soli e che i problemi si affrontano meglio insieme che da soli.

L’istruzione, avere strumenti, competenze, cultura, è ciò che serve per avere opportunità nella vita e nel lavoro: per questo la possibilità per tutti di realizzare un percorso scolastico solido, senza rinunciare ad andare avanti secondo le proprie propensioni e talenti, è un fattore di giustizia e di democrazia sostanziale, di uguaglianza vera e non solo teorica.

La biblioteca è il luogo in cui tutti i cittadini hanno accesso all’informazione, alla lettura come svago, come modo per partecipare in qualche modo all’immortalità

Mi piace sempre ricordare la frase di Umberto Eco “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.”

E l’archivio è la memoria della comunità, è la testimonianza delle radici, quelle che si costruisco nella vita comune, la vita delle famiglie, delle attività economiche che sostengono la creazione, faticosa, della ricchezza, e delle risorse per vivere, nelle case, nelle botteghe, nei lavoratori e nelle officine.

Ma i protagonisti di oggi sono i bambini e le bambine, con i loro genitori, le loro famiglie. Quella di oggi è una festa, è la festa del vostro futuro. Studiate e divertitevi, sarete migliori di noi: cambierete il mondo in meglio. E avrete la vostra quota di felicità.

 

 


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