L’11 gennaio andiamo a votare

il 7 gennaio 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Vorrei dirvi tre cose, sommessamente, rispettando le opinioni di ciascuno di voi; ed anche la delusione, quando c’è, e pure quel po’ di rabbia che molti nutrono, ma che è sempre un punto di ripartenza, per tornare ad impegnarsi per cambiare quel che c’è da cambiare.
La prima: andate a votare alle Primarie per scegliere il candidato o la candidata del centro-sinistra a Presidente della Regione, l’11 gennaio.
Non c’è dubbio, lì si compirà una scelta decisiva, sapremo probabilmente quella sera stessa chi sarà il o la Presidente; anche se non sottovaluto altri candidati che alle elezioni di maggio si presenteranno per il centro destra o per il Movimento 5 Stelle o per altri.
Le proposte alternative a quella del centro sinistra saranno più forti o più deboli, a seconda di chi il popolo del centrosinistra sceglierà come proprio candidato.
Sì, perché poi chi vincerà le Primarie dovrà convincere l’insieme dei liguri, a maggio.
E quindi, seconda cosa: il bisogno di cambiare il profilo del Pd nel governo della Regione c’è, è forte: le cose che non vanno andranno affrontate da chi vincerà le primarie, chiunque sia; pena non essere in grado di convincere i liguri nell’appuntamento delle Elezioni Regionali. Proviamo a riconoscere questo, tutti, a prescindere da chi voteremo l’11 gennaio. Sarebbe un “tesoretto” comune, da spendere al momento giusto, tutti insieme.
Terza. Se siete già convinti di una scelta diversa dalla mia, non insisto: ci ritroveremo il 12 a lavorare insieme per il Pd e per la coalizione che sosterrà il candidato di tutti.
Dico a tutti gli altri, a chi non ha ancora deciso di andarci, a votare alle Primarie, e a chi non ha ancora scelto chi, che io ci andrò e voterò per Cofferati e per quel gruppo di persone che hanno sensibilità politiche, età, storie diverse, e che insieme a Sergio si propongono di innovare la politica del Pd in Liguria.
Ho scritto, in questi giorni, qualche osservazione sulle cose che vorrei per la Liguria che riporto qua sotto, su quel che penso e che so di Cofferati, e qualche appunto sulle scelte della giunta regionale uscente.
Se vi va, leggetele.
Se vi pare giusto o utile, l’11 gennaio votate Sergio Cofferati. Io farò così.

Mi dicono: scrivi poco sulle primarie, non sei convinta? Sì, sono convinta. Certo, la qualità della campagna mi mette un po’ in difficoltà; in questi casi bisogna parlare bene del proprio campione, non male degli altri. E però, se scelgo uno è perché mi convince, ma anche perché l’altro/a non mi convince proprio. Lella ha parlato di quel che vuol fare lei (per titoli) sino a che non aveva un competitore; da quando Sergio si è candidato la campagna della Paita è tutta spesa a denunciare i difetti e le mancanze di Cofferati.
Allora fate dire anche a me, e poi non lo faccio più, una cosa che proprio non digerisco di Lella e dei suoi: lo “stile”, chiamiamolo così, di chi usa, da mesi e mesi, il ruolo istituzionale per acquisire consensi, alcuni spontanei, certamente, altri molto meno, per arruolare amministratori ed anche rappresentanti delle associazioni. Con un altro effetto collaterale: le prese di posizione su ogni cosa hanno finito, in tutti questi mesi, per essere interpretate, a torto o a ragione, come sostegno o contrasto.
Se oggi dico che la Regione (e l’assessore competente) non fa quel che deve, quel che si è impegnata a fare con tutti noi, sulla questione dei porti liguri e del piano nazionale di Lupi, lo faccio per colpire Lella Paita?

I mutamenti profondi che da tempo interessano i nostri territori (invecchiamento della popolazione, nuovi caratteri della povertà, crescita del numero delle persone inattive, per fare qualche esempio) non hanno trovato in questi anni quelle risposte di sistema, di cui avrebbero avuto bisogno, con politiche capaci di intervenire nella realtà in modo efficace, anche se qualche sperimentazione è stata avviata
Un esempio, partendo da una questione puntuale.
La Regione Liguria ha scelto ostinatamente di affidare ad un puro trasferimento di denaro alle famiglie degli anziani il sostegno alle situazioni di non autosufficienza. Si è finito così per non utilizzare quella misura (il Fondo Regionale) come una leva, insieme ad altre, per cambiare il sistema di offerta di servizi sanitari e socio assistenziali.
Quello della sanità non è un problema di “architettura istituzionale”, ma di assunzione di un altro modello, che concentri e valorizzi le funzioni ospedaliere e diffonda strutture e interventi che tengono le persone, soprattutto gli anziani, il più possibile dentro o vicino alla propria casa: di questo c’è bisogno.
C’è bisogno anche di sostenere ed orientare la spesa privata, la messa in moto di ciò che gli anziani hanno risparmiato (molti lo hanno fatto) per migliorare la qualità della loro vita e fare lavorare altre persone in quel sistema di servizi e produzioni che questo può generare.
Una capacità di progettazione e di innovazione di sistema

Molte critiche a Cofferati per come ha fatto il sindaco a Bologna: mi risulta che le ragioni di quelle critiche siano tre: prima, ha messo in discussione qualche equilibrio consolidato, un certo consociativismo; il secondo, non andava alla “sagra del tortellino”: sulla prima cosa si possono avere opinioni diverse, qualcosa del genere in Liguria servirebbe, perché il mondo è cambiato e i metodi del passato non sono più utili; la seconda è senz’altro grave (dico sul serio). La terza ragione è che faceva un po’ troppo l’ “uomo solo al comando”. Su questo ho una opinione: uomo al comando lo sa fare, con autorevolezza e brillando di luce propria, e non di luce riflessa; non c’è dubbio. Solo? In questa avventura in Liguria Sergio sa bene che il valore aggiunto è il fatto che fa parte di un gruppo di persone, diverse tra loro, per generazione anagrafica e politica e per sensibilità culturale; persone accomunate dalla scelta di cambiare passo alla politica del Pd nel governo della Regione. Non sarà solo.

L’economia della Liguria ha conosciuto molte difficoltà e una crisi diffusa.
Non sottovaluto gli sforzi della giunta uscente, in un periodo denso di problemi obiettivi, per parare i colpi della crisi e attenuare gli effetti negativi dei cambiamenti: è opera meritoria, ma ora abbiamo bisogno di altro. Non è sufficiente voltare pagina, quando è “il libro” della realtà che è cambiato, in Italia ed anche in Liguria.
La politica dei contributi distribuiti “a tutti un po’” non costruisce un nuovo modello di sviluppo, non produce il cambiamento di cui c’è bisogno.
Si dice che quel che non si è fatto, si farà nei prossimi anni. Può darsi, ma penso che la politica del Pd in Liguria debba fare un salto; chi ha governato sinora potrebbe non avere la determinazione e la credibilità sufficienti

Il tasso di attività in Liguria è molto basso, sia tra i giovani, sia nelle altre fasce di età; naturalmente occorre ampliare le occasioni di lavoro vero; occorre anche, però, fare sì che le persone in cerca di lavoro o in cassa integrazione o mobilità possano accedere ad opportunità di impegno, in lavori socialmente utili di nuova generazione, o di formazione; la stessa attuazione del programma europeo Garanzia Giovani si integra in una operazione di questo genere: essa presuppone che gli enti locali, in rapporto con il terzo settore, si strutturino sempre più per gestire questo programma vasto e non episodico di impiego; dispiace però constatare che l’attuazione del piano Garanzia Giovani in Liguria trovi più difficoltà rispetto a molte altre regioni.
Il reddito minimo, il reddito di inserimento ha senso in un sistema come quello che vorremmo; mi risulta che i sindacati abbiano fatto da tempo, a questa giunta, proposte in quella direzione: senza particolari risposte, sembrerebbe.

Penso che il governo della Regione abbia bisogno di un cambio di passo anche perché il modo di esercitare il potere non è quello che vorrei per il futuro della Liguria: qualche esempio?
- non importa se la macchina della Regione non funziona come dovrebbe (in questi anni avrebbero pure potuto metterci le mani, anche se è difficile, si sa), ci pensa il Presidente o l’Assessore;
- c’è un problema, chiamo i parlamentari, se poi le cose vanno bene è merito di tutti, se va male è colpa loro (confesso che in questo vivo un certo conflitto di interessi);
- gli anziani hanno bisogno di molte cose, abbiamo un po’ soldi, diamogli quelli, che “si vedono”, di quelli “si accorgono”; il sistema socio sanitario non cambia di una virgola, ma rompere consuetudini e rendite disposizione, in quel sistema, è più difficile.
- Il partito non è più radicato nel territorio, ci pensa la Regione con la politica dei 269 campanili: pazienza se poi ciascuno si convince sempre di più che “piccolo è bello”, se la disponibilità ad unificare funzioni e servizi arranca (al di là di qualche esperimento, qua a e là)
- ci sono questioni, ad esempio quelle sul trasporto pubblico locale, che comportano scelte che una volta si sarebbero definite impopolari: e allora si rinviano, si “spalmano” i problemi su un ambito più grande. La questione dei porti ci assomiglia, da questo punto di vista. Il consenso è fondamentale, il coinvolgimento degli interessati è importante, non sono proprio d’accordo quando Renzi, che Claudio e Lella dicono di sostenere, ben più di me, lo nega; le scelte difficili si fanno, cercando caparbiamente di farlo con accordi, ma si fanno

La distanza della politica dai cittadini si è mostrata anche in Liguria con toni preoccupanti. C’è bisogno di recuperare un logoramento nel rapporto con i cittadini e le cittadine liguri che riguarda tutti noi; per questo l’innovazione deve essere forte, esplicita, riconoscibile.
Il rapporto diretto con le persone è importante, ma non si deve smarrire il senso della funzione propria della Regione: programmare e fare leggi (e dis-farne qualcuna). Il presidente della Regione non è il sindaco della Liguria.
La Regione deve svolgere una azione di governo che associ gli altri livelli istituzionali, comuni e nuove province, rappresentanti del territorio in Parlamento, e che si relazioni con le organizzazioni sociali. E deve partire dalla messa in discussione di se stessa, della propria macchina burocratica, pesante, ingombrante per i cittadini, le imprese, gli altri enti.


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