Lampedusa, il dolore e le azioni da intraprendere

il 8 ottobre 2013 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Il tempo del dolore e della pietà, si prolunga, via via che vengono recuperati i corpi dal mare. Il tempo prima della sepoltura non si è ancora compiuto, come a volerci tenere sotto gli occhi la nostra contraddizione più acuta: chi ha perso la vita, le bare bianche che moltiplicano la commozione, da un lato, e coloro che si sono salvati alle prese con le nostre leggi sbagliate, indagati per immigrazione clandestina, dall’altro.

“Poveri profughi” se sono morti, “clandestini”, rei, se hanno salvato la vita. Pochissima attenzione al fatto che tutti avevano scelto una vita a rischio, nel loro viaggio verso le nostre coste, rispetto ad una vita del tutto negata nei loro Paesi.

Vale per chi sfugge alla guerra o alle persecuzioni, ma anche per chi sfugge alla fame, alla mancanza assoluta di opportunità.

Cambiare le nostre leggi, pretendere che l’Europa riconosca come problema di tutto il continente l’arrivo dei migranti dal mare. E dunque, il Mediterraneo come “corridoio umanitario”, nell’emergenza, ma questo “lago” tra Africa ed Europa va rimesso al centro di una politica europea di cooperazione, di azione per superare i conflitti, di accoglienza per persone che, se arriveranno, aiuteranno il vecchio continente, facendolo meno vecchio.

Il Governo agisca nei confronti dell’Unione e faccia quel che deve. Al Parlamento spetta di intervenire sulle nostre leggi, a partire dal diritto di asilo, anche in questo con una integrazione con gli altri paesei europei che manca del tutto. La presidente della Camera, per la sua storia e la sua competenza, è una garanzia per tutti: il Pd faccia tutta, proprio tutta la propria parte.

Si è parlato di frontiere: il confine è, insieme, ciò che separa e ciò che unisce.


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