La Cooperazione ha una missione importante

il 19 novembre 2013 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Venerdì scorso ho partecipato, alla Società di Mutuo Soccorso Universale di Sampierdarena, all’incontro di Lega Coop in occasione dei 120 anni dalla fondazione della Lega Nazionale delle Società Cooperative Italiane. Abbiamo ascoltato la descrizione di alcune eccellenze dell’esperienza cooperativa, grandi e piccole, in settori più o meno tradizionali. La cooperazione ha una missione importante, nuova e dalle radici antiche, nella sua funzione di autogestione del lavoro, da un lato, e di alleanza tra consumatori dall’altro. Lavoro e consumi sono molto cambiati: rimane, fortissima, la necessità di tutela collettiva, di messa in valore delle persone, dei loro bisogni e del loro talento. Ciò di cui le persone hanno bisogno e ciò che sanno fare si esprime in una dimensione collettiva e si misura con il tema del benessere, ma anche del potere: una gestione collettiva dei bisogni individuali e della fatica e dell’ingegno degli uomini e delle donne, esprime un potere, interviene nei meccanismi del potere economico, nelle relazioni sociali, nel rapporto con la politica.
So che a Poletti non piace proprio la definizione di Terzo Settore; c’è chi scrive “il Terzo Settore sarà il Primo”. Quella definizione crea una gerarchia tra pubblico, privato e “terzo” non più attuale, anche perché il pubblico non può essere una delle parti in causa, sempre di più deve essere un forte regista, che può rimanere proprietario di una parte del sistema, ed anche gestore, ovviamente non esclusivo (non lo è ormai da tempo). La discriminante è se il “perimetro pubblico” si restringe, come il centro destra ha teorizzato in questi anni, o se si allarga: questo vuol dire livelli essenziali di prestazioni garantiti a tutti i cittadini, la presa in carico delle persone da parte del soggetto pubblico, e poi strumenti, i più diversi, per inserire anche l’uso della ricchezza privata e della spesa privata in un ambito più solidale, comunitario, di mutuo aiuto.
C’è una discriminante che riguarda invece al mondo cooperativo, una scelta che quel modo deve fare con nettezza: essere semplicemente una forma di organizzazione dell’impresa diversa da quella privata, oppure un vero strumento di emancipazione del lavoro, attraverso l’autogestione: a maggior ragione in quei contesti in cui il lavoro è ancora “schiavo” o troppo povero.
E così la cooperazione di consumo può essere solo un modo diverso di vendere, oppure anche un modo diverso di consumare, non solo prodotti, merci, ma servizi.


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