Le diseguaglianze della crisi. Perchè il Pd possa essere il mio, il nostro posto.

il 7 luglio 2017 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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L’andamento dell’economia, che ha superato il periodo più buio della crisi, sarà di lento miglioramento, per bene che vada (lo scorso 28 giugno, il Centro Studi di Confindustria ha rivisto le stime sul Pil per il 2017, indicando una crescita del +1,3%, contro il precedente +0,8%. e il Pil del 2018, al +1,1%, da +1,0%”: tanto per dare un riferimento). Gli effetti sull’occupazione e sul livello di vita delle persone faticheranno a farsi sentire, a recuperare i danni subiti negli anni passati. Anche perché con la riduzione della popolazione attiva, l’invecchiamento, le migrazioni, l’ “economia 4.0”, non possiamo aspettarci processi lineari di redistribuzione.

Enfatizzare i dati postivi, in questa condizione può rivelarsi un boomerang; vanno invece usati tutti gli spazi che i migliori andamenti dell’economia mettono a disposizione per investirli nel superamento delle difficoltà presenti.

Se non facciamo né i fanatici, né i depressi, la gente ci capisce.

La crisi ha bruciato ricchezza e posti di lavoro: ha anche inciso sullo stato di fasce di popolazione che avevano raggiunto, per ragioni diverse, condizioni di stabilità se non di benessere, e con prospettive di miglioramento che sono state frustrate.

La crisi ha aggravato le diseguaglianze, aumentando la concentrazione della ricchezza. Il 20% più ricco degli italiani detiene il 67.7% della ricchezza nazionale, il successivo 20% il 18,7%; lasciando al restante 60% il 14% della ricchezza nazionale (rapporto Oxfam)

Secondo l’ISTAT, l’Italia ha avuto un incremento record della diseguaglianza, per ragioni legate soprattutto agli squilibri del mercato del lavoro, che a loro volta dipendono moltissimo dalle condizioni di partenza: l’Italia è tra i Paesi dove è maggiore il vantaggio degli individui con status di partenza “alto”, cioè individui che a 14 anni vivevano in una casa di proprietà e che avevano almeno un genitore laureato e con professione manageriale. Al contrario, ci sono sempre più minori a rischio di povertà perché i genitori sono disoccupati o hanno uno stipendio basso.

E’ la ricchezza accumulata, più che nel reddito corrente, il luogo dove si manifestano le diseguaglianze. Vogliamo parlare di come quelle ricchezze tornano a contribuire al benessere collettivo, come investimenti o come cespiti?

La tassazione della rendita e dei patrimoni è nel programma del mio partito?

E possiamo dire che abbasseremo le tasse per tutti?


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