Le iniziative parlamentari dell’opposizione a proposito di pensioni

il 18 settembre 2018 | in newsletters, Primo Piano | da Anna Giacobbe

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Quelle formalizzate con proposte di legge sono poche. Alla Camera, due di Antonella Incerti, che affrontano sia il problema del futuro previdenziale dei lavoratori oggi giovani e precari, sia la possibilità di andare in pensione prima dei limiti previsti ora; e una di Carla Cantone, su questo secondo argomento. Magari ce ne sono anche altre, cercherò meglio.

Ci sono i programmi elettorali che fanno fede delle intenzioni, del Pd e di LeU, e le loro critiche e obiezioni, fondate, agli annunci della maggioranza di governo.
La mia opinione, lo dico sommessamente, è che ci vorrebbe altro: un’idea compiuta, un disegno concreto e di prospettiva, comprensibile, che non fosse solo di aggiustamenti del sistema che c’è; e neppure di un generico “è tutto da rifare”.

Eppure un disegno si era delineato, e si era manifestato nelle intese raggiunte dal Governo a guida Pd con i sindacati, nel 2016. Perché non ripartite da lì?
Troppo silenzio su questo, su un argomento che sta così a cuore a tante persone. Non va bene, non va bene!

E allora (non mi faccio mai gli affari miei…!), mi permetto di ricordare qualche cosa di quel disegno di cambiamento del sistema pensionistico, che ha avuto corso nella sinistra e tra i democratici.

* Per chi ora è giovane: una pensione che faccia rendere di più i contributi versati, per chi lavora in modo discontinuo o per poche ore la settimana, o con salari bassi, ma lavora, eccome: una pensione dignitosa, comunque, per chi lavora e versa contributi: la “pensione contributiva di garanzia” è questo.
* Per chi è vicino alla pensione: uscita a 63 anni, per tutti ma con diversi strumenti: quando c’è un problema di carattere sociale (disoccupazione, invalidità, assistenza a disabili gravi, ecc.) ci vuole qualcosa come l’Ape sociale, che grava sulla spesa assistenziale e non su quella previdenziale (non è un dettaglio); invece per i lavori gravosi, usuranti, rischiosi, un riordino e una estensione di quello che è previsto per gli “usuranti”, magari con un contributo aggiuntivo da parte delle aziende che occupano quei lavoratori. Per gli altri, la possibilità di uscire, con una penalizzazione sopportabile sull’importo della pensione, o di rimanere al lavoro.
* Per le donne, il riconoscimento di una differenza nel lavoro, nelle retribuzioni di fatto, nella continuità o discontinuità dell’occupazione, una diversità in negativo che non deve perpetuarsi nella pensione, ma che deve essere corretta proprio da regole, più favorevoli, per andare in pensione.

Il tutto con attenzione all’equilibrio del sistema, equilibrio fatto di più lavoro, più lavoro regolare coperto da contributi, ecc., e non necessariamente di pensioni troppo basse o che non arrivano mai.

Io, quell’idea del centrosinistra, me la ricordo così. Attendo conferme


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