Lavoro, Governo, Territorio: Intervista a Il Segno

il 19 settembre 2013 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Dall’incontro con le organizzazioni sindacali cosa è emerso?

Abbiamo convenuto sulle difficoltà: la mancanza di lavoro e i suoi effetti; da un lato la povertà è cresciuta, dall’altro dove si crea deserto (di impresa, di professionalità, ecc.) è sempre più difficile ricostruire qualcosa. Ma abbiamo anche condiviso l’opinione che non è sufficente affrontare una per una le tante situazioni difficili (cosa che pure va fatta): occorre riprende una azione di sistema, per attirare investimenti, nuove attività, mettere a frutto le opporunità che ci sono, fare procedere ciò che già è stato avviato. E trovare lì risposte sia per i giovani sia per chi ha perso il lavoro.

In concreto quali sono le opportunità di crescita della Provincia?

Intanto il patrimonio di competenze, di cultura del lavoro, di saper fare che ha resistito qui, nonostante la perdita di tante realtà di lavoro; ci sono aree bonificate da riutilizzare, un polo universitario che da tempo non si dedica solo alla didattica, ma anche sviluppa innovazione e rapporto con le imprese; il nostro territorio è bello, ha molte “qualità” turistiche,  nell’entroterra in città, sulla costa, da sfruttare in tutte le loro potenzialità; lo sviluppo del porto e di attività retroportuali; la produzione di energia, che da servitù va fatta diventare elemento di vantaggio per il territorio, difendendo meglio la nostra salute, nello stesso tempo ; e poi, in una popolazione che invecchia, i bisogni di cura e di sostegno alle persone anziane, con un sistema a forte regia pubblica, capace di coinvolgere servizi pubblici, terzo settore e risorse dei privati, possono creare significative opportunità di lavoro, oltre che essere una esigenza primaria della nostra comunità

Non crede che la nascita di Unioni di (non) lavoratori nella Provincia sia un campanello di allarme in quanto viene meno la fiducia di questi verso sindacati e istituzioni? Questo aspetto vi preoccupa?

La rappresentanza sociale, come quella politica, ha problemi. I sindacati dei lavoratori e quelli delle imprese affrontano cambiamenti radicali e devono ripensare la propria funzione. C’è un mondo di nuovi lavori e di nuove forme di impresa,  che riguardano soprattutto i giovani, che fa fatica a trovare risposte nelle rappresentanze tradizionali. Le Unioni cui lei ha fatto riferimento sono espressioni di posizioni politiche, piuttosto che sociali. Una forza politica accredita come propria rappresentanza del lavoro un nuovo “comitato”? non c’è problema. So che di chi ha perso il lavoro i sindacati si occupano molto.

Quali nuovi provvedimenti a livello nazionale possono rilanciare l’economia?

Serve un’altra idea di economia, non solo singoli provvedimenti, che dia valore al lavoro, alla produzione piuttosto che alla finanza, che consideri gli equilibri di bilancio come cose importanti ma non il cappio al collo del lavoro e dell’economia reale. Detto questo, il governo che noi sosteniamo in Parlamento esiste perché occorre approvare alcuni provvedimenti urgenti per contrastare la crisi, e aprire poi una nuova stagione politica, capace di un altro salto di qualità.

Nel frattempo?

Abbiamo iniziato: pagare i debiti delle pubbliche amministrazioni (molti milioni di euro che arrivano alle imprese e che consentono di andare avanti, di fare nuovi progetti di investimento); frenare la caduta dei consumi dovuta alle diffusissime difficoltà economiche delle persone anche attraverso il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e la riduzione delle tasse sulla casa; sveltire i tempi della giustizia civile; alcune semplificazioni nelle procedure. Ma serve ancora un più deciso disboscamento della burocrazia, che si mangia la ricchezza e la democrazia, un taglio al fisco per chi lavora e per chi investe, reddito disponibile per gli anziani (con lo sblocco della rivalutazione delle pensioni), per sostenere i consumi, allentare quel patto di stabilità interno che impedisce ai Comuni di spendere risorse che hanno. È il nostro impegno per i prossimi mesi.

Quando si parla di produzione di energia quale deve essere l’orientamento per il futuro?

Risparmio energetico, fonti rinnovabili e utilizzo, per una quota limitata, dei combustibili tradizionali con le migliori tecnologie per ridurne l’impatto ambientale, una politica energetica capace di ridurre costi e dipendenza del nostro Paese . La proprietà della centrale di Vado Quiliano aveva presentato una ipotesi di ampliamento non condivisibile, l’azione locale, con tutte le sue contraddizioni, e una funzione importante della Regione, hanno permesso di arrivare ad un progetto che ammoderna gli impianti, riduce l’inquinameno, non ci fa perdere gli investimenti privati che lo rendono possibile perché ad esso corrisponde una maggiore efficienza nella produzione. Avremo strumenti nuovi e controllati dagli enti locali per la verifica certificata dell’impatto sull’ambiente e sulla salute. E l’energia che si produce qui deve essere messa a disposizione, a condizioni vantaggiose, di attività industriali e logistiche che, proprio per questo, non hanno bisogno di altre fonti, comunque inquinanti, per alimentarsi. Si può creare un circolo virtuoso.

In cosa differisce l’economia savonese rispetto ad altre realtà?

La provincia di Savona vive una crisi ancor più pesante rispetto ad altri territori del nord-ovest, come dimostrano i dati su occupazione, produzione, andamento del pil locale. Facciamo fatica, come e più di altri, a mettere a frutto le opportunità che ci sono; settori tradizionali sono andati in crisi e non riescono a partire iniziative nuove, salvo qualche eccezione positiva.

La consultazione permanente di cui si parla da chi sarà presieduta e quale sarà il modo di operare di questa nuova struttura?

Ho parlato di un metodo di raccordo permanente tra coloro che nel territorio rappresentano il lavoro e l’impresa, e chi, come me, rappresenta i savonesi in Parlamento. Non una struttura, assolutamente, ma una forma di dialogo non episodica che consenta a ciascuno di fare il proprio lavoro in modo efficace e coordinato. Esistono poi sedi formali di confronto tra le diverse istituzioni e le forze sociali: di quelle mi metto a disposizione.

In una situazione di crisi provinciale sul piano occupazionale quale è l’orientamento del politico? Non servirebbe fare rete anche tra schieramenti diversi avendo come unico obiettivo la ripresa economica?

La ripresa economica deve e può essere obiettivo di tutti. È sempre auspicabile, ed anzi va cercata, costruita pazientemente, la massima collaborazione tra le diverse istituzioni, tra diversi orientamenti  politici, e con le forze sociali che rappresentano interessi diversi. L’interesse generale deve sempre prevalere sugli interessi di parte. Nello stesso temp, chi ha responsabilità deve assumersele, ciascuno nel proprio ambito. E non c’è un modo solo, un modo qualunque, di uscire dalla crisi e costruire un futuro diverso.

l’intervista:

http://www.ilsegnonews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3292&catid=64&Itemid=212


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