Lavoro a tempo determinato, i nodi non sciolti

il 1 agosto 2018 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Sole24ore, una fonte, si direbbe, “al di sopra di ogni sospetto”. Qualche considerazione che parte da lì, se avete voglia di arrivare sino in fondo…
Dunque, i rapporti di lavoro a tempo determinato sono cresciuti di 16 mila unità tra maggio e giugno 2018 e di 394 mila unità rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso; i contratti a tempo indeterminato sono calati di 56 mila unità su scala mensile e 83 mila unità su scala annuale. “Niente di nuovo, sul medio periodo. L’incidenza dei rapporti a tempo determinato sul totale è aumentato dal 13,2% del 2008 al 15,5% che si registrava nel 2017, accelerando un ritmo di crescita già ingranato nell’immediato dopocrisi.”
La (positiva, per quanto “drogata”, ma positiva!) crescita del lavoro a tempo indeterminato che c’era stata negli anni scorsi era legata alla presenza di forti incentivi economici per le imprese, più che a effetti salvifici di nuove regole dettate dalla “Delega lavoro”. Va detto che i limiti imposti alle “collaborazioni”, e successivamente la riduzione drastica della possibilità di usare i voucher, avevano spostato verso forme ancora precarie, ma più tutelanti come i contratti a termine, una parte di quel lavoro.
Scrive ancora in Sole24ore: “In Italia, l’aumento di contratti a termine non si appoggia a una rete di protezione sociale simile a quella che tiene in piedi la flessibilità di altri mercati Ue.”. Infatti.
E aggiunge “ Accanto alla crescita «fisiologica» del tempo determinato, si sono rinforzati fenomeni patologici come il part-time involontario e la sottoccupazione. Tra 2007 e 2017, secondo dati Istat, il totale di sottoccupati e lavoratori a tempo parziale per scelta altrui è quasi raddoppiato, dall’1,6% al 3,1%.”
Insomma un problema molto serio, che il “decreto Di Maio” ha affrontato con strumenti in gran parte inadeguati, non corrispondenti all’obiettivo dichiarato, che era giusto. Il lavoro nelle Commissioni Parlamentari ha corretto in meglio un po’ di cose.
Ma il ritorno dei voucher è una contraddizione troppo evidente con quello stesso obiettivo.
E alla fine viene fuori un’altra “pezza”, che comunque non coprirà il buco.
Mi sarebbe piaciuto che il Pd dicesse in modo più chiaro: sì, i problemi ci sono, e se una parte è stata affrontata nella scorsa legislatura, ci sono stati anche nostri ritardi, e veri errori; li abbiamo capiti, abbiamo proposte e idee su come recuperare e dare risposte, perché quando scegliamo la linea giusta, poi sappiamo anche “come si fa”….
Non è andata proprio così. E’ rimasta l’impressione che l’obiettivo principale fosse difendere tutto quello che è stato fatto in passato. Agli occhi di molti, i “paladini” dei precari sono rimasti, del tutto immeritatamente, i nuovi inquilini di Palazzo Chigi e di via Veneto.
Nodi non sciolti; e invece ce ne sarebbe un gran bisogno, perché questi altri, che sono al governo ora, fanno proprio fatica a fare le cose giuste e a farle bene. Ma proprio tanta.


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