Legge Delega Lavoro: una prova per il Governo

il 20 febbraio 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Oggi il Consiglio dei ministri si è occupato, tra le altre cose, dell’attuazione della legge delega sul Lavoro.

Riprendo qualche osservazione che è stata fatta oggi, da colleghi della Commissione Lavoro e in particolare dal presidente Cesare Damiano, che condivido.

Tornerò sull’argomento, ma mi ci vuole un po’ di calma e uno sforzo per essere obiettiva e razionale, cosa che oggi, dopo la scelta del governo di non tenere in alcun conto le opinioni delle Commissioni Parlamentari, non mi viene tanto naturale.

 

* Il Governo non ha modificato la norma sui licenziamenti collettivi nonostante la richiesta contenuta nei pareri convergenti, su questo punto, delle Commissioni lavoro di Camera e Senato. E’ una scelta politica sbagliata e non rispettosa del dibattito parlamentare.

* Il doppio regime, che l’attuazione della delega Lavoro rende strutturale, tra le tutele per i vecchi e quelle nuovi assunti, sarà fonte di innumerevoli contenziosi

* E’ invece positiva la cancellazione della forma di rapporto di lavoro degli “associati in compartecipazione”, del contratto coordinato e continuativo e di quello a progetto: per quanto riguarda quest’ultimo occorre valorizzare il ruolo della contrattazione nazionale per la stipula di accordi di transizione da co.co.co. a contratti a tempo indeterminato, che tengano conto delle particolari esigenze di alcuni settori produttivi.

* La distinzione tra lavoro autonomo e subordinato, con la eliminazione dell’area grigia del lavoro “parasubordinato”, è una scelta positiva.

* a questo punto, però, è necessario che per le Partite Iva si renda strutturale un regime dei minimi più vantaggioso e che si fissi la percentuale per i contributi previdenziali al 24%, come per il lavoro autonomo.

* E’ sbagliato che il lavoro accessorio (di cui si estende la portata) continui a coesistere con quello a chiamata.

* E’ positivo il fatto che, nella riorganizzazione dell’apprendistato, si confermi la possibilità di assumere giovani che frequentano l’ultimo biennio degli istituti professionali al fine di proseguire la sperimentazione dell’alternanza scuola lavoro.

La prova alla quale è chiamato il governo è soprattutto questa: essere capace di accompagnare alla diminuzione delle tutele in caso di licenziamento e alla cancellazione delle forme di lavoro precarie, anche lo stanziamento di risorse adeguate per gli ammortizzatori sociali, che per il momento non ci sono e che creeranno forti problemi di tutela nei casi crescenti di disoccupazione. Con il rischio, in alcuni casi, di avere protezioni inferiori a quelle attualmente esistenti.


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