Le ragioni del mio sì

il 20 novembre 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Le ragioni del mio sì riguardano i contenuti della riforma costituzionale, quello che cambia e quello che resta com’è; e riguardano il contesto e ciò che potrà accadere dopo il referendum.

Provo a rimettere in fila le cose che penso, dicendo ancora una volta che ho rispetto per tutte le opinioni, così come pretendo rispetto per le mie.

Il 5 dicembre saremo ancora tutti qui e qualunque sia il risultato ci sarà qualcosa da ricostruire, da rimettere in cammino.

Credo che ci siano ragioni prevalenti per scegliere il sì, rispetto ad alcuni limiti che pure la riforma ha, e che i rischi di una bocciatura siano decisamente più grandi dei problemi che una vittoria del sì lascerebbe comunque aperti (per i caratteri della nostra azione di governo e per il profilo politico del Pd).

Non rinuncerò ad avere un atteggiamento critico e a riconoscere  l’esistenza di contraddizioni dove ci sono: la semplificazione, l’uso degli slogan la fanno da padroni, ma non mi ci rassegno.

E detto questo, Sono davvero convinta che facciamo bene a confermare con il referendum la riforma costituzionale votata dal Parlamento e mi adopero per questo obiettivo; anche nonostante certi toni della compagna del Sì (ampiamente compensati, però, dai toni della campagna per il no); anche nonostante Renzi, che ha fatto appello ai suoi fedeli per l’ultimo sforzo della campagna elettorale, facendo intendere che conta soprattutto sui suoi compagni della prima ora per un risultato positivo: non sono fedele, sono leale, come di consueto, e soprattutto ho ragioni mie, che vengono dalla mia testa e dalla mia storia, per sostenere le mie convinzioni

E dunque, le ragioni del mio Sì si basano su questo:

1) I Principi Fondamentali, i diritti e doveri dei cittadini, il Titolo che riguarda la Magistratura, sono pienamente confermati: così come si confermano ed in qualche caso si rafforzano le garanzie costituzionali (a partire dalla impossibilità di eleggere il Capo dello Stato da parte della sola maggioranza di governo) la separazione dei poteri e il carattere parlamentare della nostra democrazia

A differenza della modifica che il centro  destra approvò nel 2005 e fu bocciata nel refendeum del 2006, oggi non si interviene sui poteri e le prerogative del Presidente della Repubblica né su quelle del Governo: i rispettivi poteri non cambiano

In realtà ciò che viene rafforzato è il potere del Parlamento, per questo è importante come i cittadini lo eleggeranno, come la garanzia di stabilità di governo (necessaria) viene tenuta in equilibrio con la rappresentanza del Paese, come si scelgono i suoi componenti. E infatti tanto si discute, a ragione, del rapporto tra riforma della Costituzione e legge elettorale

2)  è utile affidare ad una sola Camera l’approvazione della maggior parte delle leggi, salvo quelle che incidono sulle regole del gioco democratico, che rimangono soggette all’approvazione dei due rami del parlamento (compreso il Senato, eletto con regime proporzionale): il fatto che una sola Camera voti la fiducia al Governo aiuta a garantire una maggiore trasparenza nel rapporto tra parlamento e governo. Un sistema di “voto a data certa” di una parte dei provvedimenti renderà più chiaro il rapporto tra iniziativa governativa e potere del Parlamento, superando la pratica patologica della decretazione d’urgenza

3)  eliminare la legislazione concorrente tra Stato e Regioni, cioè la sovrapposizione tra le competenze dei due livelli istituzionali, è giusto: ed è giusto che alcune materie siano di pertinenza statale, per assicurare uniformità di diritti e di livelli reali di prestazioni su tutto il territorio nazionale; si dovrà invece fare molta attenzione all’esercizio della “clausola di supremazia”, cioè della sostituzione dello stato alle regioni in determinate situazioni: considero questo un punto critico

4) La riforma rivisita alcuni istituti di partecipazione e democrazia diretta già oggi presenti nella Costituzione, ampliandone la portata e irrobustendone l’efficacia (referendum e leggi di iniziativa popolare)

5) l’”equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza“ diventa un vincolo costituzionale per tutti i livelli istituzionali.

E poi c’è il contesto: non ci saranno disastri irrimediabili in nessun caso, ma perché dovrei nascondere le preoccupazioni per il quadro che si determinerebbe nel caso la riforma fosse bocciata nel referendum?

Se la modifica costituzionale sarà respinta si aprirà un periodo di incertezza non solo politica, ma economica: siamo un paese ancora molto esposto alle speculazioni e ai ricatti. E’ una constatazione, persino banale, dirlo non è una minaccia.

C’è da chiedersi piuttosto se ne varrebbe la pena: ci sono energie positive compresse dalla attuale fase politica, che si potrebbero finalmente liberare?  che giustificherebbero anche i rischi che si potrebbero correre.

Io non lo credo. Ci sono energie positive compresse e molte negative già in circolazione: l’effetto del prevalere del no rischia seriamente di alimentare le seconde e di schiacciare ulteriormente le prime. Una alternativa di governo più utile alla parte più debole del Paese non sarebbe una conseguenza naturale del no alla riforma, anzi.

Infine, se il voto popolare non confermerà le modifiche costituzionali potrà non essere una tragedia irreparabile; ma avremmo certamente perso una occasione. Non sembra che ci siano le condizioni per fare in tempi ragionevoli un’altra modifica costituzionale utile a fare funzionar meglio il Parlamento e risolvere le contraddizioni della legislazione concorrente tra Stato e Regioni. E’ la probabilissima conseguenza del fatto che le opinioni dei sostenitori del no sono molto diverse, e che la procedura di modifica costituzionale è lunga e laboriosa.

Farò qualche approfondimento sui singoli punti in note successive, compresa la relazione tra riforma costituzionale e legge elettorale, uno dei nervi scoperti più significativi (e veri) della nostra discussione.

Un confronto serio, anche tra persone rispettivamente molto convinte delle proprie opinioni, è utile al futuro della politica e delle istituzioni.

E sono convinta che ci siano tanti che ancora non hanno una idea precisa, che cercano di farsi una opinione, che hanno diritto di sentirsi raccontare le cose in modo civile e onesto. Io ci provo.


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