Legge di Bilancio: alcune risposte per i lavoratori vittime dell’amianto

il 20 dicembre 2017 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Nella legge di Bilancio, per i lavoratori esposti all’amianto avremmo voluto, e forse potuto, fare di più. E’ stato un lavoro difficile. Tre gli obiettivi raggiunti, comunque: il fondo per le vittime dell’amianto (coloro che si sono già ammalati) è incrementato di 27 milioni l’anno per tre anni, con risorse INAIL; prosegue l’intervento del fondo a sostegno anche dei famigliari che si ammalano per “esposizione famigliare”, cioè chi viveva con persone che erano esposte sul lavoro e che quelle fibre le portavano anche a casa, con le tute da lavoro, ad esempio. Infine si inizia ad affrontare un tema, tutt’altro che semplice, ma almeno si inizia: è il tema di tutti coloro che sono stati esposti sul lavoro per oltre dieci anni e a concentrazioni superiori alle soglie di legge, e non hanno avuto la possibilità di andare prima in pensione come altri, solo perché avevano presentato la domanda in un tempo successivo, o avevano avuto il riconoscimento per avere vinto una causa.
Sempre in Legge di Bilancio, viene istituita una Commissione tecnica, per studiare “la gravosità delle occupazioni, anche in relazione all’età anagrafica e alle condizioni soggettive dei lavoratori”, con lo scopo di fornire al Parlamento ultriori elementi per intervenire in materia di previdenza e assistenza, riconoscendo quindi che “non tutti i lavori sono uguali”, alcuni accorciano la vita più di altri. E quindi nel testo è stato aggiunto anche il riferimento alle condizioni “derivanti dall’esposizione ambientale o diretta ad agenti patogeni”, a partire dall’amianto, appunto: è poco più di un appiglio, per riaprire un capitolo che sembrava chiuso. Ma il picco delle morti per malattie correlate all’amianto si manifesterà dal 2020 in avanti.
Una correzione va fatta. Per motivi puramente burocratici, ci sono persone che pur avendo una esposizione certificata all’amianto, hanno solo un piccolo aumento della pensione, ma nessuna possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro. Non è giusto e va studiato un modo per rimediare. Abbiamo solo messo le basi per farlo: ma è un passo avanti.

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