Invecchiamento attivo, dare forza ai percorsi mettendoli a sistema

il 14 febbraio 2017 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Oggi ho partecipato come relatrice all’iniziativa intergruppo dal titolo “Invecchiamento in salute e silver economy”, ecco il mio intervento:

Viviamo cambiamenti profondi, passaggi d’epoca

Non facciamo i conti solo con l’invecchiamento della popolazione: è in corso un cambiamento profondo della struttura della popolazione per classi di età, fenomeno che si è verificato a partire dalla vecchia Europa, ma riguarderà progressivamente anche il resto del mondo.

E quindi, il tema non è propriamente quello di creare ambienti “amichevoli per i più anziani”, ma come l’ambiente in cui viviamo, fatto di luoghi e di relazioni, possa essere reso adatto ad accogliere una società che si trasforma nella composizione della popolazione per fasce di età, ad assecondare il nostro percorrere l’arco della vita.

Ci sono diversi aspetti da considerare: ad esempio, il prolungamento della vita lavorativa impone una attenzione alla organizzazione di tempi, ritmi, luoghi del lavoro: a questo proposito va sostenuto il concetto, che solo ultimamente è riuscito ad emergere nella normativa, con la legge di bilancio 2017, a seguito dell’accordo Governo – Sindacati, che l’aspettativa di vita non è uguale per tutti, che non tutti i lavori sono uguali. In sostanza, la flessibilità nell’uscita dal lavoro verso la pensione è lo strumento per consentire di prolungare, quando possibile e utile, la vita lavorativa, o di anticipare il pensionamento.

L’invecchiamento della popolazione, insieme alle migrazioni, all’affermarsi dell’autonomia delle donne, alla crescita di nuove povertà, mette in discussione, di fatto, il nostro modello di welfare: a questi fenomeni si accompagnano processi di innovazione che hanno cambiato le nozioni stesse di spazio e di tempo, con le loro conseguenze sulla creazione e la distribuzione della ricchezza, e del potere.

Come possiamo evitare che il moltiplicarsi dei bisogni, la crescita della domanda di servizi, in un contesto di risorse “non infinite”, metta in crisi drasticamente un sistema di protezione collettivo e solidale?

Lo si può fare affermando una idea di “perimetro pubblico” inteso come ambito in cui agisce l’interesse generale, i valore dei beni comuni, la solidarietà, ma un “welfare complesso”, fatto sia di servizi pubblici, sia di una organizzazione sociale differente, e dell’attivazione di tante, diverse, risorse: un sistema fondato su due pilastri: da un lato la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, dall’altro la mobilitazione di tutte le risorse di cui la comunità dispone, guidata da una forte regia pubblica, con strumenti capaci di orientare la spesa privata, per fare crescere il benessere e generare occasioni di lavoro, promuovendo comportamenti solidali e spirito di comunità;

Questo approccio è utile in particolare pensando alle politiche dell’abitare, per gli anziani e non solo

Gli anziani rappresentano una quota di popolazione che ha alle spalle un percorsosi lavoro che ha permesso di costruirsi una pensione ed anche un patrimonio costituito essenzialmente dalla casa di abitazione: ha esistenze ed insieme qualche risorsa e opportunità: persone che hanno un tempo davanti a sé, in parte ancora disponibile in autonomia, poi in condizioni di relativa o totale non autosufficienza.

Molti “grandi anziani”, proprietari della propria abitazione, si trovano nelle condizioni di non poter far fronte, con la loro sola pensione, né alle proprie esigenze di cura, né a quelle legate alla gestione della casa e alla sua manutenzione.

Dunque, gli ambienti, e quello che per tutti è essenziale, l’abitazione, anzi più propriamente l’ “abitare”: “casa”, pare che sia una delle ultime parole che gli anziani affetti da demenza dimenticano

Qualche dato: tratto dal rapporto 2015 sulla condizione degli anziani che vivono in case di proprietà, redatto da Auser, Abitare e Anziani e Sindacato dei pensionati

  • 41% è la quota di case con la presenza di anziani sul totale della case di proprietà delle famiglie;
  • l’80,3% della popolazione anziana italiana vive in case proprie;
  • il 65,9% delle abitazioni degli anziani che vivono soli ha più di 4 stanze;
  • nel 35,4% il patrimonio immobiliare risale ad anni prima del 1961 e circa il 19,5% prima del 1946: si tratta quindi di abitazioni che per il 54,9% dei casi hanno più di 50 anni.

D’altro canto, CENSIS ci dice che sono oltre 561 mila le famiglie che per pagare l’assistenza ad un non autosufficiente hanno dovuto vendere la propria abitazione, anche in nuda proprietà, o indebitarsi

L’obiettivo è ri-progettare gli spazi per soddisfare i fabbisogni e le esigenze della popolazione anche in condizioni di fragilità, aumentando la possibilità di svolgere le quotidiane attività con più alti livelli di autonomia, e quindi con la possibilità di essere attivi e utili, a se stessi e agli altri.

Nella vita delle città, soprattutto i gruppi di popolazione più deboli vengono condizionati da ritmi, tempi e spazi che sono lontani dai loro bisogni.

La gestione degli spazi, degli ambienti, la loro qualità, “fanno la differenza” rispetto alla possibilità per gli anziani di fare le cose giuste e utili per la propria salute e per prolungare una condizione di autonomia.

Un grande riconversione degli spazi, delle connessioni materiali e immateriali: è una missione impossibile?

Forse no, se si pensa sia al contributo dell’innovazione tecnologica, sia all’economia che può mettersi in moto, in un logica, però, equa e solidale, non di mercificazione della condizione degli anziani

Per decidere le cose da fare, alcune le “parole d’ordine”:

rendere accessibile

facilitare

agevolare i cambiamenti

collegare, cioè combattere la solitudine (che costituisce una della cause principali del decadimento fisico e mentale delle persone in età avanzata)

Due linee di azione, essenzialmente:

- adeguamento del patrimonio immobiliare esistente, in

larga parte di proprietà degli anziani, adeguandolo ai moderni standard di sicurezza e confort

con interventi che riguardino sia le abitazioni che gli edifici per eliminare le barriere architettoniche, rendere più fruibili gli spazi di vita

  • - esperienze di coabitazione nelle case di proprietà con parenti, amici, per rendere la casa anche una risorsa di integrazione al reddito (subaffitto, scambio di servizi, homesharing), o esperienze di ospitalità in cambio di sostegno, nelle case sovradimensionate degli anziani (Firenze)

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Con quali risorse, economiche e non?

L’esperienza ci dice che ridefinire questo ambito non richiede “grandi interventi”, quanto piuttosto diffuse e leggere misure di “riconversione”, anche perché gli anziani mal sopportano bruschi cambiamenti del loro “ambiente”.

Il sistema dei servizi legati all’abitare per anziani necessita, più che di grandi investimenti, della messa in rete delle buone pratiche esistenti su tutto il territorio nazionale, e la migliore finalizzazione di ciò che già si sta facendo. Qualche titolo, da approfondire:

1) le principali misure di sostegno pubblico per l’adeguamento del patrimonio immobiliare privato sono già operative da anni con significativi risultati: vanno stabilizzati, finalizzati più esplicitamente, e vanno corrette le iniquità, per cui più alto è il reddito, più ricevi come risparmio fiscale. Incentivare fiscalmente e semplificare le procedure per il frazionamento di alloggi grandi ha a che fare anche con il tema più generale della variabilità delle esistenze delle persone e delle famiglie lungo l’arco della vita, e quindi della necessaria flessibilità nell’utilizzo degli spazi.

2) il miglioramento delle condizioni abitative degli anziani potrebbe diventare un filone di lavoro su cui impegnare la finanza etica; favorire progetti di microcredito per piccoli prestiti finalizzati; coinvolgere le Fondazioni di origine bancaria

3) la cooperazione di abitazione, che negli anni settanta e ottanta ha consentito di “avere la casa propria” a chi prima non se la poteva permettere, potrebbe trovare una nuova missione

4) studiamo come assegnare compiti di supporto o di intervento agli enti che gestiscono il patrimonio residenziale pubblico

5) le organizzazioni della cittadinanza attiva e del volontariato, che già hanno realizzato importanti esperienze di “rete” tra di loro nei territori, potrebbero avere un ruolo nell’attività di mediazione e di “incontro tra domanda ed offerta”, in rapporto con i servizi dei Comuni.

6) è possibile mettere in valore il patrimonio immobiliare, la casa propria che molti anziani hanno, dove devono poter vivere sino alla fine, ma il cui valore deve potere essere in qualche modo “consumato” da loro stessi per vivere meglio gli ultimi anni, con strumenti, a regia pubblica, alternativi alla svendita per “nuda proprietà”: e quindi una versione “sociale” del mercato delle nude proprietà: forme di prestito (quali il prestito vitalizio ipotecario, recentemente riformato); ne possono derivare importanti ricadute di lavoro qualificato e di rimessa in moto del settore edilizio e del suo vastissimo indotto.

Su questo in Liguria, negli anni scorsi, abbiamo discusso e lavorato. Una impostazione che è testata con il progetto europeo “Over to over” che ha creato una rete di soggetti pubblici e privati, Comuni, terzo settore, associazioni di categoria di inquilini e proprietari, agenzie per la casa, con l’obiettivo di sostenere la persone anziane nelle scelte che riguardano la qualità dell’abitare; partendo proprio dalla constatazione che una quota consistente di popolazione over 65 ha visto diminuire il proprio potere d’acquisto, fatica a sostenere le spese di gestione e, a maggior ragione, di manutenzione/adeguamento dell’appartamento di proprietà. Una rete di “Anziani Volontari Immobiliari” sono stati formati per fornire informazioni, in collegamento con la rete di soggetti pubblici e privati, su strumenti finanziari per mettere a reddito la propria abitazione, sulle opportunità per valutare il frazionamento dell’immobile, sulla sperimentazione di forme di coabitazione, ecc

Nel complesso, molte esperienze, buone pratiche, da verificare, valutare, dandosi un orizzonte, un disegno, l’obiettivo di costruire un sistema.

 

Esistono linee guida a livello europeo ed internazionale, della Commissione Europea e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità alle quali fare riferimento.

Potremmo dedicare una sessione dell’Intergruppo a questi temi, con alcuni testimoni di “buone pratiche” e di “buone idee”, per individuare  possibili interventi normativi, leggeri, di indirizzo: utilizziamo i percorsi già avviati su altri terreni dell’invecchiamento attivo, dando così ulteriore forza a quei percorsi. Non c’è tanto da inventare, ma molto da mettere a sistema.


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