L’economia riparte se riprendono i consumi. Ma facciamo attenzione ai pensionati

il 14 marzo 2014 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

Stampa post Stampa post

Le misure decise dal Consiglio dei Ministri di mercoledì sono davvero forti e vanno in una direzione giusta. E non state a dire (dialettismo) che Renzi “vende bene”. La capacità di comunicare è diventata sostanza, ci piaccia o no. E poi c’è il merito: l’economia riparte se ripartono i consumi, e la dimensione del taglio delle tasse per i lavoratori dipendenti è tale da dare davvero una scossa; si vede un chiaro segno di sostegno al lavoro. Idee che appartengono al miglior laburismo italiano. Considero una buona notizia il fatto che si parta un mese dopo, a maggio. È la conferma che si prova a fare sul serio: trovare le coperture, e poi costruire provvedimenti adeguati per metterle davvero a disposizione, è cosa complessa. Circolano dubbi sulla qualità delle coperture. Le vedremo nel dettaglio, una sola considerazione: ogni taglio a spesa improduttiva o a sprechi è giusto, ma quando è delle dimensioni che sono state anticipate (7, 16, 35 miliardi tra 2014 e 2016), almeno in parte comprende anche stipendi, mal guadagnati, magari, di dipendenti pubblici o di dipendenti di consulenti e di fornitori (non solo i loro profitti). Un effetto sui consumi, in prospettiva, lo ha anche questo e la cosa va considerata.
Ci sono anche altre misure importanti, da valutare con attenzione nei loro effetti. È positivo che le questioni più di prospettiva in tema di lavoro siano contenute in un disegno di legge delega. Tra l’altro, non è detto che il percorso di un decreto sia più spedito di quello di un disegno di legge, visti i nostri regolamenti. Ma anche lì ci sono, a sentire le anticipazioni, molte affermazioni utili su cui lavorare.
C’è un problema non risolto, che nessuno può considerare marginale o strumentale: il taglio delle tasse non riguarda i pensionati e non c’è alcuna misura di sostegno al reddito per questa grossa fascia di popolazione.
Si è fatto cenno, ma non da parte di Renzi, anche ad un abbassamento della soglia per il pagamento del contributo di solidarietà sulle pensioni (a 2500 euro, non è chiaro se lordi o netti), per finanziare interventi fuori dal sistema previdenziale: questo sarebbe proprio sbagliato.
Mi è capitato di occuparmi di redditi da pensione. Sotto il 1.500 euro lordi ci sono oltre i due terzi dei pensionati, con importi lordi medi inferiori a 10.000 euro l’anno.
Penso francamente che i 10 miliardi di cui si è parlato rimarranno a disposizione dei lavoratori. Forma e contenuto dell’annuncio di Renzi non lasciano margine di dubbio. E questo è bene.
E tuttavia: – dalla spesa previdenziale sono state sottratte in questi anni risorse rilevanti, per il mancato pensionamento di molti lavoratori e lavoratrici: tanti di loro sono rimasti senza alcun sostegno, né lavoro, né pensione, né ammortizzatori sociali.
- la difesa del potere d’acquisto dei pensionati è, come per i lavoratori dipendenti, sia un fatto di giustizia per chi ha meno (e, a reddito fisso, le tasse le paga), sia un sostegno ai consumi e quindi alla domanda interna.
Pensare che i pensionati abbiano “già troppo” è sbagliato; tradisce non solo scarsa conoscenza della realtà, ma anche un’idea di società profondamente ingiusta.
Lavoriamo per dare anche a questi problemi una risposta forte.


« »

Scroll to top